1. Scettico verso l’IA, poi WordPress mi genera un immagine in stile “anime” basandosi sulla mia ultima storia pubblicata su aprilseventeen. Sfondo del mio lock screen da poco più di 24 ore, mi perdo spesso ad osservarla e… male male qui.
2. Mi sono innamorato. É un bassista, e suona con Alfa.
3. Domani si festeggia La Madonna del Carmine, conosciuta anche come Nostra Signora del Monte Carmelo. Sono emozionato.
4. Mi sono quasi trovato sul parabrezza della Maila un pischelletto che era la copia sputata di Sick Luke. Bicicletta bianca, t-shirt Patagonia blu, madre puttanissima. Oggi ha imparato a bestemmiare…
A.: “Oh, ma lo senti anche tu questo odore di bruciato?”
B.: “Decisamente! Saranno andate a fuoco le focacce, o forse è colpa del n***o che si è perso via con i polli. Comunque… fotte? Magari è la volta buona che…”
A.: “Non dirlo neanche per scherzo. Lo sai che se viene un incendio il preposto sono io? Me la devo smazzare io poi.”
B.: “Cos’è che sei tu?”
A.: “Il preposto.”
B.: “Ma vai a fare in culo, preposto!
A.: “Succhiamelo!”
[…]
B.: “Lo sai che a furia di continuare a sperare che questo posto prima o poi venga avvolto dalle fiamme me lo sono pure sognato?”
A.: “…”
B.: “Sono fuori dal negozio e, mentre tutto sta bruciando, mi sto guardando attorno. Manca qualcuno, qualcuno non è riuscito ad uscire dall’edificio. Non appena me ne accorgo torno subito dentro a quell’inferno mettendomi a correre, ignorando le urla di chi sta cercando di fermarmi senza nessuna speranza di riuscirci. Ricerca e recupero andati a buon fine, tra l’altro. Io poi, pensa te!”
A.: “Eccolo!! Ti scopa bene? È bravo?”
B.: “Hahahahaha! Dio santo, che coglione che sei!”
A.: “Te la sei cercata!”
B.: “Dai piantala, non iniziare! Avrei dovuto immaginare dove saresti andato a parare… Era solo per raccontarti una cazzata, nella vita reale sai bene che non lo farei mai.”
A.: “Lo faresti… lo faresti!”
B.: “Ma va! E secondo te io, scoppiasse un incendio, tornerei tra le fiamme a rischiare la mia vita per salvare quella di qualcun altro? Io? Di quale realtà stiamo parlando?”
A.: “Sì, tu! Tu lo faresti, lo so che lo faresti…
B.: “Ok, dai… ho capito che oggi con te è tempo perso. Vado, devo mettere giù un po’ di promo.
A.: “E sti cazzi?”
[da “Dialoghi con John Lennon”, Racconti Inediti, 2025 April Seventeen Publications™] (Per la parafrasi, segui il link qui sotto e guardati questo reel 😉) rossifuoco🔥 on Instagram: “Non si fa.”
Hello there! In tutta onestà pensavo di lasciar passare molto più tempo dall’ultimo post prima di scrivere qualcosa di nuovo, ma alla fine ho comunque deciso di ritagliarmi qualche minuto per farlo (un po’ perché ne sentivo il bisogno ed un po’ perché ne sentivo la mancanza).
“Come va?” “Più o meno come previsto.”
La decisione di immergermi nella produzione di qualche pezzo con Mester è stata una idea tutto sommato vincente, o comunque una soluzione valida per attraversare questo periodo senza farsi troppo male, in attesa di altro (ancora da definirsi, ancora da trovarsi), in attesa di un nuovo capitolo le cui prime parole saranno scritte una volta raggiunta la riva opposta. Immaginati queste canzoni come fossero il traghettatore, i lunghi giorni di questa stagione estiva come fossero le acque infuocate dello Stige, io e Thomas come fossimo due anime dannate a bordo di questo vascello senza tempo, e tutto ciò che sarà una volta terminato questo viaggio come fosse il regno dell’ignoto. Sempre sia lodata la mitologia greco-romana ed un infinito grazie a Dante Alighieri, padre della mia lingua e fonte inesauribile di ispirazione… la mia penna preferita di sempre e per sempre.
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Se un pochino mi conosci, allora saprai già molto bene che ho da sempre avuto un forte debole per i working titles, quei titoli provvisori da assegnare alle cose che faccio in fase di lavori in corso, da sostituirsi poi con quelli definitivi solo alla conclusione dei progetti, o comunque giusto un attimo prima che possano essere condivisi. A questo giro ne vado particolarmente fiero. Cinque emoticon e nient’altro, ciascuna messa lì con lo scopo di riassumere il concetto del brano a cui è stata abbinata, o forse ciascuna messa lì con lo scopo di rappresentare il suo significato per il sottoscritto. Te le spiegherei anche, ma un po’ non penso tu abbia i giusti mezzi per capire, un po’ non penso sia conveniente per me farlo in questo momento, ed infine un po’ non penso sia la cosa giusta da fare in generale. Molto meglio lasciare ai pochissimi eletti che riescano a capire tutto questo la possibilità di ridersela un po’ con me di me, e va benissimo così. Due tra questi cinque pezzi avranno la loro release ufficiale. Altri due avranno il ruolo di brevi outtakes, due piccole perle punk-rock (semi-serie quanto basta) utili a raccontare il tempo trascorso insieme con Mester dal nostro ultimo lavoro uscito nel Settembre 2023 fino al presente, ed avranno una loro vita propria esclusivamente sui social network. Uno tra questi invece è nato con uno scopo completamente diverso, e non vedrà mai la luce. Saranno davvero in pochissimi ad avere l’onore di poterlo ascoltare, ancora meno delle persone in grado di matchare il brano con la sua emoticon (e di capirne il significato). Ha un posto speciale nel mio marcissimo e cattivissimo cuore nero da demone, e parte di me sta letteralmente morendo dalla voglia di ascoltarlo una volta completato, fosse anche solo per rendere giustizia al tempo trascorso ad immaginarmelo mentre era soltanto poco più che una idea.
In tutta onestà credevo che Mester l’avrebbe presa molto peggio questa storia delle emoticon, e a buon diritto direi. Invece, a detta sua, è rimasto decisamente più colpito dalla questione della Sprite Sporcata (ma questa è tutta un’altra storia, e verrà forse più avanti il suo momento 😉). Fare musica con lui è incredibile (questo già lo sai) e se di poche cose sono sicuro in questa cazzo di vita, posso tranquillamente scrivere senza nessun’ombra di dubbio la frase che segue nella riga successiva: Se in futuro starò ancora imbracciando uno strumento musicale, allora sarà solo ed esclusivamente perché lui si troverà ancora al mio fianco. Punto.
Ed è così che ho immolato una settimana di ferie dedicandola a questo scopo, dando ufficialmente il via alle danze. Apertura ed organizzazione del progetto (in maniera quasi maniacale, degna della peggio O.C.D.: tutto ordinato e rigorosamente colour-coded, la tempo track, poi i marker dei brani e quelli degli arrangiamenti… l’unico modo che conosco per affrontare cose di questo tipo senza perdermi e senza diventare matto), poi un paio di tracce guida giusto da avere una bussola per potermi meglio orientare, ed infine le prime take. Si parte dal basso (e se stai leggendo queste righe nel giorno della loro pubblicazione, sappi che ieri abbiamo finalmente cominciato con le chitarre. Top.)
L’outfit è stato dei più minimal tra quelli possibili, intendo letteralmente, e non mento se ti dico che mai mi ero trovato a registrare delle take di basso indossando nient’altro che la mia pelle e giusto un paio di boxer. Immagina lo spettacolo. Sono una delle ultime persone che vorresti ammirare senza vestiti addosso, e nell’ultimo periodo la situazione è pure peggiorata. Sto bevendo decisamente troppo e sto mischiando giusto un po’ di questo ed un po’ di quello nei momenti in cui ho particolarmente bisogno di non esistere affatto (o almeno di non esistere se non per lo stretto indispensabile al mantenermi vivo… ho ancora giusto un paio di cose da fare prima di dare una sbirciata al di là del velo di ciò che è reale), ignorando i foglietti illustrativi che in maniera molto gentile provano a dissuaderti. Come? Sconsigliando certe pratiche e raccontandoti tutta una serie di possibili e spiacevoli conseguenze di cui (se sei tra i più fortunati) ne comprenderai a fondo solo meno della loro metà (tra l’altro, e nel caso tra i lettori di queste parole al vento ci fosse un medico per i pensieri che ho, *cit, è troppo chiedere di spiegarmi il significato della parola “stupore” messa all’interno dell’elenco degli effetti collaterali? Giuro che da solo non ci arrivo!). Sono ingrassato veramente tanto, inevitabile, ed ho messo su proprio una bella bonza. Mi sento tipo come il vitello grasso, presente? Quella povera bestia che ha avuto una fine poco invidiabile, mandato al macello da un padre per festeggiare il ritorno di uno dei suoi figli (il più stronzo dei due, quello capace di sperperare la metà di un impero in bolas e disgraziate). Trauma infantile mai risolto, mannaggia al clero. Ogni volta che lo sento nominare, non riesco più a fare a meno di guardarmi intorno con l’aria circospetta di chi teme di finire su di un vassoio d’argento, adagiato su un morbido lettino di patate e con chissà quali altri ingredienti ficcati su per il culo. Male Male Qui.
