EFESTODRACUS??

L’idea della Pappa Del Terrasque dopo lo Spuntino Del Barbaro è stata quantomeno discutibile…
Gaviscon Advance d’obbligo…
Formula tradizionale con playlist da ricovero, il navigatore che ti porta a spasso per i campi, poi l’oste che ti consiglia l’abbinamento giusto di birra, i racconti di disavventure che non tirerei fuori con nessun altro…
Tutto questo per annaffiarmi e mangiare all’ombra di Efestodracus 🐉 with one of my best mates 😜.
(Il pezzo era “She”, e… thanks for the lovely night!!)


“Eh, io per quella “e” chiusa ho un debole”
“Ma tipo, un pochEtto??”
“No, No, smettila subito”

Tardato risveglio.

Ad ogni modo, se dopo un weekend “complicato”, e dopo un pomeriggio così, la sera prima resti a discutere di “abitudini strane” quando prendi l’autostrada di notte, non puoi stupirti di aver spento la sveglia ed aver girato clamorosamente il gallone… costringendo il tuo capo a telefonarti per svegliarti e farti andare a lavorare…
Male Brunino, molto molto male…

1 Novembre 2017, ore 13:42
Dai, Gianmario Zanardi, dillo che volevi farmela pagare per il mio tardato risveglio facendomi vivere senza paura l’esperienza unica dello scarico merci…
Sei pessimo…
🎶era uno studioooo molto carinooooo🎶
“Cavagnoliiiiiii, ***** ***, vieni a togliere sta ***** di cinghia che ne io e ne il tuo collega siamo capaci”

messaggio non inviato.

…due righe veloci, due righe di un messaggio che non invierò mai…

Ci siamo scannati un sacco di volte, ma non era mai capitato che non ci parlassimo per così tanto tempo, e non era mai capitato che non provassimo a ricominciare da capo.

Non era mai capitato di perdersi per davvero.

Per quanto io possa sforzarmi non riesco a non pensare che domani sull’altare non sarò da parte a te come tuo testimone ed è pazzesco.

Ti ho lasciato indietro senza nemmeno darti la possibilità di replicare, perché era il momento sbagliato per me per incassare una cosa così… ero troppo fragile e tu non l’hai capito.

Ti ho lasciato indietro sapendo che facendolo in questa maniera, senza gridare, senza litigare, non ci sarebbe mai più stata la possibilità di tornare indietro.

E dicono che quando passa la rabbia dovrebbe solamente restare la delusione.
Forse ci sta tutto.
Ma di delusioni ne ho avute tante e chissà quante ne avrò ancora… non mi preoccupano poi così tanto.
Mi spaventano di più le ferite ed i ricordi che non riesco ad allontanare, perché al di la di tutto ti consideravo davvero come un fratello e non ci sarà mai niente che io possa fare per cambiare questo.

Domani inizierai qualcosa di nuovo, una nuova fase, ed io non ne farò parte.

Ad ogni modo stasera alzerò la prima “bibita” solo per te e per i tuoi sogni.

Martini Bianco e Tonic, Giorgione Chiellini… Hero Of The Day.


MARTINI BIANCO E TONIC
Creato negli anni ’70 per modernizzare e trasformare il MARTINI Bianco in un long drink rinfrescante. L’acqua tonica ghiacciata smorza le note dolci della vaniglia del Bianco. Per un tocco di freschezza.

PASSO 1
Riempi un bicchiere ballon di ghiaccio.

PASSO 2
Versa una parte (70 ml) di MARTINI Bianco e una parte (70ml) di acqua tonica.

PASSO 3
Mescola con delicatezza per non perdere le bollicine.

