It’s Friday, I’m in love…

Curriculum vitæ, The Beatles, bugie bianche, desideri da esprimere con l’ultima Marlboro capovolta nel pacchetto, e gli orsetti gommosi di Alice Cullen (con le prote?)
C’è davvero un po’ di tutto, quindi meglio muoversi in maniera ordinata.
In breve.

“Non ho mai pensato molto a come sarei morta, ma morire al posto di qualcuno che amo è un buon modo per andarmene.”

E già così potrebbe anche bastare, no?
Dovrei chiudere tutto, spegnere il Mac, caricare l’asciugatrice, ed uscire da questo cesso di casa mai stata in condizioni peggiori di queste.
Le alternative?
Peggio che andar di notte.
Fissavo il cursore pensando ad una frase che suonava parecchio tipo: “Quando si tratta di gelato, sceglierei sempre e comunque la stracciatella. Una delle cose che amo di più al mondo, quasi quanto il cioccolato fondente, il caffè amaro e le Marlboro, quasi quanto il tuo neo sul lato sinistro del viso.”
A mio avviso anche Alfa in persona proverebbe solo vergogna se una cosa del genere l’avesse scritta di suo pugno, e a buon diritto direi, ma al netto di questo…
Se davvero vuoi iniziare a scrivere qualcosa citando la prima frase del primo film di quella saga, allora devi proprio dare una giustificazione così forte da poter reggere l’impatto.
Mi spiace deluderti, ma non ne ho una.
È solo che, una volta scartata quella bellissima stronzata così mielosa da potertene tranquillamente vergognare per i prossimi quindici anni, dovevo pur trovare un modo per cominciare a scrivere.

Quindi ho cambiato completamente rotta (♫ciurmaaa, questo silenzio cos’è??♫) ed ho deciso di dedicare invece la prima parte di questo post ad una mia affezionata lettrice.
Male Male Qui, Brunino! Fai così solo quando ti senti in colpa per aver fatto qualcosa che non va.
Non è del tutto vero.
La ragazza sa benissimo come difendersi da sola (forse lo sa fin troppo bene: ho ancora i segni sulla schiena per aver preso una “portafogliata” a velocità folle, uno di quei tiri che forse anche Gianluigi avrebbe definito come “imparabile”, uno di quei tiri al volo che dopo puoi soltanto andare a bussare sulla telecamera per dire a Spallettone che ci sei anche tu… e tutto questo “solo” per aver detto una mezza frase fuori posto nonostante me ne abbia lasciate passare ben di peggiori), e sa anche com’è che si fa a rispondere “colpo su colpo”.
(Tipo?)
Ti rifai vivo dopo aver avuto qualche problema di salute e lei si presenta con un regalo che a definirlo come unico e davvero originale non gli renderei giustizia.
Un sacchetto di orsetti gommosi.
Aspetta, orsetti gommosi sì, ma non parliamo di orsetti gommosi come tutti gli altri… Questi hanno le prote!
Esistono davvero, e non riesco a farmene una ragione.
Spero con tutto me stesso di finire nello stesso girone dell’Inferno che pazientemente sta aspettando il loro creatore, e questo solo per potergli fare una domanda o forse due.
“Quando li ho visti ti ho subito pensato, non potevo davvero lasciarli lì. Mangiali che secondo me ne hai bisogno, così diventi forte…”
Per poi abbracciarmi, mentre in viso era già tutta rossa (Cit.), probabilmente per essersi accorta da subito di aver detto una stronzata di portata epica, di aver tirato fuori una di quelle cannonate da “colpito e affondato”.
L’hai mandata a fare in culo?
No, non ne ho avuto il coraggio: un po’ perché davvero non riuscivo a smettere di ridere, ed un po’ perché comunque sono ancora in stra-debito con lei.
Non è da tutti offrirsi per accompagnarti sulla Parcellara (da lei ri-battezzata “La Parce” per l’occasione) per il fatidico addio con salto “giù dal dirupio”, e non è da tutti sistemare di conseguenza la propria agenda per poterci essere.
E farlo in risposta al solo tuo chiedere qualche giorno in più per completare il tuo outfit?
Notevole.
In teoria si muore una volta sola, quindi mi sembrava appropriato immaginare un codice di abbigliamento adeguato al mio modo di essere (per poterlo poi rispettare meticolosamente): calze con i draghetti, CK underwear, le mie fedelissime AF1 alte e custom in omaggio agli 80s mai vissuti se non per un’anno e tipo quattro mesi e mezzo (♫in giro tutto meeessooo woo-oow!♫), jeans distressed Imperial in grigio (solo perché ci sto dentro una volta e mezzo e vorrei morire anche comodo), felpa di Attack On Titan (da definirsi se quella con il Colossale o se quella con Eren sulla schiena), cappello To The Stars Inc. ed una spruzzata generosa di Bleu De Chanel.
Mancava la t-shirt, elemento fondamentale, e ne volevo una che mostrasse orgogliosamente la mia nuova frase preferita (non chiedere, se non sai quale sia allora ci sarà sicuramente almeno un buon motivo perché le cose vadano così).
“Ok, dai. Fatti stampare sta cazzo di maglietta, poi quando sei pronto ti prometto che ti accompagno ad ammazzarti.”