So bene che questa non possa essere la soluzione, ma sto solamente cercando di temporeggiare un secondo nell’attesa di qualcosa di più risolutivo e definitivo. Devo tenere Bruno e Thomas il più separati possibile (e per quanto mi sia possibile farlo, al massimo delle mie capacità). In maniera molto semplice, e forse quasi banale: ogni volta che vedo lo sguardo di uno incrociarsi con lo sguardo dell’altro, prendo Bruno e l’affogo (letteralmente) con l’aiuto di qualsiasi cosa sia in grado di accelerare ed intensificare il processo. Tutto qui. Poi metterò ogni cosa al suo posto. In un modo o nell’altro.
Probabilmente dovrei solo seguire i consigli più di moda in questa stagione, tipo quelli che non avevo mai sentito prima in vita mia e nemmeno per sbaglio, presente? Quindi: Bere tanta acqua, mangiare tanta frutta, evitare di uscire durante le ore più calde e, nel caso di astinenza da compagnia femminile, amare te stesso non più di una volta al dì (saltando anche qualche giorno di tanto in tanto, così da darti un po’ di tregua). Uno stile di vita più sano sicuramente aiuterebbe, ma sarebbe poco saggio da parte mia addossare tutte le colpe di questi mali alla dissolutezza di questi giorni.
Ed i sogni? Che cazzo c’entra il paracetamolo usato malamente con le cose che ti sogni?
Una realtà differente, un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo oggi. L’uomo ha poco alla volta ceduto il suo ruolo di specie dominante a favore di una nuova razza. Nessuno sembra essere in grado di raccontare come tutto questo sia iniziato, ma alcune pagine raccolte tra i testi più antichi ci parlano di questa nuova forma di vita che sembra essere comparsa letteralmente dal nulla. La sua natura si è rivelata da subito come estremamente duttile e mutevole: il nuovo nemico ha imparato molto bene e molto velocemente dai suoi predecessori, sfruttandone la tecnologia e portandola a livelli nemmeno immaginabili, plasmando il suo aspetto e rendendolo molto simile al nostro, creando una versione di noi sia estremamente migliorata, amplificandone i pregi, e sia brutalmente peggiorata, amplificandone i difetti. La convivenza è stata praticamente impossibile quasi da subito. Le nostre città cadevano, i nostri confini perdevano ogni tipo di significato, religioni e antiche tradizioni andavano via via scomparendo, ed ogni singola battaglia combattuta contro questi esseri ha portato ad una sconfitta. Basta un rapido sguardo all’aspetto attuale di queste terre un tempo nostre per capire chi è che comanda qui… La quasi totalità delle opere umane è ormai andata distrutta, e le strutture più importanti sono state demolite e sostituite con delle nuove, caratterizzate da una bellezza e da una grandezza tale che nemmeno i migliori tra i nostri architetti ed artisti, presi tra quelli vissuti all’apice della nostra evoluzione, possono immaginare di sognare. La nostra razza è allo sbando totale, gli uomini sono divisi, male organizzati. Nessuna guida. Solo tante piccole realtà, e quasi del tutto indipendenti l’una dall’altra, cercano ancora di combattere.
Faccio parte di una di queste squadre, e sono il secondo in comando (nemmeno fossi il fiero Capitan Bottego). Sembra mi sia appena svegliato da un brutto incubo, e nemmeno riesco a capire cosa mi sia successo.
So cosa sta per capitarci, io l’ho già vissuto.
Le mie AF1 hanno già calpestato le grandi pietre grigie di quelle sale, e l’eco dei nostri passi ha già riecheggiato a lungo nella maestosità di quel tempio. Sono già stato sulla cima di quel pinnacolo, brillante come fosse argento lasciato al sole, ed ho già visto tutti i componenti della mia squadra morire uno dopo l’altro sotto i terribili colpi del nemico, giusto un attimo prima che tutto scomparisse nel buio e nel vuoto più profondo del nulla.
Sto fissando un punto imprecisato appena al di là del nostro accampamento quando uno dei miei combattenti viene a sedersi al mio fianco.
“Hai un secondo? Volevo fare un rapido check delle munizioni, ma non so cosa cazzo c’ha il mio terminale stanotte.”
Do un’occhiata, e dopo pochi secondi gli ripasso il suo terminale. Mai funzionato meglio di così, errore quasi banale e degno di una recluta. Gli regalo un sorriso a metà tra un rimprovero ed un gesto di affetto, dopodiché, senza chiedergli il consenso, sfilo una fiaschetta da una delle tasche della sua giacca, e do un sorso del peggior distillato mai bevuto in vita mia… (fa davvero pietà!) restando poi qualche istante ad osservare il suo viso.
“Abbiamo qualche possibilità di farcela?”
Non so cosa rispondere. Mi guardo attorno e sono proprio tutti lì, tutte le persone per me davvero importanti sono all’interno dei confini di questo accampamento. Molti di loro non hanno nemmeno idea dell’amore incondizionato che provo per loro. Molti di loro non hanno nemmeno idea che sarei disposto a fare qualsiasi cosa per loro. Per alcuni di loro non sono quasi niente, sono solo poco più che un capo, ma sarei disposto a bruciare all’inferno per l’eternità se solo esistesse e se solo bastasse per poterli salvare.
Provo a parlare, ma sento che le parole mi rimarrebbero incastrate in gola fino a farmi soffocare. Sento gli occhi gonfi, ma non voglio piangere, non posso farmi vedere mentre piango. Prenderei qualche minuto in più per cercare di darmi un tono, ma all’improvviso noto qualcosa di così divertente nell’espressione di questa recluta che quasi scoppio a ridere. Appoggio la mia testa contro la sua e con il tono più tranquillo che posso…
“Non ne ho la minima idea, l’unica cosa che so è che ci proverò con tutto me stesso, e che lo faremo tutti insieme… Al vostro fianco non ho paura di niente e di nessuno, al vostro fianco non etichetterei nulla come impossibile. Siete tutto per me, e siete più che abbastanza da farmici provare con tutte le forze che ho a disposizione, da farmi combattere fino alla fine. Dai mollami, basta con questa roba. Preparati, tra poco si parte.”
Dicono che i sogni particolarmente intensi e realistici, quelli più ricchi di dettagli, così come quelli che ti rimangono più impressi al tuo ritorno alla realtà, non siano altro che il frutto dei tuoi stati d’animo (oppure un riflesso generato da emozioni o situazioni irrisolte). Lo reputo vero fino ad un certo punto. Immagino che una vita intera vissuta da nerd senza speranza di redenzione, i troppi libri/ manga/ anime, le troppe partite di Dungeons&Dragons sia giocate che scritte e masterate, ed i troppi film Sci-Fi abbiano avuto un ruolo molto più importante in tutto questo casino. Anche perché poi nemmeno saprei dirtelo cosa voglia trasmettermi il mio io più profondo mandandomi sogni di questo tipo. O forse lo saprei anche, ma in questo momento bisogna proprio fare come se… Non ho né il tempo materiale e né l’ intenzione di occuparmene.
Ci sono dei brani che voglio farvi ascoltare in autunno.
Quindi ecco che questo mio escape from the studio si avvicina alle sue righe conclusive, e non mi resta che dirti grazie per aver passato questi minuti insieme a me. Spero davvero tanto che siano stati minuti piacevoli, e spero davvero tanto di essere riuscito a trasmetterti qualcosa. Pronto a prendermi di persona gli schiaffi che so benissimo di meritare (e va bene così). Immagino che tornerò a giocare a fare il musicista ancora per un po’, c’è ancora parecchio lavoro da fare. Daje. Ci si vede in giro.
‘Mocc Your Favorite Milk Delivery Boy.
A.: “Alla fine poi hai deciso?”
B.: “Ho già sguinzagliato la Pia, devo solo capire quanto la cosa sia fattibile e poi farmi una chiacchierata con le persone giuste”
A.: “Lo sai che per questa cosa faccio il tifo contro di te, vero?”
B.: “Ma come? L’ultima volta che ne abbiamo parlato ti ho chiesto se sentiresti la mia mancanza nel caso riuscissi davvero a farcela… e tu mi hai risposto di no! Ho anche apprezzato molto la tua sincerità, nonostante un po’ mi abbia fatto male.”
A.: “Una delle mie caratteristiche migliori è che non si capisce mai se sono serio o se sto scherzando quando dico qualcosa. Mi piace la tua compagnia, e poi lo sai che ho sempre avuto un debole per i pelati.”
B.: “Sì, lo so bene… a proposito, il tuo fidanzato sta facendo il mattino! Ha detto che ti sta aspettando in frutta per buttartelo un po’ su come piace a te!”
A.: “…”
B.: “Dai, non fare così! Ho solo detto una cazzata per alleggerire il discorso…”
A.: “Non tocchi!”
“Qual’è il tuo problema? La tipa si lamenta perché ce l’hai piccolo? Guarda che ci sono moltissime soluzioni… Al tuo compleanno ti faccio un regalo, così ti diventa bello grosso e vedrai che la mandi a casa contenta.” [George Harrison]
Io volevo solo farti sapere che puoi chiamarmi se ti fa stare bene un poco d’acqua ti toglie la sete anche se è piena di ruggine.