PASSO 4
Aggiungi una fetta di lime e lasciala cadere nel bicchiere.
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“Solo 5?? Ovviamente la musica, poi in ordine sparso: Dungeons And Dragons, La Juventus, la cucina piacentina e… le bibite!”
“Eccole, le bibite… Hai mai pensato di essere un alcolista?”
“Pure?” (Detto con un tono deciso, quasi urlato, alla Zanardi/Staffetta)
“Fio, cosa sei permaflex. Comunque anche a me piace bere ogni tanto.”
“E brava la mia dondolina.”
“?”
“No, niente, lascia stare… poi ti spiego, ma è lunga! Drink preferito?”
“Quelli a base di Martini. Adoro il Martini Bianco. 

L’idea era quella di accoglierla con due calici di Martini Bianco e Tonic, volevo davvero vedere la sua reazione per essermi ricordato di quella conversazione su messenger in mezzo a tante.

Inutile dirti che la serata è andata diversamente, e, nonostante abbia acceso comunque le candele e nella stanza ci sia un buonissimo profumo di lavanda 😉 , c’è solo un calice appoggiato sul tavolino, e sono in compagnia del mio vecchio macbook pro.
Alla tua!!

Ad ogni modo, sono comunque in vena di “romaticherie”, quindi ti racconterò lo stesso una bella stronzata.

Stavo facendo i piatti dopo una bellissima serata ignorante (breve riassunto: qualche amico ha cercato di convincermi a giocare a calcetto senza risultati apprezzabili, vorrei davvero essere capace ma non è così, quindi dopo aver visto la partita l’abbiamo buttata a salamelle e weiss ).
Solitamente quando faccio “i mestieri” ascolto qualche disco, e stavolta è toccato a Load dei Metallica.

Alle prime note di Hero Of The Day mi sono fermato ad ascoltare. C’è qualcosa che dovrei ricordare, e ci ho messo davvero una vita a capire.

Festa del liceo al Field di Carpaneto, avevo finito di suonare da pochi minuti, e avevo conosciuto una ragazza. Non sono sicurissimo ma credo si chiamasse Chiara (considera che ero ancora innamorato perso della ragazza che cantava nella mia band… e considera che avevo davvero delle pessime abitudini all’epoca… è più che normale che faccia fatica a ricordarmi bene) 

So solo che qualche giorno dopo ero su un treno (non ricordo per dove) con il mio fido lettore cd. Ascoltavo Load dei Metallica, e alle prime note di Hero Of The Day mi arriva un suo sms. Non so cosa darei per ricordarmi cosa ci fosse scritto, ma quella sensazione era davvero troppo bella.

Non provavo assolutamente nulla (ci mancherebbe, non la conoscevo nemmeno) e nemmeno ci siamo più visti…

un ricordo incompleto aggrappato ad una canzone dei Metallica.

e niente.

3 cose, completamente random. E Sally.

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La cosa curiosa è che la prima frase che mi è venuta in mente per farmi stare meglio è “senti che fuori piove, senti che bel rumore”.
E poi mi sono messo a ridere.

Credo sia Sally di Vasco (non farmi “google-are” altrimenti perdo il filo, e comunque anche nel caso abbia sbagliato canzone Vasco mi perdonerebbe lo stesso, che tanto lo sa che non me lo sono mai cagato).
Pina sarebbe stata davvero fiera di me se fosse stata qui con me nella stanza mentre la ripetevo 🙂

Tra l’altro c’è un caldo fottuto e c’è la promessa che almeno per un po’ non verrà giù nemmeno una goccia…

Ad ogni modo non avevo voglia di incazzarmi, e anche solo il pensiero del rumore e dei profumi che porta, è riuscito a portarmi da un’altra parte.
( Oh, la…piccoli residui umani dell’ormai cattivo ed insensibile brunetto 😉 )

Per adesso va bene così.
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Quando si dice la “fortuna di non capire un cazzo”, non appartenere alla categoria, ma calarsi comunque corpo e anima perfettamente nella parte e lasciare che siano i fenomeni a giocare, mentre raccontano gesta incredibili e si cullano nelle loro incredibili capacità.