Neanche sette mesi fa scrivevo che sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei nominato “la figlia del fornaio” da queste parti, e davvero credevo che avrei mantenuto la parola.
Di solito non faccio così, non mento, non infrango promesse.
Solo che con te è sempre stato tutto fuori da ogni schema, completamente fuori controllo.
Quindi sto per chiamarti in causa.
Di nuovo.
E mettiti comoda:
Ho ancora qualche bugia da raccontare.
Ho ancora qualche bugia da raccontarti.

Non ho mai pensato molto a come sarei morto, ma sognare di morire mi è capitato almeno una volta o due in tempi recenti.
Nulla di cui preoccuparsi, se solo non fosse che in una di quelle occasioni sia stata proprio tu ad affondare la lama dentro di me.
Ricordo ancora il dolore, troppo vero per potermi svegliare, l’espressione sul tuo viso, ed il castano dei tuoi occhi vuoti e fissi dentro ai miei mentre tutto il resto lentamente scompariva.
(Che Stronza!)
Mai stato innamorato di te, comunque.
È un termine che uso quasi mai, ed è un termine che uso per esprimere un concetto completamente diverso rispetto a quello che conosci tu.
Sono innamorato anche in questo momento, anche adesso, e lo sono di una manciata di persone, per intenderci.
Non di te.
Di te ero completamente perso, ossessionato.
Pensavo a te ogni cazzo di giorno, in ogni momento e con ogni respiro, da quando mi svegliavo fino a quando andavo a dormire (e se proprio non riuscivo a farlo, quando tornavo a casa così stra-fatto da dovermene vergognare, rimanevo a fissare il soffitto sussurrando nel buio e nel silenzio cose che invece avrei detto a te. Difficile capire se questo sia successo davvero o se me lo sia solo immaginato).
Poi basta.
Ho detto a chiunque sapeva di te che non abitavi più tra i miei pensieri, a fare la spesa in negozio ti si vede quasi mai (si vede più spesso il tuo moroso, per quanto, scherzando con il Conte, ho detto che si faccia molta fatica a distinguerlo dalla massa: appartiene alla categoria dei pischelletti con lo stesso taglio di capelli, lo stesso stile di abbigliamento con gli stessi pantaloni e dello stesso colore, stesse scarpe e stesse espressioni. Comunque molto più adatto di me per stare al tuo fianco, e non sono ironico), e so quali posti e quali strade sono da evitare se non mi va di vederti (nella stessa maniera in cui so che è meglio cercare di evitare di ascoltare la voce di Shiva se non mi va di pensarti, anche se questa cosa è vera solo in parte: sono entrato così tanto in quel mondo che un po’ ha iniziato a fare parte del mio mondo, e difficilmente ormai lo associo a te).