Io volevo solo farti sapere che ragionare non ci serve a niente un po’ d’acqua ti toglie la sete anche se è piena di ruggine.
Lo sai che ti volevo dire pensieri scomodi.
Lo sai che ti volevo dire pensieri illogici.
Va a finire sempre così. Te ne stai nel tuo, cercando di restare in equilibrio come meglio puoi, finché… Premi play per la prima volta su di un pezzo appena uscito. Irbis non sai nemmeno chi cazzo sia, ma il feat appartiene al 🐐, quindi naturale ascoltarlo non appena possibile farlo. E fin qui. Nemmeno uno dei pezzi più belli tra quelli che hai ascoltato di recente, ma per poter scrivere una frase di questo tipo devi proprio aggrapparti con tutta la forza che ti resta a disposizione al tuo lato più critico ed oggettivo, perché a renderlo il pezzo più bello tra quelli che hai ascoltato di recente è tutta la situazione che ti si viene a creare esattamente in questo posto ed in questo momento. Quel tipo di suoni, quella produzione, quelle linee melodiche e quelle parole, un secondo dopo l’altro le vedi assumere forme e colori quasi familiari, andando a disegnare esattamente quello che stavi cercando, ciò di cui avevi davvero bisogno. Pazzesco quando succede. Inutile provare a difendersi, e difendersi da che cosa poi? Vai avanti nell’ascolto e ti accorgi che ci stai già nuotando dentro, che la tua pelle sembra reagire a qualcosa che sta scorrendo sotto la sua superficie, poi la sensazione di una carezza sul collo, di essere stretto in un abbraccio con qualcuno che ami e che ti ricambia incondizionatamente. È così bello da fare quasi male. Sei ancora vivo, e sei ancora umano. Continua pure a negarlo se pensare l’esatto opposto ti serve a qualcosa.
E niente: Pensieri Scomodi è entrata di prepotenza in alta rotazione. Giuro che gli do almeno un giro al giorno, e non credo che smetterò di farlo, almeno non nel prossimo futuro. Se ne sta comunque in buona compagnia, nel rispetto delle mie abitudini così lunatiche e bipolari che tutto il giorno e tutti i giorni (cit.) mi portano a scegliere cosa mettere sul giradischi o cosa chiedere a Siri di riprodurre da Apple Music. Le pagine di Kagurabachi mi hanno fatto tornare la voglia di ri-ascoltare qualcosa dal catalogo degli Slayer(fondamentalmente sto facendo cherry picking tra gli album Seasons In The Abyss e Reign In Blood… che poi come diavolo abbia fatto a collegare gli Slayer con quel manga ancora non l’ho capito, ma fa niente), i Knuckle Puck hanno dato una ri-spolverata ad uno dei miei dischi preferiti di sempre in occasione del suo decimo anniversario (e per la cronaca: adesso suona davvero di brutto!), ho consumato Vite Sgrammate di Promessa fino alla morte, e mi sto cullando con Decrescendo di Rkomi. Da quest’ultimo disco ascolto spesso e soprattutto brutti ricordi. con Bresh e orfani. con Izi. Prevedibile? Chiaramente! Se è cosa nota a chiunque il mio essere una fangirl di Bresh(ok, magari non ai livelli di Alice, che già sta già facendo scorta di Prep in vista dell’uscita di Mediterraneo prevista per il 6 Giugno… Alice, scusami!) per Izi bisogna fare un discorso a parte. Non è mai stata una questione fisica (Angelo, scusami… era evitabilissima, lo so! Non ho saputo resistere 😂), Izi è una delle cose più belle che ho scoperto in tempi recenti, e nella stessa maniera in cui mi sento in colpa per aver ignorato completamente la sua esistenza fino al 30 Ottobre 2024, sarò eternamente grato a chi l’ha portato nella mia libreria musicale. Per sempre. Magnetico, aggettivo che uso in pochissime situazioni, o comunque la prima parola che mi viene in mente se sto per parlare di lui. Metti su qualcosa di suo, e ti giuro che basta davvero un attimo… Ci finisci sotto malissimo.
“Ok Brunino, va bene tutto, ma gli Slayer? Dopo tutto questo tempo?” “Always!”
Ogni cosa deve essere sempre in equilibrio. E mi hanno trascinato in chiesa. Di nuovo. Cosa potevi mai aspettarti da me se non gli Slayer?
Hai capito proprio bene, Tippe e Sam hanno deciso di farmi varcare nuovamente l’immenso portone del Corpus Domini scegliendomi come padrino della mia Potato. Sei chili (and still counting) di amore incondizionato, profondi occhioni blu, sorrisi che come lame affilate ti trafiggono l’anima, e dei bei ruttazzi degni di suo zio. No, non è crollato il soffitto. No, non sono stato colpito da un fulmine. Ciò non di meno, una certa “insofferenza” per la mia presenza in quel luogo sacro è stata comunque manifestata da qualcuno tra i protagonisti di questa antichissima religione. Sant’Agostino scriveva della predestinazione, questa dottrina secondo la quale il principale avrebbe già compiuto la sua scelta pro-salvezza o pro-dannazione eterna per tutti i suoi figli. Hai ancora dubbi sul destino della mia povera anima? Mi ci sono voluti ventisette tentativi (con i relativi ventisei fallimenti clamorosi) per accendere quel benedetto cero, e la cosa è diventata quasi un meme per le persone tra i presenti che mi conoscevano abbastanza bene da capire cosa mi stava succedendo su quell’altare. Uno sguardo rivolto verso il cielo (proprio come sono solito fare giusto un istante prima di chiamare in causa Lui oppure un membro a caso della sua famiglia) e la richiesta, appena udibile, pronunciata a denti stretti: “Mi fai accendere sta cazzo di candela, per favore? Ti stai divertendo? Non mi hai ancora umiliato abbastanza?” Lo so, passerà molto, moltissimo tempo, prima che questo episodio venga archiviato.
Mai capito il cattolicesimo comunque, troppo lontano da me, o forse è solo che la fede non mi è mai stata donata. In parte provo un po’ di invidia. Sono esistite delle persone capaci di sacrificare tutto in nome di qualcosa di più grande di loro, che siano valori, ideali, o il “semplice” concetto di libertà. Non ho eroi, ma nemmeno posso avvicinarmi a queste persone mantenendo la testa alta. Non c’è davvero niente al mondo, niente, che io possa reputare abbastanza importante da farmi combattere. Non credo in niente, non rischierei mai niente per qualcosa che non faccia parte della mia limitatissima sfera d’interesse. Farei qualsiasi cosa, e sarei pronto anche a morire qui e adesso, ma solo per poche, pochissime persone al mondo. Con moltissime probabilità non sei tra queste persone. Con decisamente molte meno probabilità sei tra queste persone, sai di esserlo, e ti starai facendo una grassa risata per tutte queste cazzate. In rarissimi casi sei tra queste persone, forse non ne hai la minima idea, non avresti mai dovuto esserci, non ha nessun senso che tu ci sia, e dammi un po’ di tempo che sistemerò anche questo assieme a tutte le altre questioni da risolvere che ho in agenda. Egoista e Nichilista. Punto solo a stare bene, a tornare ad essere felice. Tengo stretto tutto ciò che rema nella stessa direzione, mentre sto lasciando fuori tutto ciò che (direttamente o indirettamente) prova a portarmi fuori rotta.
Cazzo che eroe! Garantisco, non avevo di certo bisogno che quel cero facesse così tanta fatica a prendere fuoco per capire dove mi avrebbe posizionato Sant’Agostino… è già molto che non abbia preso fuoco io! (Come in maniera elegante e proprio carina mi hanno fatto notare quelli della bisca. Combattiamo fianco a fianco tutte le domeniche, una vita di Dungeons & Dragons passata insieme, e questo è ciò che giustamente pensano di me 😉).
Al netto di questo spiacevole inconveniente, è stato davvero molto bello essere parte di un momento così importante. Succedeva qualcosa che attirava la mia attenzione, e subito mi sentivo gli occhi puntati di chi stava al mio fianco, a volte accompagnati da una risata appena abbozzata, a volte accompagnati da sguardi minacciosi che sapevano tanto di “Brunino, fai il bravo!” Una complicità davvero molto intensa, che spero duri per sempre. Tippe e Sam sono al centro del mio mondo, non mi sento vincolato, non sento nessun obbligo, ce li ho messi io, ho scelto io, li sceglierei sempre e comunque. E l’essere stato scelto come padrino della mia potato è stato un qualcosa che nemmeno posso provare a descriverti… “Mi interessa relativamente l’aspetto religioso, e sinceramente per me non è così importante se credi davvero o no, penso più al significato della parola padrino in se… Mia figlia è la cosa più importante che ho, e se mi dovesse mai capitare qualcosa vorrei che avesse te, la affiderei a te. So che anche per Tippe è la stessa cosa, nonostante adesso ti stia dicendo che d’ora in avanti la dovrai accompagnare a messa tutte le domeniche! 😂”
So di non essere all’altezza e so di non meritarmi tutto questo. Ma non sai quanto mi ci sono aggrappato forte ultimamente.