Stai zitto, ascolta, goditi lo spettacolo…

Ne hai già conosciute tante di persone così, una più una meno non fa certo la differenza, cogli l’occasione per divertirti un po’… rende la giornata migliore.

Stile di vita “since August 19th-20th 2015” e non c’è nessun consiglio più efficace in ambito professionale che io possa darvi per rendere migliore l’esperienza lavorativa.

(Sempre se non avete intenzione di “fare carriera”, in quel caso questa sezione dell’intervento non fa proprio per voi, e chiedo scusa per aver urtato la vostra sensibilità.)

Avrei solo voluto che qualcuno lo avesse dato a me prima di sbatterci la testa e imparare da solo, quindi ti prego… non prenderla così, come una stronzata letta su un blog, fermati un secondo a pensare.

Le cose davvero importanti iniziano quando timbri l’uscita.

Poi, fai come ti senti.
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Come se avessi la pretesa che con ci fossimo mai persi.
Come se avessi la pretesa che ogni volta che metti piede a Piacenza mi suonasse il telefono perché hai voglia di vedermi.
Come se avessi la pretesa che tu hai voglia di vedermi.

E grazie tante.

Non c’è niente al mondo che mi farebbe stare meglio.
E non ci credo che mi importi ancora abbastanza da scrivere.
E non avevo certo bisogno di trovarmi questa foto nella timeline per ricordarmelo, o forse solo non avevo certo bisogno di trovarmi questa foto nella timeline e basta.

Sono stato un cretino.
Sono un cretino.

Figli d’Arte e Wedding Planners.

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Figli d’arte, un po’ alla Federico Chiesa, che già promette di fare molto meglio di suo padre Enrico.

Non il mio caso, non sono e mai sarò un decimo di quello che è mio padre, ma in una cosa sono riuscito a fare addirittura meglio:
Scherzavamo sul fatto che quando è stato testimone di nozze quel matrimonio dopo qualche anno è fallito clamorosamente.
Io invece avrei dovuto essere il testimone di nozze di un mio amico che conosco da una vita, ma il “destino” ha voluto diversamente, e così non ci parliamo da Ottobre.

Dio santo quanto odio i matrimoni. 

(sì sì, tranquillo, ho odiato sicuramente tantissimo anche il tuo, non importa quanto tu pensi sia stato tutto perfetto, fantastico, invitati, la giornata, la location, il menù…
Sicuramente non l’ho sopportato ed ho fatto una fatica bestia ad arrivare fino alla fine.
Sicuramente mi sarò sgazzato come non ci fosse un domani per cercare di alleggerire la tortura).

Ho sempre detto che un vero amico non mi inviterebbe mai al suo matrimonio, eppure di nuove madonne in attesa di approvazione dell’accademia della crusca ne ho dovute creare parecchie ad ogni partecipazione ricevuta.

Non c’entra niente il fatto che per ora io abbia deciso di vivere da solo, è solo che non riesco a tollerare tutto il mondo che gira attorno a questa giornata “fantastica”.

Non chiedetemi un elenco, odio semplicemente TUTTO.

NON SPOSATEVI!!

o almeno, NON INVITATEMI 😉 

grazie.

I don’t wanna be told to grow up.

Quasi come la “Peter Pan Syndrome”, ammesso che ne esista una, ma è proprio così che ci si sente… e quindi a quasi 29 anni ti ritrovi a ballare, saltare, cantare a squarcia gola ad un concerto dei Simple Plan. Incredibile.

Ma andiamo con ordine.

Sei a casa, quindi decidi di fare tutte le cose con calma: dai una occhiata alla zona su Maps per decidere dove parcheggiare davanti ad una tazza di caffè, poi prendi su le chiavi del pandino e vai a dargli una bella sciacquata (era davvero giunta l’ora di uccidere lo strano ecosistema che prosperava alla grande sul parabrezza), accorgendoti che dovrai fare sia metano (strano che non sia a secco) sia benzina (eh sì, caro il mio brunino… se speri che la macchina vada in moto, un goccino di senza piombo ce lo devi pure mettere di tanto in tanto). Sbrigata la questione vado a casa dei miei a recuperare la Titi, quindi aperitivo veloce e poi dritti alla meta.