Non che stia frequentando chissà quanta gente o chissà quanti posti ultimamente.
Al netto del mio cerchio più stretto, al netto di passare serate a fare musica con Mester (persona per me di vitale importanza, amicizia che da sola è già abbastanza per non volerci finire davvero in quel dirupio), ed al netto di passare serate a giocare a Dungeons And Dragons con La Bisca (posto che mi permette di mantenere viva la mia liaison con Diego, la mia vera metà della mela, di ampliare la mia cultura musicale grazie al palato raffinato del Rouge, di discutere sul romanticismo del wet-shaving con Angelo, o di quanto sia stata una pessima idea quella del Dan di voler giocare a tutti i costi un Warlock malvagio con me come Paladino in compagnia. In ultimo, mi permette di poter amare senza essere ricambiato il nostro Mattia, con quel look “a la Numero Quindici Andrea Barzagli” leggermente appesantito dal troppo smart working, ma sempre pronto a consigliarmi manga e anime che finiscono poi sempre per rapirmi completamente. Quindi tanta roba!)
Al netto di tutto questo insomma (scusami, mi stavo perdendo via) c’è quel negozio dove ogni volta che tu entravi io non ci capivo più una Madonna di niente.
Negozio fondamentalmente abitato da una persona che detesto con tutto me stesso, da qualcuno che mal-sopporto e a fatica, dalla stra-grande maggioranza di cui me ne frega meno di un cazzo, da un po’ di gente che mi piace, da una manciata tra questi che mi va anche particolarmente a genio, e dai miei Fab Four: George, John, Paul e Ringo (quattro stronzi, messi giù in ordine alfabetico prima che quel terrone inizi a farsi delle pare, e che donano a quel postaccio tutto un altro colore).

John è stato chiaro, non vuole più sentirti nominare.
Nemmeno per un minuto, nemmeno per scherzare.
Nemmeno se gli dicessi che avrei scelto lui come padrino di Draco, il nostro primogenito.
Nemmeno se gli dicessi che avrei scelto Paul come padrino di Arya, la nostra piccola baddie.
Nemmeno se gli dicessi che George e Ringo sarebbero stati i testimoni dello sposo.
Nemmeno se… (la devo smettere con ste cazzate: ci sto ridendo da dieci minuti da solo! 😂)
Sembra mal sopportare qualsiasi cosa possa farmi male, e questo ai miei occhi lo rende davvero speciale.
Molto probabilmente non vi sareste piaciuti per niente.
Rapporto bellissimo anche se complesso.
Nemmeno tanto per i rientri alle 5.50 del mattino in condizioni da dover leggere il tuo nome sulla patente di guida per potertelo ricordare, a quello sono abituato, ma rischiare delle denunce e anche gravi a causa del nostro sondaggio (Signorina, ma lei il pesce lo preferisce tutto intero oppure scapocchiato?) non è che sia proprio tutta questa grande idea.
Tutto sembra molto più facile quando c’è lui, a patto di non mettere la gelosia di mezzo ovviamente.
Nata come una cosa innocente, nata quando mi ero accorto della sua eccessiva simpatia verso un fruttivendolo pettinato come me, ma con un look decisamente più hipster con tanto di barba ed occhiali.
“Bro, smettila di guardare in frutta e verdura! Potresti almeno non farlo quando ci sono io??”
Immaginatelo però detto con un tono da fidanzata possessiva, ed immaginati quanto ci siamo spaccati dal ridere appena fuori dalla porta del magazzino mentre tutti ci guardavano malissimo.
Grave errore: ha assegnato anche a me una “relazione extra-coniugale” ed ora sto subendo le peggio cose:
“Tu dici tanto di me, ma non pensare che non me ne sia accorto.”
“Di cosa?”
“Ogni volta che entra in magazzino ti si illuminano gli occhi.”
“Dai, ma che cazzo dici?”
“Ti giuro fra, dovevate vedervi… sembravate due fratellini”
o peggio…
“Solo adesso sto capendo perché ti piace quella canzone… ma ti tocchi anche mentre la ascolti??”
Cose di questo tipo insomma.
Biagio e Diego, con fare protettivo, si sono permessi di metterci in guardia:
“Ragazzi, occhio che dal fare così a picchiarselo nel culo ci passa veramente poco!”
Noi ci abbiamo provato a rispondere dicendo loro che:
“Tranquilli, il rischio non esiste, siamo così tanto etero da essere tranquillamente in grado di scherzare su qualsiasi cosa.”
Non credo ne siano proprio convinti.