Ho provato a tenerlo nascosto come potevo, e so di non esserci riuscito un granché. Cercavo comunque di sembrarti tranquillo, di essere presente nei momenti che vivevo, ma ti giuro che è stato uno sforzo allucinante. Troppe difficoltà capitate tutte insieme sono state un brutto colpo per me, e mi hanno portato a qualche problema di salute mentale proprio come mi era successo circa una decina di anni fa. In questi giorni va un pochino meglio, o almeno ci sto provando. Ho una strada, ho deciso i prossimi passi, e spero che tutto vada bene, di uscirne anche a questo giro. Mi manca il Brunino di prima, quindi prometto che ci lavorerò su.
Ad ogni modo qualche Grazie e Graziella è cosa buona e giusta, e sento di volerlo e doverlo fare. Quindi grazie per essere stata ad ascoltare una valanga di cazzate nonostante i tuoi ben altri pensieri per la testa, inclusa quella simpatica frattura che ci sta facendo sbantecare e non poco. Grazie per il vostro quasi quotidiano cercare di portare la mia testa altrove, soprattutto nei momenti in cui mi vedete più “perso”. Non deve essere piacevole vedermi girare per casa vostra per tutto questo tempo, soprattutto dopo i ventisette anni vissuti sotto lo stesso tetto. Grazie per i tuoi coretti, sempre molto apprezzati, soprattutto per gli ultimi su Sussudio(anche se più che Phil Collins mi hai ricordato parecchio Antonellone Venditti in tutta la sua “pacata sguaiatezza” se puoi concedermi una licenza poetica!) Ridere come due cretini senza essere capaci di andare avanti a suonare per un quarto d’ora abbondante. Pazzesco! Grazie per quel “vestiti che sto per passarti a prendere” seguito qualche ora dopo da un “e quindi? Sono riuscito a farmi perdonare?” Non sai quanto sia bello per me averti al mio fianco. Grazie per prendermi per il culo ad ogni occasione sui “valori nutrizionali” delle cose che mangio, o forse dovrei dirti grazie per aver trovato un modo alternativo per cercare di non farmi partire per la Norvegia 😜 (e tutto questo nonostante il quantitativo imbarazzante di bullismo che sei “costretta” a subire!) Grazie perché ultimamente “un po’ lo sai che esisto” (e qui dovrei chiedere scusa ad entrambi… sia ad Angelo che ad Alice! Ma cercate di mettervi per un secondo nei miei panni: il discorso stava diventando troppo troppo troppo serio, ed una volta che una cazzata del genere l’hai immaginata, vuoi davvero non scriverla? Potevo fare anche peggio, potevo citare il “nostro” filo rosso scrivendo una cosa del tipo “cerco di stare un po’ meglio ma mi tieni sveglio molto più di Tony Boy” quindi dai… lasciatemi passare anche questa se potete.)
Un “grazie per la pazienza” a te che sei “costretto” ad avermi intorno, e soprattutto uno a te che decidi di farlo per tua libera scelta. Io non lo farei.
Chiudo prendendo qualche riga per salutarvi tutti. Non penso seguiranno nuovi interventi su questa pagina, intendo non nel prossimo futuro. Credevo che vi avrei dato tutte le motivazioni, ma arrivato a questo punto non sento più di volerlo fare. Se potete accontentarvi “delle motivazioni secondarie”, allora posso dirvi che utilizzerò il tempo che solitamente ritaglio per “sfogo creativo” in modi diversi. Io e Mester stiamo per entrare in fase di pre-produzione. Abbiamo intenzione di lavorare ad un paio di pezzi che speriamo di potervi fare ascoltare presto, magari quest’autunno. Giuro, non sto più nella pelle! Non vedo l’ora di potermici dedicare completamente. Ancora una volta grazie per aver letto queste righe e grazie per esserti immerso nel mio mondo per qualche minuto. Mai dato per scontato, lo giuro. Immagino ci si vedrà in giro.
‘Mocc. Your Favorite Milk Delivery Boy.
Io volevo solo farti sapere che sarò diverso entro settembre che non porterò con me più le tenebre…
Ho passato quasi diciotto anni da sotto-sciacquino a mezzo servizio, e della grande distribuzione organizzata ci ho capito poco più che un cazzo di niente… Ok. Ma la versatilità dei cartoni delle uova? Sottovalutata! Non sto parlando delle singole confezioni di uova, di quelle portatrici di antiche leggende tramandate di padre in figlio da “noi” musicisti (e fidatevi se vi dico che nel 2025 c’è qualcuno che ancora davvero crede di poter insonorizzare una stanza seguendo questo misterioso metodo… condoglianze per i vostri timpani, ed un caro saluto alle vostre mamme!) Non sto nemmeno parlando delle singole confezioni di uova che (quasi) tutti i giorni il vostro milk delivery boy vi fa trovare tutte apparecchiate in testata al corridoio due con tanto amore e maledicendovi uno ad uno solo lo stretto necessario. Parlo proprio del collo, dello scatolone (o dello “scatolo” se siete tra i più terrofoni) che contiene sia le singole confezioni di uova portatrici di antiche leggende, e sia quelle da me medesimo messe sullo scaffale mandandovi in culo perché vengo dal punk-rock e sono il male. Punto. Una decina di anni fa li usavo addirittura come mezzo di comunicazione con AVICII: Lui trovava molto divertente il mio rispondere ai suoi messaggi su quei cartoni, mentre io lo trovavo un gesto così tanto cretino da essere perfettamente alla mia portata, alla mia altezza, così come un modo alternativo per fargli anche capire (con una certa discrezione) che stavo lavorando. Insomma, un altro mezzo con cui “dicevo” ti voglio bene a quello che per me è stato il mio migliore amico in quel periodo. Terzo ed ultimo dei tre avuti in una vita intera… E questo prima di aver eliminato direttamente il termine amico dal mio vocabolario. Si vive meglio. C’erano sempre loro quando si trattava di spostare tutti i miei averi da Via Lusardi 4 a Via Carli 38. E con uova fresche scritto così tante volte, ovunque l’occhio poteva posarsi, sembrava più una rapina a mano armata in un pollaio piuttosto che un trasloco.
Ora ci siamo. Erano anni che non vedevo tutte queste scatole, e non sono nemmeno sicuro di averne quanto basta.
Metto su Vite Sgrammate di Promessa. Ieri pome Andre mi ha detto che dovrei proprio ascoltarlo, ricordandomelo poi via messaggio dopo cena e dopo aver scherzato insieme sulla mia poca obiettività quando si parla di Latrelle. Non fosse stato per Skinny e per Players Club ’25 nemmeno avrei saputo dell’esistenza di questo Promessa, ma quando il consiglio arriva da chi è stato capace di dare tutto un nuovo significato ad A Thousand Miles, rendendola di fatto una delle mie cose preferite al mondo, nonché da chi è stato in grado di sconfiggere un Mind Flayer in una mia realtà parallela, “sbustandolo” senza pietà sotto i suoi potenti colpi di spada lunga, che dire… A quel punto il primo ascolto della giornata devo per forza dedicarglielo. Premo Play senza pensarci su troppo e provo a starmene un po’ nel chill… (dai, adesso la smetto, ho finito! 😉)
“Ok, Brunino: Togli li strumenti musicali, e togli pure le armi che se ne andranno in maniera ordinata e nelle loro custodie… A quante altre galline brucerà prima che tu riesca a mettere via tutto questo?”
Quante altre scatole mi serviranno per una vita intera di musica, cose da nerd, giuoco del pallone, e ricordi di ogni genere? E sono davvero proprio sicuro di riuscire a lasciarmi alle spalle tutto così? I miei rimedi non sembrano avere un effetto così tanto duraturo del tempo, ho svoltato a destra e tirato dritto per una decina d’anni solamente per trovarmi esattamente nello stesso incrocio, così familiare da poterne disegnare le linee a mano a mano che mi ci stavo avvicinando. Probabilmente ancora non ho finito di scontare la pena, finito di pagare per tutte le cose che ho fatto passare ad Elena, per tutte le volte che l’ho trattata come una cretina mentre lei stava male, per tutta la mia superficialità mentre lei cercava solo di spiegarmi com’è che ci si sente (nonostante sia quasi impossibile farlo). Com’è che era? “Queste cose non esistono”, giusto? “Smettila con tutte queste cazzate, ma ce la fai?”
Guardami adesso…
“In fondo te le meriti queste cose, la situazione non è ancora in equilibrio e devi sanguinare ancora un bel po’ prima di poterti considerare in pari. In fondo ci hai sempre scherzato parecchio su questo concetto di equilibrio, o ricordo male? Questa bilancia immaginaria dove ogni relazione, di ogni tipo, viene a prendersi il giusto peso… Dove le pochissime situazioni in perfetta parità saranno poi seguite dalle altre, tutte vincolate al solo principio dell’adorato e dell’adoratore. Per ogni rapporto in cui tu vieni considerato fondamentale mentre l’altra parte per te è solo un qualcosa di poco più che superfluo, avrai un rapporto in cui faresti qualsiasi cosa per chi di fatto nemmeno sa che esisti. Variazioni sul tema quante ne vuoi, purché la loro somma alla fine faccia zero.”