Tutto alla grande finché, in un punto imprecisato tra Codogno e Casale, Titi mi propone un’espressione piena di dolore e mi fa “OMMIODDDIO I BIGLIETTI”.

Qui dal nostro eroe ci si aspetterebbe un fiume di bestemmie in ogni lingua pronunciabile infamanti Lui, l’intero firmamento e tutto il Suo creato. Invece con una calma surreale esce a Casale e lancia il pandino a briglia sciolta verso casa in una guerra spietata contro le lancette… “Non voglio perdermi il concerto”.

Diversi minuti e chilometri dopo, questi due disgraziati trovano subito il parcheggio e riescono ad infilarsi al Fabrique giusto qualche istante prima che Pierre ed i suoi amici diano il via alle danze (ogni tanto una gioia anche per noi)… selfie di ordinanza per festeggiare l’evento e poi uno dei concerti più divertenti di sempre.

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Come da fan di vecchia data che si possa definire tale, ho respirato ogni singola nota dell’intera scaletta (ridendo un po’ con la Titi quando ci siamo accorti che le conoscevamo davvero tutte) e da un loro concerto non saprei dirti cosa altro avrei potuto chiedere.

Poi non sto a dirti quanto io sia affezionato ai Simple Plan da sempre o i ricordi che tornano ogni volta che mi capita di ascoltare una loro canzone. Sto solo cercando di dirti che mi fa strano (come anche Pierre ha detto pochi minuti dopo l’inizio) che siano passati 15 anni dall’uscita di “No Pads, No Helmets… Just Balls”, uno dei miei dischi preferiti in assoluto, Pop-Punk in una delle migliori forme possibili, e mi sembra incredibile essere ancora lì in mezzo al pubblico a festeggiare questo evento insieme a loro, a tanti “bocciarelli”, ma anche a tanti ragazzi della mia generazione che hanno visto crescere questa band, che da ragazzini si identificavano nel testo di “welcome to my life”, che si definiscono dei veri “astronauts” 😉

I don’t wanna be told to grow up, and I don’t wanna change… so you better give up, ‘cause I’m not gonna change. I don’t wanna grow up.

E forse è davvero così che deve essere.

Sono cambiate (ovviamente) tantissime cose per me, ma su molte altre non ho intenzione di mollare nemmeno per un secondo.

Quindi finché vuoi parlarmi di Pop-Punk, di “crescere” non se ne parla proprio per adesso.

so you better give up! 😉

serata da incorniciare. Punto.

Mat Kerekes, i Pertegò, e quel chiodo fisso, la musica, che non mi basta mai.

10 Giugno 2016 alle ore 11.45
You may find out that your self-doubt means nothing was ever there.
You can’t go forcing something if it’s just not right.
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10 Giugno 2016 alle ore 1:26
Stavo iniziando questo post scrivendo che all’alba del l’una e un quarto (e non so perché il correttore automatico dell’iPhone me lo fa scrivere così) ce l’ho ancora su con ago perché mi sbaglia gli attacchi sul mio pezzo… Ma poi ho lasciato perdere ed ho deciso di perdonarlo… 😉 è solo che mi serviva un modo divertente per dire che sono stra-soddisfatto di come stanno andando sti Pertegò. Davvero. Sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori. 🙂
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10 Giugno 2013 alle ore 23.22 ·Instagram·
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A sto giro la funzione “Accadde Oggi” di Facebook parla chiaro.

Probabilmente non è un caso se nella quasi totalità dei film dove uno dei protagonisti ha “questioni psicologiche da risolvere” gli viene imposto di scrivere le cose che gli passano per la testa. 