Esiste un mio progetto su Logic per il quale provo sentimenti contrastanti.
(Brunino, cos’è Logic?)
Logic è un software che viene utilizzato durante tutte le fasi della produzione musicale.
Da un po’ di tempo a questa parte ho qualcosa che bolle in pentola, qualcosa che è finito (per citare una mia ex-relazione complicata) nella cartella “non sa/non risponde”, ed il suo working title (sempre trovato divertente assegnare titoli provvisori da sostituire poi a lavori ultimati) è “Curriculum Vitæ”.
“Aspetta un momento, ma quindi non stai cercando un nuovo lavoro?”
No, e poi dove potrei mai andare?
Due cose a riguardo:
Primo, il mondo ha ancora bisogno di me nelle vesti de “Your Favorite Milk Delivery Boy”.
Secondo, non siamo ancora pronti per il grande salto.
Mischierò le carte solamente quando Paul avrà ultimato gli studi, dopodiché avremo finalmente la nostra azienda (e che si fottano tutti gli altri e tutto il resto!)
Curriculum Vitæ è la classica cosa che non avrei mai dovuto iniziare, la classica cosa di cui dovrei vergognarmi e nemmeno riesco a farlo, più che altro per come è nata.
Semplice scherzare con qualcuno su un rapporto che non ha mai avuto nessun senso, parecchio più difficile pagarne le conseguenze quando la cosa inizia a diventare un problema, a divertirti sempre di meno, e a farti sempre più male.
Ho sempre pensato che creare qualcosa, che sia scritto a parole o con musica, sia un ottimo metodo per lasciarti alle spalle cose scomode, e molto probabilmente l’idea è partita proprio da lì.
Una cosa del tipo: “Ok faccio questo per te, la butto anche un po’ in caciara per fare come se non avesse tutta questa importanza per me, e poi non so come e non so se davvero posso farcela, ma troverò un modo per lasciarti indietro.”

Se John conoscesse tutta questa storia si incazzerebbe tantissimo con me.
George, con il suo fare paterno, mi supporterebbe come ha sempre fatto (e magari mi offrirebbe anche un giro o due, così per gradire).
Paul direbbe che “Gasa Tantissimo!”, segnandosi con le dita i confini della sua jawline (O così me la voglio immaginare).
e Ringo?

Difficile a dirsi.
I nostri trascorsi sull’argomento aprono sicuramente un dibattito.
Lasciando da parte per un attimo la storia del Titanic (anche se mi faccio i complimenti da solo per la mia fervida immaginazione e per la mia creatività senza una fine) sono sempre stato abbastanza spietato con lui.
Ai tempi della sua navigazione in acque lombarde/sarde gli stavo addosso ogni volta che ne avevo occasione:
“Allora? Come se l’è cavata la sarda? Gliel’hai già fatta vedere la lancia? Ha preso paura?”
O se ci si sentiva più internazionali…
“Jesus Christ Almighty, it’s so black and so big!! Is it even gonna fit??”
Cose di questo tipo, insomma.
(Cosa ti aspetti?)
Beh, parte di me che, se lui conoscesse tutta questa storia, se ne approfitterebbe per togliersi qualche sassolino e per gustarsi una (sacrosanta) vendetta, l’altra parte invece si immagina cose completamente diverse.
Non ci siamo piaciuti da subito, inizialmente quasi non ci cagavamo di striscio, tutto il contrario di un colpo di fulmine.
Ora mi viene davvero parecchio difficile immaginare l’inizio di un turno senza passare a salutarlo, fosse anche solo per abbracciarlo per poi sfotterlo sul suo Eau de Parfum con in cima alla piramide olfattiva quell’inconfondibile essenza di pollo ammazzato male.
Il suo essere di buon umore è contagioso, il suo saper scherzare su ogni cosa ed il suo saper trovare un lato divertente anche nelle cose più difficili è davvero pazzesco: vibes positive da assorbire fino all’ultima goccia per poi poterle utilizzare al bisogno.
Quindi sì, probabilmente mi prenderebbe per il culo, ma poi so che le cose che avrebbe da dirmi mi farebbero subito stare meglio.