Passi che non ho ancora finito di pagare, passi che forse me lo merito… Ma non ho nessuna intenzione di restare in posti così pericolosi e per così tanto tempo.
È come quando resti qualche istante di più a guardare dall’altra parte, la dove non ti è concesso di vedere, iniziando anche magari ad immaginartelo uno scenario dietro a quei confini… Sai che non ne parleresti mai con nessuno, sai che non avresti mai il coraggio di scriverne. Un secondo di più e sei già di ritorno, precipitando alla realtà nel giro di un niente, la stanchezza ed il sonno ti sembrano qualcosa di ovattato, trasformato in un lontano mal di testa, sensi rallentati, come se avessi preso qualcosa, come se avessi qualche linea di febbre. Dopodiché prendi il telefono, apri note, ed inizi a scrivere un sacco di cazzate nella maniera più veloce possibile. Come se avessi fretta, come se qualcuno ti stesse rincorrendo. Come se avessi paura di dimenticare. Come se riuscissi a dimenticare.
“Dai Brunino, alzati! Mangia un boccone… vedrai che presto o tardi ci riderai un sacco su tutte queste cose”.
Seguo il consiglio e muovo i miei primi passi verso la cucina. Metto su un caffè ed apparentemente senza nessun motivo passo l’indice destro sui confini della mia jawline con un gesto alquanto familiare. Rido da solo come un cretino, “apparentemente senza nessun motivo” nemmeno per l’anticamera del cazzo, c’è un altro consiglio che devo seguire stamattina… Andre ieri mi ha detto di ascoltarmi Vite Sgrammate di Promessa, ed io ho promesso (scusa l’evitabilissimo giro di parole, non ho saputo resistere) che sarebbe stato il primo ascolto della giornata. Facile.
Quindi premo Play, questa volta per davvero, e senza pensarci su troppo: So che sto andando sul sicuro. Poi provo a starmene un po’ nel… No, non lo scriverò due volte, scordatevelo!! 😂
Devo procurarmi un po’ di cartoni delle uova… Quanti me ne serviranno? E soprattutto: quanto mi verrà in spesa a mandare tutto questo ben di Odino in Norvegia?
Il tempo di sistemare due cose e mi tornerà il sorriso.
Nel frattempo… ‘Mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.
“And all I do is kiss you… through the bars of a rhyme.”
“Drizzle!” (Light rain falling in very fine drops.)
Per oggi la prima parola, pronunciata con solo un filo di voce spezzata. Se stessi parlando con qualcuno dovrei fermarmi un secondo e schiarire la voce prima di dire qualcos’altro, ma l’ambientazione è completamente diversa. Non è ancora mattina (non del tutto almeno) e non ho ancora finito il mio Earl Grey scelto come abbinamento a tre o quattro Galletti della Mulino Bianco. Sono sul balcone con la tazza dell’Hellfire Club ancora fumante stretta nella mano destra, la bocca impastata, e con ancora indosso i vestiti della sera prima, in quanto fare le scale per raggiungere la zona notte ed andare a letto dopo una bella doccia erano tutti obiettivi difficilmente realizzabili qualche ora fa (e le tentazioni di quel divano nero così stiloso e di quella coperta, sottratta da casa dei miei una vita fa e lasciata nel contenitore della chaise longue proprio per occasioni come queste, mi sembravano una proposta troppo allettante per poter dire di no). Questi nuvoloni sembrano promettermi che terranno a bada la mia allergia ancora per un po’. Tiro su il cappuccio per proteggermi dal vento. Ringrazio Odino per avermi fatto dono di un altro giorno di freddo. La testa se ne va per i fatti suoi, la mia memoria sta cercando di riportare in superficie le esatte parole pronunciate da Samvise Gamgee giusto un attimo prima di lasciarsi la contea alle spalle. Il suono di un portone poi rompe per sempre il silenzio neanche fosse stato una bolla al naso da cartone animato, e forse solo per puro istinto mi volto appena in tempo per vedere questo tipo mentre sta lasciando casa sua: Scende un paio di gradini, si sistema lo zaino sulle spalle, dopodiché si fa il segno della croce (con tanto di bacetto sull’indice destro in chiusura). Mi trattengo a fatica dal ridere, riuscendoci solo in parte, e me ne esco con un… “Hai visto, Brunino? Evidentemente non sei la sola persona che sta per vivere una giornata particolare.” So bene che a questo punto da me ti aspetteresti qualche battuta un po’ blasfema infamante il creatore o chi per esso, è solo che ci ho dovuto dare un taglio con tutte queste cose per evitare di correre rischi inutili: Se continuo a tirare le bastie ad ogni occasione poi finisce che Tippe non mi fa più passare del tempo con Milena, e dall’esatto momento in cui la mia Potato ha messo i suoi occhietti blu dentro ai miei… Davvero non posso più nemmeno immaginare di vivere in un mondo dove lei non esiste. Senza contare poi che sto già trovando molti modi alternativi per mettere a dura prova la pazienza della mia povera neo-mamma preferita. Un esempio? Ero alla guida della carrozza (spingevo il passeggino) durante una delle visite di Her Royal Majesty presso le aree verdi del Suo regno (quartieri Farnesiana e Baia del Re) e, senza essere capace di spostare lo sguardo da quel musino neanche fosse magnetico, mi sono messo a canticchiare per lei nel modo più dolce che posso: “♫Da quando ero un kid kid al parchetto c’ho bevuto questo e ho fatto quello♫” con tutti i toni ed i crismi di una vera e propria ninna nanna. Immaginati la reazione di Tippe. Anzi no, non farlo.
Do un ultimo sorso, rientro in casa, accendo il Mac (abbandonando la tazza un po’ dove capita), e pochi istanti dopo le mie dita si stanno già muovendo ritmicamente sopra ai tasti…
“Ci siamo!” “Che vuoi dire?” “Se faccio ancora un passo non sarò mai stato così lontano da casa mia…” “Forza Sam!”
Avevo diciotto anni in quel diciassette aprile. Sono passati diciotto anni da quel diciassette aprile.
Ci sono storie facilissime da raccontare, parole e frasi che sembra si scrivano da sole in maniera del tutto spontanea, come se avessero una vita propria. Non parliamo di una di queste storie. Ho provato diverse volte a raccontarla, ma davvero non ne sono mai stato capace. Non lo farò nemmeno questa volta, non del tutto almeno. Parliamo del giorno più bello della mia vita (fino a questo momento), e probabilmente ne sono ancora così tanto “geloso” da aver inconsciamente deciso che non ne parlerei con chiunque, che non ne scriverei qui sopra… Che non ne parlerei proprio con nessuno.
Ad ogni modo conosciamo entrambi molto bene la prima parte di quella giornata, l’abbiamo vissuta insieme, e se oggi non prendessi qualche minuto per dedicarti un paio di righe me ne pentirei per il resto della vita. So che non saranno mai all’altezza, e so anche che comunque non saranno mai abbastanza per dirti grazie… ma da qualche parte devo pure cominciare, giusto?
Questo post è per te, Mester.
Quindi com’è che è cominciata quella giornata perfetta, Brunino? Scriverei che sembrava una mattina proprio come tutte le altre, ma lo farei solo per il cliché, perché stilisticamente molti racconti di questo genere iniziano proprio con queste parole. Mentirei sapendo di mentire, ed oggi proprio non mi va di farlo. Sapevo dal primo respiro (difficile a causa del polline, ma tant’è…) che “c’era qualcosa nell’aria”. Due parole veloci a Donna Giuliana per avvisarla che non sarei andato a scuola (metti che) e pochi minuti dopo stavo già lasciando Via Lusardi con una chitarra ed un paio di biglietti “area extra-urbana” al posto della solita tracolla ridotta quasi in brandelli. Destinazione Carpaneto City, ovviamente: Come fai a startene dietro ad un banco quando Mester ti chiede di passare la mattina insieme? Impossibile. C’era quel capannone del Borle, quel posto che iniziava a distruggerti i timpani solamente al pensiero di volerci fare un paio di note lì dentro, ma a noi ce ne sbatteva il cazzo. Scritte sui muri e condizioni “discutibili”, a noi piaceva così, e se ripenso a quanti ricordi ho costruito in quel posto quasi faccio fatica a crederci. Una mattina intera passata a suonare, a ridere, e a dire cazzate come se nient’altro fuori da quelle quattro mura avesse più un senso di esistere, uno di quei rari momenti in cui ti accorgi di essere esattamente dove vorresti essere e con chi vorresti essere. Punto. Probabilmente mi sarebbe anche bastato così, e non lo dico tanto per. Davvero non avevo la minima idea che quella mattinata sarebbe stata solo l’inizio di una giornata da “once in a lifetime”, da “allineamento dei pianeti”, da quel cazzo che ti pare. Tornavo a casa sentendomi in cima al mondo, e nulla sarebbe stato mai capace di uccidere quel mood.
Diciotto anni dopo. Per me vale ancora così.
Ogni momento che passiamo insieme è ancora uno di quei rari momenti in cui ti accorgi di essere esattamente dove vorresti essere e con chi vorresti essere. Ti giuro, sempre. Sei una di quelle poche persone al mondo che mi conosce per davvero, anche nei miei lati peggiori. Sei una di quelle poche persone al mondo tra quelle capaci di spazzare via ogni mio disastro semplicemente guardandomi in faccia.