Non sto dicendo di essere malato (non del tutto almeno) ma ringrazio la mia voglia di scrivere su di me di tanto in tanto per l’enorme potere di “autoanalisi” che il rileggermi dopo un po’ di tempo mi conferisce. 

Mi trovo davanti a tre ricordi… 

Del primo non voglio parlare perché non mi va di coinvolgere la persona in questione, nonostante la sua assenza dai social network da qualche anno ormai.
Con quella frase da “When I Come Around” dei Green Day (uno dei miei pezzi preferiti da sempre e per sempre) volevo soltanto gridare a me stesso di smetterla. 

Il secondo è forse il più bello. 

Ricordo quella serata, stavamo preparando un concerto. Dovevamo suonare per la prima volta KVH, un pezzo che ho scritto per una persona a cui tengo davvero un sacco ( e poi dicevano che brunino scriveva pezzi solo per le sciacquette 😉 ) e Ago davvero non voleva saperne di azzeccarmi gli attacchi.
Come tutti ormai sapete non faccio più parte di quella band. Non so che cosa combineranno in futuro e non sapete quanto ne sento la mancanza tutti i giorni.
Sentirsi obbligati a lasciare un posto che ami è una cosa che non auguro a nessuno, ma purtroppo non c’era nessun altro modo.
Ero davvero contento di come stavano andando le cose per noi e tra di noi, e davvero quella sera sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori.
Tutto il resto fuori, e quel periodo per me è stato davvero davvero difficile.
Grazie di tutto.

In ultimo… “Silver Bill”, Mat Kerekes, perché tutti abbiamo bisogno di una fonte di ispirazione.
Non una rock-star, ma un artista emergente classe 1994 che sta facendo un sacco di cose davvero davvero interessanti sia come solista che con i suoi Citizen.
Cercavo una versione in acustico di “There Is A Light That It Never Goes Out” degli Smiths e sono inciampato nella sua versione. La sua voce mi ha rapito da subito e non mi perdo più una singola uscita da allora. Io gliel’ho anche scritto, e spero di incontrarlo un giorno per ringraziarlo di persona e dirgli “Mat, grazie per avermi ricordato che la musica rappresenta la cosa più importante della mia vita quando da lei mi stavo allontanando” perché alla fine è proprio così… 

è quel chiodo fisso che non mi basta mai.

tipo… a che ora stacchi?

“Scusa, una coca cola zero zuccheri”

“Certo! Una coca cola zero zuccheri tipo… zero stress dopo il lavoro?”

“Beh, pensavo più ad una coca cola tipo… a che ora stacchi?”

L’istantanea è d’obbligo… vi lascio anche la barra di YouTube così potete andarvi a beccare il punto esatto di questo momento “thug life”

La-da-da-da-dahh

ladadadada

Se avessi avuto la possibilità di leggere in anteprima il copione mi sarei candidato per la parte. Che poi oh, Chiaro, non posso competere con quel look spettinato, gli occhi azzurri e quella faccia da pesce (no, forse con quella potrei anche vedercela dentro), ma con me sarebbe stata decisamente più divertente… una delle mie disavventure 😉

Che poi alla fine di figure del cazzo con “le bariste” come categoria sembro non collezionarne mai abbastanza… 

E si ricordano anche del lattaio, chiedendogli se è più orario da Bonne Esperance o Montenegro con ghiaccio, oppure di come si presenta ai Lyons (completamente ubriaco dopo che la sua squadra del cuore ha perso la finale di Champions) ed inizia a parlarle senza un freno e senza rendersi conto di quello che le sta dicendo, oppure di quando lei gli porta degli amaretti e del cioccolato fondente assieme ad un Martini Bianco e Coca e lui, anziché  ringraziarla per l’inventiva,  per questo abbinamento con un “cocktail” (se così lo si può chiamare) che è capace di ordinare solo e soltanto lui, la fissa a bocca aperta e poi le chiede di sposarlo…

…a che ora stacchi? 😀