“Ok, però te ne devo scroccare una, che io non ne ho più.”
“E che problema c’è!”
“Ma il pacchetto è nuovo.”
“E quindi? hai paura di farti male le manine se lo apri tu, principessa? Dai, apri ste benedette Marlboro che c’ho ancora il sapore del caffè in bocca.”
Ringo si rigira tra le mani il pacchetto, poi lo sbusta, prende una sigaretta e se la infila in bocca.
Dopodiché ne tira fuori un’altra, la gira al contrario e la re-infila nel pacchetto.
Poi me lo passa, mentre senza riuscirci io cerco di nascondere un sorriso.
“A scuola facevamo sempre così, quando accendi l’ultima poi devi esprimere un desiderio.”
“Lo so, lo so… facevamo così anche noi. Scusami, è che ho appena avuto un déjà-vu, ma non risale ai tempi della scuola.”
“Ah ok. Vuoi parlarne?”
“Magari un’altra volta, dai… Domenica ci sei?”

Diciassette sigarette dopo è rimasta soltanto lei nel pacchetto.
Stasera ho bevuto forse un po’ troppo, e ti scriverei anche che quasi ci sto mettendo qualche secondo in più del dovuto per ricordarmi perché quella sigaretta sia capovolta… stilisticamente ci starebbe di brutto, nella storia anche, ma sono stanco di tutte queste bugie bianche.
“Allora lo esprimi sto desiderio?”
Beh, la situazione è completamente diversa.
Tanto per cominciare non sono a tipo duecento e passa chilometri da casa mia, ma sul mio balcone.
La giornata di oggi non è stata proprio tutta da buttare via, ma sicuramente non può competere con una delle giornate più belle che ho vissuto nell’ultimo periodo, nella sua semplicità.
Loro due non ci sono, sono da solo, non ho nessun bisogno di dire stronzate come “vorrei fare sei al Superenalotto” solamente per buttarla in caciara.
Non che a loro due ho mentito o mentirei mai, ma non mi andava di passare per “romantico” in quel momento.
Non ti so tanto spiegare, è che sono sempre stato così tanto “over-sensitive” nella mia prima versione, che poi ho dovuto per forza distruggere quella parte di me e passare molti anni a combattere perché tutti vedessero finalmente quanto io sappia essere freddo.
Vestiti decisamente più comodi.
Già scritto così da queste parti.
A quella Marlboro avrei potuto chiedere qualsiasi cosa, ed io ne ho scelta una davvero semplice, che qualcuno definirebbe quasi banale, ciò non di meno a quella Marlboro ho chiesto esattamente la cosa che avrei davvero voluto di più in quel preciso momento.
E per me è stato davvero intenso.

“Ok, ma sei ancora seduto sul gradino del balcone, e stai tremando dal freddo. Lo vuoi esprimere sto cazzo di desiderio oppure no?”
Certo che sì, perseverare è diabolico, come faccio a chiamarmene fuori proprio io?
Sfilo la sigaretta girata da Ringo, me la appoggio sulle labbra, e mentre do un giro al clipper mi guardo intorno per vedere se c’è qualche stella stanotte…
“Niente. Hai visto? Odino non vuole!”
Rido da solo per qualche secondo, poi mi accorgo che, chiudendo per un attimo gli occhi, eccole lì.
Le stelline bianche di quando ci sei e non ci sei, di quando tutto intorno sembra muoversi un po’ troppo ed un po’ troppo velocemente.
“C’è da bere dell’acqua Brunino… il tuo stomaco!”
Accendo, faccio un tiro, ed esprimo il mio desiderio affidandolo alle “mie” stelline, dopodiché mentre ancora il fumo non ha finito di lasciare le mia bocca me ne esco con un…
“dai, facciamo come se”.

E la storia può considerarsi chiusa anche così, con un “facciamo come sé”, come già troppo spesso sto facendo ultimamente.
In fin dei conti quando si tratta di gelato, sceglierei sempre e comunque la stracciatella. Una delle cose che amo di più al mondo, quasi quanto il cioccolato fondente, il caffè amaro e le Marlboro, quasi quanto…
Quella vigliacca di tua madre!

“Giusto, Bruno. Giusto! Questi sono gli slang, questi sono gli slang del blocco, gli slang della strada! Giusto, orario chill? Alle sei, già finito! Troppo Chill!”
[Paul McCartney]

‘mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.

I don’t care if Monday’s blue 
Tuesday’s gray and Wednesday too 
Thursday I don’t care about you 
It’s Friday, I’m in love…






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