Non hai idea dell’effetto che hai su di me.
Grazie per essere ancora al mio fianco, grazie per non esserti ancora rotto il cazzo di me e per non avermi lasciato indietro. Davvero non so come tu faccia a sopportarmi ancora dopo tutto questo tempo, ma sono troppo contento che tu ci riesca. So di renderti la vita difficile anche solo quando ti propongo di suonare “In fondo al mar” dalla Sirenetta, “Sesto Senso” del 🐐, pezzi di gruppi Metal dimenticati da Dio e così cattivi da mettere timore a Belial in persona, o quando con la voce eseguo la parte degli archi ogni volta che suoniamo “A Thousand Miles” (♫tututu-tututu-tuu… And I need youuu♫) 😂 Quindi grazie per l’infinita pazienza.
Non sono una persona da smancerie a caso, nemmeno riesco a scrivere messaggi a nessuno (a meno che proprio non stia morendo dalla voglia di farlo), e so che da molti anni ormai è diventato parecchio difficile tirarmi fuori un “ti voglio bene” anche usando la tortura. Ma per oggi fotte. Ti voglio un bene che nemmeno ha un senso dirtelo. Non so fin quanto durerà, ma ti prometto che da parte mia ce la metterò davvero tutta per fare in modo che sia un “per sempre”.
Lo so, stronzi, sono consapevole di non essere riuscito a distrarvi con questi racconti di una bromance. Se state ancora aspettando di leggere il seguito della storia di quella giornata così perfetta, sappiate che resterete delusi. Magari ci riproveremo tra altri diciotto anni, o forse chissà… Ho sempre specificato “il giorno più bello della mia vita fino a questo momento”, e sono sempre stato parte di quelle persone con una curiosità quasi morbosa su tutto ciò che riguarda “il domani”. Magari vivrò giorni anche migliori di questo, e quasi chiuderei questo racconto dicendovi che ci sono forse già andato vicino in qualche occasione ed in tempi recenti…
“Ora vorrei fare un esempio, ma se lo faccio viene giù tutto”. [Max Allegri] 😉
BACCHeTTe come se piovesse. Your Favorite Milk Delivery Boy.
I got wiring loose inside my head I got books that I never ever read I got secrets in my garden shed I got a scar where all my urges bled I got people underneath my bed I got a place where all my dreams are dead Swim with me into your blackest eyes.
Curriculum vitæ, The Beatles, bugie bianche, desideri da esprimere con l’ultima Marlboro capovolta nel pacchetto, e gli orsetti gommosi di Alice Cullen (con le prote?) C’è davvero un po’ di tutto, quindi meglio muoversi in maniera ordinata. In breve.
“Non ho mai pensato molto a come sarei morta, ma morire al posto di qualcuno che amo è un buon modo per andarmene.”
E già così potrebbe anche bastare, no? Dovrei chiudere tutto, spegnere il Mac, caricare l’asciugatrice, ed uscire da questo cesso di casa mai stata in condizioni peggiori di queste. Le alternative? Peggio che andar di notte. Fissavo il cursore pensando ad una frase che suonava parecchio tipo: “Quando si tratta di gelato, sceglierei sempre e comunque la stracciatella. Una delle cose che amo di più al mondo, quasi quanto il cioccolato fondente, il caffè amaro e le Marlboro, quasi quanto il tuo neo sul lato sinistro del viso.” A mio avviso anche Alfa in persona proverebbe solo vergogna se una cosa del genere l’avesse scritta di suo pugno, e a buon diritto direi, ma al netto di questo… Se davvero vuoi iniziare a scrivere qualcosa citando la prima frase del primo film di quella saga, allora devi proprio dare una giustificazione così forte da poter reggere l’impatto. Mi spiace deluderti, ma non ne ho una. È solo che, una volta scartata quella bellissima stronzata così mielosa da potertene tranquillamente vergognare per i prossimi quindici anni, dovevo pur trovare un modo per cominciare a scrivere.
Quindi ho cambiato completamente rotta (♫ciurmaaa, questo silenzio cos’è??♫) ed ho deciso di dedicare invece la prima parte di questo post ad una mia affezionata lettrice. Male Male Qui, Brunino! Fai così solo quando ti senti in colpa per aver fatto qualcosa che non va. Non è del tutto vero. La ragazza sa benissimo come difendersi da sola (forse lo sa fin troppo bene: ho ancora i segni sulla schiena per aver preso una “portafogliata” a velocità folle, uno di quei tiri che forse anche Gianluigi avrebbe definito come “imparabile”, uno di quei tiri al volo che dopo puoi soltanto andare a bussare sulla telecamera per dire a Spallettone che ci sei anche tu… e tutto questo “solo” per aver detto una mezza frase fuori posto nonostante me ne abbia lasciate passare ben di peggiori), e sa anche com’è che si fa a rispondere “colpo su colpo”. (Tipo?) Ti rifai vivo dopo aver avuto qualche problema di salute e lei si presenta con un regalo che a definirlo come unico e davvero originale non gli renderei giustizia. Un sacchetto di orsetti gommosi. Aspetta, orsetti gommosi sì, ma non parliamo di orsetti gommosi come tutti gli altri… Questi hanno le prote! Esistono davvero, e non riesco a farmene una ragione. Spero con tutto me stesso di finire nello stesso girone dell’Inferno che pazientemente sta aspettando il loro creatore, e questo solo per potergli fare una domanda o forse due. “Quando li ho visti ti ho subito pensato, non potevo davvero lasciarli lì. Mangiali che secondo me ne hai bisogno, così diventi forte…” Per poi abbracciarmi, mentre in viso era già tutta rossa (Cit.), probabilmente per essersi accorta da subito di aver detto una stronzata di portata epica, di aver tirato fuori una di quelle cannonate da “colpito e affondato”. L’hai mandata a fare in culo? No, non ne ho avuto il coraggio: un po’ perché davvero non riuscivo a smettere di ridere, ed un po’ perché comunque sono ancora in stra-debito con lei. Non è da tutti offrirsi per accompagnarti sulla Parcellara (da lei ri-battezzata “La Parce” per l’occasione) per il fatidico addio con salto “giù dal dirupio”, e non è da tutti sistemare di conseguenza la propria agenda per poterci essere. E farlo in risposta al solo tuo chiedere qualche giorno in più per completare il tuo outfit? Notevole. In teoria si muore una volta sola, quindi mi sembrava appropriato immaginare un codice di abbigliamento adeguato al mio modo di essere (per poterlo poi rispettare meticolosamente): calze con i draghetti, CK underwear, le mie fedelissime AF1 alte e custom in omaggio agli 80s mai vissuti se non per un’anno e tipo quattro mesi e mezzo (♫in giro tutto meeessooo woo-oow!♫), jeans distressed Imperial in grigio (solo perché ci sto dentro una volta e mezzo e vorrei morire anche comodo), felpa di Attack On Titan (da definirsi se quella con il Colossale o se quella con Eren sulla schiena), cappello To The Stars Inc. ed una spruzzata generosa di Bleu De Chanel. Mancava la t-shirt, elemento fondamentale, e ne volevo una che mostrasse orgogliosamente la mia nuova frase preferita (non chiedere, se non sai quale sia allora ci sarà sicuramente almeno un buon motivo perché le cose vadano così). “Ok, dai. Fatti stampare sta cazzo di maglietta, poi quando sei pronto ti prometto che ti accompagno ad ammazzarti.”
Neanche sette mesi fa scrivevo che sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei nominato “la figlia del fornaio” da queste parti, e davvero credevo che avrei mantenuto la parola. Di solito non faccio così, non mento, non infrango promesse. Solo che con te è sempre stato tutto fuori da ogni schema, completamente fuori controllo. Quindi sto per chiamarti in causa. Di nuovo. E mettiti comoda: Ho ancora qualche bugia da raccontare. Ho ancora qualche bugia da raccontarti.
Non ho mai pensato molto a come sarei morto, ma sognare di morire mi è capitato almeno una volta o due in tempi recenti. Nulla di cui preoccuparsi, se solo non fosse che in una di quelle occasioni sia stata proprio tu ad affondare la lama dentro di me. Ricordo ancora il dolore, troppo vero per potermi svegliare, l’espressione sul tuo viso, ed il castano dei tuoi occhi vuoti e fissi dentro ai miei mentre tutto il resto lentamente scompariva. (Che Stronza!) Mai stato innamorato di te, comunque. È un termine che uso quasi mai, ed è un termine che uso per esprimere un concetto completamente diverso rispetto a quello che conosci tu. Sono innamorato anche in questo momento, anche adesso, e lo sono di una manciata di persone, per intenderci. Non di te. Di te ero completamente perso, ossessionato. Pensavo a te ogni cazzo di giorno, in ogni momento e con ogni respiro, da quando mi svegliavo fino a quando andavo a dormire (e se proprio non riuscivo a farlo, quando tornavo a casa così stra-fatto da dovermene vergognare, rimanevo a fissare il soffitto sussurrando nel buio e nel silenzio cose che invece avrei detto a te. Difficile capire se questo sia successo davvero o se me lo sia solo immaginato). Poi basta. Ho detto a chiunque sapeva di te che non abitavi più tra i miei pensieri, a fare la spesa in negozio ti si vede quasi mai (si vede più spesso il tuo moroso, per quanto, scherzando con il Conte, ho detto che si faccia molta fatica a distinguerlo dalla massa: appartiene alla categoria dei pischelletti con lo stesso taglio di capelli, lo stesso stile di abbigliamento con gli stessi pantaloni e dello stesso colore, stesse scarpe e stesse espressioni. Comunque molto più adatto di me per stare al tuo fianco, e non sono ironico), e so quali posti e quali strade sono da evitare se non mi va di vederti (nella stessa maniera in cui so che è meglio cercare di evitare di ascoltare la voce di Shiva se non mi va di pensarti, anche se questa cosa è vera solo in parte: sono entrato così tanto in quel mondo che un po’ ha iniziato a fare parte del mio mondo, e difficilmente ormai lo associo a te).
