scorze di limone non trattato.

Se prendete una ricetta qualsiasi per fare un buon limoncello, vi diranno di dosare l’alcool con precisione chirurgica, di calcolare con criterio i giorni di infusione, e di bilanciare per benino lo sciroppo di zucchero.
Ecco, sappiate che se c’è un modo giusto e codificato di fare le cose, potete stare tranquilli… io e mia madre ce ne sbattiamo il cazzo e facciamo completamente di testa nostra.

Il risultato?
Buonissimo, per carità.
Ma con una potenza alcolica talmente al limite dell’accettabile che se te lo bevi nella serata giusta, ti ritrovi tra le forti braccia di Morfeo nel giro di un quarto d’ora al massimo.
Molto meglio di un qualsiasi anestetico.

C’è un’altra persona la cui madre produce un limoncello altrettanto ignorante.
E l’altra mattina ha pensato bene di portarmene una bottiglia.
Un pensiero carino, un regalo spontaneo.
Il problema è che lei non mi conosce davvero… non poteva sapere quale sia la mia reazione biologica e psicologica quando ricevo un gesto gentile.

Questa storia finisce nell’unico modo possibile.
Mi ritrovo a pranzo, con un sacco di gente intorno al tavolo, lo stomaco completamente chiuso, e la totale incapacità di partecipare ai discorsi o di fissare direttamente in faccia chiunque.
Succede ogni volta che non mi sento del tutto a posto.

«Brunello, ma non hai mangiato niente…»

«Eh…»

Ho un problema serio con i regali.
Ok, forse non solo con i regali, ma stasera parliamo di questo.

Già vi sento.
«Scusa Bruno, ma tu quando mai mi hai regalato qualcosa, o anche solo fatto un gesto carino per me?? Non sei quello che “esiste solo Alessandro Baldiati” e che si fotta il resto del mondo??»

Vero solo in parte, dai.
Non sono così estremo.
Più o meno.
Non faccio quasi mai niente per nessuno —con rarissime eccezioni— ma forse è proprio perché so di non saper reagire quando qualcuno fa qualcosa per me.
Non è semplice disagio, non lo so spiegare bene.
Mi viene proprio il magone, inizio a non sentirmi tanto bene fisicamente.
Pensa che ho smesso di festeggiare il mio compleanno a 35 anni, proibendo categoricamente alla mia famiglia di farmi qualsiasi tipo di attenzione o carineria.

Perché devi farlo quando dietro non c’è una reale importanza?

I terapisti dicono le solite cose… che è la sensazione di non appartenere a nessun posto, di non essere al centro dei pensieri di nessuno, di non sentirsi abbastanza.
Io non credo sia proprio del tutto così.

So di non essere tanto a posto, sia chiaro.
Ma la mia terapia personale resta comunque la musica.
Quella, insieme a tutta la vastità del mio essere irrimediabilmente —e senza nessuna vergogna— un nerd completamente perso tra sessioni di Dungeons And Dragons, anime, manga… Poi tanta scrittura, e una passione viscerale per il giuoco del pallone.
Finché ci sono tutte queste cose a tenermi in piedi, probabilmente non tutto è perduto.
Sono ancora recuperabile.
Spero.

Però senti, intanto che ci siamo…
Se per caso pensi di andarmi anche solo un po’ a genio —cosa quasi impossibile, probabilmente mi stai sul cazzo, ma metti che…— potresti evitare di farmi regali?
Ho una reputazione da demone da mantenere intatta.

E se posso, potresti smetterla di trattarmi come se fossi importante?
Fa un po’ ridere e, soprattutto, non ne ho per niente bisogno.
Oggi più di ieri.

Veeentiduuueeeee.


P.s.: Piuttosto, mancano pochissimi giorni al nuovo disco dei Seahaven e giuro che non vedo l’ora.
Ma di questo Ryan Ted Mixtape di Tedua vogliamo parlarne?
Si può che non passi un singolo giorno senza che io dia un giro a “Gravità” fatta con Latrelle?
E soprattutto, si può essere così tanto innamorati di Latrelle?

—Di Latrelle?—

—Sì, di Latrelle…—

Ma che cazzo.

Rispondi