Non che stia frequentando chissà quanta gente o chissà quanti posti ultimamente. Al netto del mio cerchio più stretto, al netto di passare serate a fare musica con Mester (persona per me di vitale importanza, amicizia che da sola è già abbastanza per non volerci finire davvero in quel dirupio), ed al netto di passare serate a giocare a Dungeons And Dragons con La Bisca (posto che mi permette di mantenere viva la mia liaison con Diego, la mia vera metà della mela, di ampliare la mia cultura musicale grazie al palato raffinato del Rouge, di discutere sul romanticismo del wet-shaving con Angelo, o di quanto sia stata una pessima idea quella del Dan di voler giocare a tutti i costi un Warlock malvagio con me come Paladino in compagnia. In ultimo, mi permette di poter amare senza essere ricambiato il nostro Mattia, con quel look “a la Numero Quindici Andrea Barzagli” leggermente appesantito dal troppo smart working, ma sempre pronto a consigliarmi manga e anime che finiscono poi sempre per rapirmi completamente. Quindi tanta roba!) Al netto di tutto questo insomma (scusami, mi stavo perdendo via) c’è quel negozio dove ogni volta che tu entravi io non ci capivo più una Madonna di niente. Negozio fondamentalmente abitato da una persona che detesto con tutto me stesso, da qualcuno che mal-sopporto e a fatica, dalla stra-grande maggioranza di cui me ne frega meno di un cazzo, da un po’ di gente che mi piace, da una manciata tra questi che mi va anche particolarmente a genio, e dai miei Fab Four: George, John, Paul e Ringo (quattro stronzi, messi giù in ordine alfabetico prima che quel terrone inizi a farsi delle pare, e che donano a quel postaccio tutto un altro colore).
John è stato chiaro, non vuole più sentirti nominare. Nemmeno per un minuto, nemmeno per scherzare. Nemmeno se gli dicessi che avrei scelto lui come padrino di Draco, il nostro primogenito. Nemmeno se gli dicessi che avrei scelto Paul come padrino di Arya, la nostra piccola baddie. Nemmeno se gli dicessi che George e Ringo sarebbero stati i testimoni dello sposo. Nemmeno se… (la devo smettere con ste cazzate: ci sto ridendo da dieci minuti da solo! 😂) Sembra mal sopportare qualsiasi cosa possa farmi male, e questo ai miei occhi lo rende davvero speciale. Molto probabilmente non vi sareste piaciuti per niente. Rapporto bellissimo anche se complesso. Nemmeno tanto per i rientri alle 5.50 del mattino in condizioni da dover leggere il tuo nome sulla patente di guida per potertelo ricordare, a quello sono abituato, ma rischiare delle denunce e anche gravi a causa del nostro sondaggio (Signorina, ma lei il pesce lo preferisce tutto intero oppure scapocchiato?) non è che sia proprio tutta questa grande idea. Tutto sembra molto più facile quando c’è lui, a patto di non mettere la gelosia di mezzo ovviamente. Nata come una cosa innocente, nata quando mi ero accorto della sua eccessiva simpatia verso un fruttivendolo pettinato come me, ma con un look decisamente più hipster con tanto di barba ed occhiali. “Bro, smettila di guardare in frutta e verdura! Potresti almeno non farlo quando ci sono io??” Immaginatelo però detto con un tono da fidanzata possessiva, ed immaginati quanto ci siamo spaccati dal ridere appena fuori dalla porta del magazzino mentre tutti ci guardavano malissimo. Grave errore: ha assegnato anche a me una “relazione extra-coniugale” ed ora sto subendo le peggio cose: “Tu dici tanto di me, ma non pensare che non me ne sia accorto.” “Di cosa?” “Ogni volta che entra in magazzino ti si illuminano gli occhi.” “Dai, ma che cazzo dici?” “Ti giuro fra, dovevate vedervi… sembravate due fratellini” o peggio… “Solo adesso sto capendo perché ti piace quella canzone… ma ti tocchi anche mentre la ascolti??” Cose di questo tipo insomma. Biagio e Diego, con fare protettivo, si sono permessi di metterci in guardia: “Ragazzi, occhio che dal fare così a picchiarselo nel culo ci passa veramente poco!” Noi ci abbiamo provato a rispondere dicendo loro che: “Tranquilli, il rischio non esiste, siamo così tanto etero da essere tranquillamente in grado di scherzare su qualsiasi cosa.” Non credo ne siano proprio convinti.
Esiste un mio progetto su Logic per il quale provo sentimenti contrastanti. (Brunino, cos’è Logic?) Logic è un software che viene utilizzato durante tutte le fasi della produzione musicale. Da un po’ di tempo a questa parte ho qualcosa che bolle in pentola, qualcosa che è finito (per citare una mia ex-relazione complicata) nella cartella “non sa/non risponde”, ed il suo working title (sempre trovato divertente assegnare titoli provvisori da sostituire poi a lavori ultimati) è “Curriculum Vitæ”. “Aspetta un momento, ma quindi non stai cercando un nuovo lavoro?” No, e poi dove potrei mai andare? Due cose a riguardo: Primo, il mondo ha ancora bisogno di me nelle vesti de “Your Favorite Milk Delivery Boy”. Secondo, non siamo ancora pronti per il grande salto. Mischierò le carte solamente quando Paul avrà ultimato gli studi, dopodiché avremo finalmente la nostra azienda (e che si fottano tutti gli altri e tutto il resto!) Curriculum Vitæ è la classica cosa che non avrei mai dovuto iniziare, la classica cosa di cui dovrei vergognarmi e nemmeno riesco a farlo, più che altro per come è nata. Semplice scherzare con qualcuno su un rapporto che non ha mai avuto nessun senso, parecchio più difficile pagarne le conseguenze quando la cosa inizia a diventare un problema, a divertirti sempre di meno, e a farti sempre più male. Ho sempre pensato che creare qualcosa, che sia scritto a parole o con musica, sia un ottimo metodo per lasciarti alle spalle cose scomode, e molto probabilmente l’idea è partita proprio da lì. Una cosa del tipo: “Ok faccio questo per te, la butto anche un po’ in caciara per fare come se non avesse tutta questa importanza per me, e poi non so come e non so se davvero posso farcela, ma troverò un modo per lasciarti indietro.”
Se John conoscesse tutta questa storia si incazzerebbe tantissimo con me. George, con il suo fare paterno, mi supporterebbe come ha sempre fatto (e magari mi offrirebbe anche un giro o due, così per gradire). Paul direbbe che “Gasa Tantissimo!”, segnandosi con le dita i confini della sua jawline (O così me la voglio immaginare). e Ringo?
Difficile a dirsi. I nostri trascorsi sull’argomento aprono sicuramente un dibattito. Lasciando da parte per un attimo la storia del Titanic (anche se mi faccio i complimenti da solo per la mia fervida immaginazione e per la mia creatività senza una fine) sono sempre stato abbastanza spietato con lui. Ai tempi della sua navigazione in acque lombarde/sarde gli stavo addosso ogni volta che ne avevo occasione: “Allora? Come se l’è cavata la sarda? Gliel’hai già fatta vedere la lancia? Ha preso paura?” O se ci si sentiva più internazionali… “Jesus Christ Almighty, it’s so black and so big!! Is it even gonna fit??” Cose di questo tipo, insomma. (Cosa ti aspetti?) Beh, parte di me che, se lui conoscesse tutta questa storia, se ne approfitterebbe per togliersi qualche sassolino e per gustarsi una (sacrosanta) vendetta, l’altra parte invece si immagina cose completamente diverse. Non ci siamo piaciuti da subito, inizialmente quasi non ci cagavamo di striscio, tutto il contrario di un colpo di fulmine. Ora mi viene davvero parecchio difficile immaginare l’inizio di un turno senza passare a salutarlo, fosse anche solo per abbracciarlo per poi sfotterlo sul suo Eau de Parfum con in cima alla piramide olfattiva quell’inconfondibile essenza di pollo ammazzato male. Il suo essere di buon umore è contagioso, il suo saper scherzare su ogni cosa ed il suo saper trovare un lato divertente anche nelle cose più difficili è davvero pazzesco: vibes positive da assorbire fino all’ultima goccia per poi poterle utilizzare al bisogno. Quindi sì, probabilmente mi prenderebbe per il culo, ma poi so che le cose che avrebbe da dirmi mi farebbero subito stare meglio.
“Ok, però te ne devo scroccare una, che io non ne ho più.” “E che problema c’è!” “Ma il pacchetto è nuovo.” “E quindi? hai paura di farti male le manine se lo apri tu, principessa? Dai, apri ste benedette Marlboro che c’ho ancora il sapore del caffè in bocca.” Ringo si rigira tra le mani il pacchetto, poi lo sbusta, prende una sigaretta e se la infila in bocca. Dopodiché ne tira fuori un’altra, la gira al contrario e la re-infila nel pacchetto. Poi me lo passa, mentre senza riuscirci io cerco di nascondere un sorriso. “A scuola facevamo sempre così, quando accendi l’ultima poi devi esprimere un desiderio.” “Lo so, lo so… facevamo così anche noi. Scusami, è che ho appena avuto un déjà-vu, ma non risale ai tempi della scuola.” “Ah ok. Vuoi parlarne?” “Magari un’altra volta, dai… Domenica ci sei?”
Diciassette sigarette dopo è rimasta soltanto lei nel pacchetto. Stasera ho bevuto forse un po’ troppo, e ti scriverei anche che quasi ci sto mettendo qualche secondo in più del dovuto per ricordarmi perché quella sigaretta sia capovolta… stilisticamente ci starebbe di brutto, nella storia anche, ma sono stanco di tutte queste bugie bianche. “Allora lo esprimi sto desiderio?” Beh, la situazione è completamente diversa. Tanto per cominciare non sono a tipo duecento e passa chilometri da casa mia, ma sul mio balcone. La giornata di oggi non è stata proprio tutta da buttare via, ma sicuramente non può competere con una delle giornate più belle che ho vissuto nell’ultimo periodo, nella sua semplicità. Loro due non ci sono, sono da solo, non ho nessun bisogno di dire stronzate come “vorrei fare sei al Superenalotto” solamente per buttarla in caciara. Non che a loro due ho mentito o mentirei mai, ma non mi andava di passare per “romantico” in quel momento. Non ti so tanto spiegare, è che sono sempre stato così tanto “over-sensitive” nella mia prima versione, che poi ho dovuto per forza distruggere quella parte di me e passare molti anni a combattere perché tutti vedessero finalmente quanto io sappia essere freddo. Vestiti decisamente più comodi. Già scritto così da queste parti. A quella Marlboro avrei potuto chiedere qualsiasi cosa, ed io ne ho scelta una davvero semplice, che qualcuno definirebbe quasi banale, ciò non di meno a quella Marlboro ho chiesto esattamente la cosa che avrei davvero voluto di più in quel preciso momento. E per me è stato davvero intenso.
“Ok, ma sei ancora seduto sul gradino del balcone, e stai tremando dal freddo. Lo vuoi esprimere sto cazzo di desiderio oppure no?” Certo che sì, perseverare è diabolico, come faccio a chiamarmene fuori proprio io? Sfilo la sigaretta girata da Ringo, me la appoggio sulle labbra, e mentre do un giro al clipper mi guardo intorno per vedere se c’è qualche stella stanotte… “Niente. Hai visto? Odino non vuole!” Rido da solo per qualche secondo, poi mi accorgo che, chiudendo per un attimo gli occhi, eccole lì. Le stelline bianche di quando ci sei e non ci sei, di quando tutto intorno sembra muoversi un po’ troppo ed un po’ troppo velocemente. “C’è da bere dell’acqua Brunino… il tuo stomaco!” Accendo, faccio un tiro, ed esprimo il mio desiderio affidandolo alle “mie” stelline, dopodiché mentre ancora il fumo non ha finito di lasciare le mia bocca me ne esco con un… “dai, facciamo come se”.
E la storia può considerarsi chiusa anche così, con un “facciamo come sé”, come già troppo spesso sto facendo ultimamente. In fin dei conti quando si tratta di gelato, sceglierei sempre e comunque la stracciatella. Una delle cose che amo di più al mondo, quasi quanto il cioccolato fondente, il caffè amaro e le Marlboro, quasi quanto… Quella vigliacca di tua madre!
“Giusto, Bruno. Giusto! Questi sono gli slang, questi sono gli slang del blocco, gli slang della strada! Giusto, orario chill? Alle sei, già finito! Troppo Chill!” [Paul McCartney]
‘mocc. Your Favorite Milk Delivery Boy.
I don’t care if Monday’s blue Tuesday’s gray and Wednesday too Thursday I don’t care about you It’s Friday, I’m in love…
Lo so, volendo mettere i puntini sulle i, sarebbe stato più corretto utilizzare il termine introduzione. Vero che se tu potessi entrare nella mia testa ci sentiresti molte più voci oltre alla mia, come se più persone indossassero contemporaneamente i miei vestiti prendendosi il centro della scena a seconda di come cambia il vento, ma se non ricordo male non è mai l’autore di un testo a scrivere una prefazione. Queste prime parole poi dovrebbero solo servire a spiegarti cosa troverai tra le righe che seguono, anche perché capisco che il mio iniziare a scrivere qualcosa con un titolo di questo tipo possa lasciarti perplesso. No, non parlerò di mio fratello, nonostante la sua somiglianza con Cattelan sia (per me) innegabile ed ingrediente principale per preparare la ricetta del suo aspetto fisico (accompagnato da una generosa porzione di Scott Clifton, e da un pizzico di Lorenzo Fragola q.b.). Parlerò di musica, come già faccio troppo spesso quando ci incontriamo fuori da queste pagine, e ti chiedo scusa se la cosa un po’ ti da noia. Parlerò di musica, e lo farò un po’ perché trovo sia giusto farlo in questo periodo dell’anno, post Festival Della Canzone Italiana, ed un po’ perché avevo davvero tanta voglia di condividere con te un mio pensiero nato dopo essere inciampato in una frase pronunciata dalle labbra di quel gran figo di Alessandro Cattelan. Ma arriviamoci con calma. Ti prometto che, se avrai la voglia di passare qualche minuto qui con me, ti sarà tutto molto più chiaro.
In cauda venenum. (Tua madre è quello che è)
Ok, questa è a tutti gli effetti sempre una introduzione e mai una prefazione(che te devo di?). È solo che tra i due termini preferisco di gran lunga il secondo, e poi non sono sicuro che avrei usato proprio queste parole se avessi deciso di tornare indietro a correggere. Quindi bene così, dai. (Forse.) (Fotte.)
Prologo
Quindi ho deciso di aspettare che si calmassero le acque. Ho atteso pazientemente che tutti i vari post sull’argomento, che per giorni hanno giustamente intasato i nostri feed, iniziassero a dissolversi poco a poco prima di mettermi a scrivere. Resta da chiudere solamente la questione Eurovision, quindi direi che ci siamo. Perché Sanremo è Sanremo, lo è stato anche se l’ho seguito un po’ così, a spizzichi e bocconi, sfruttando la pazienza infinita della signorina Simona Tiano. Non la conosci? Figlia di Anna Pepe, omonima della baddie tra le più baddie dai capelli rosa come la codeine (non ci è dato sapere se dopo aver fumato anche lei si senta una Winx). Un’anima dannata come la mia, costretta a sopportarmi scontando la sua pena al mio fianco in quella latteria portuale di Via Conciliazione angolo Via Calciati. Giornate troppo lunghe di un periodo troppo intenso. Soluzione? Saltando le due serate centrali dove avevo altro da fare, per la prima serata, per quella delle cover, e per la finale, ho fatto ampio uso del suo preciso e puntuale servizio sveglia telefonica. Tanto sapevo benissimo che l’avrebbe seguito tutte le sere e nella sua interezza; ben due terzi dei suoi pesci preferiti tra quelli presenti nel suo Acquario di Genova ideale si dovevano esibire per la gioia del suo cuoricino, delle sue orecchie, e (perché no) dei suoi occhi… Parliamo di Andrea Emanuele Brasi (in arte Bresh), e di Federico Olivieri (in arte Olly). Vero, mancava all’appello Andrea De Filippi (in arte Alfa), ma si sa mai che “qualcuno” poi lo vada a trovare quest’estate quando si esibirà a Piacenza. Questo servizio sveglia telefonica ha fatto in modo che io non mi perdessi per nessun motivo nessuna tra le esibizioni dei miei artisti preferiti in gara, che oltre a quelle dei due sopracitati pesci made in Genova (uno invasato con il Grifone e l’atro con il cuore Doriano), comprendeva quelle di Giorgia (per me la miglior voce femminile nella storia della musica italiana), di Rkomi (confesso, una delle mie penne preferite… poi dai, come cazzo si fa a non volergli bene con quelle orecchie lì e con quel sorrisetto da coglione che non capisci mai se ti stia prendendo per il culo o no) e di Rose Villain (ti amo Rose, lo sai, inutile aggiungere altro… si ‘na pret!) Davvero un bel gesto, peccato che poi se ne sia dovuta sicuramente pentire. Perché? Ovvio: anziché ringraziarla, è stata costantemente presa per il culo sia per il suo ipotetico essere una fangirl, e sia per il suo spiccato interesse mostrato verso la biologia marina. Come? Chiedendole se fosse svenuta al cospetto della prestanza fisica di Olly, se avesse tenuto a portata di mano il Prep (famoso rimedio e fonte di sollievo da ogni tipo di irritazione, arrossamento ed “infuocamento”, if you know what I mean), o se fosse stata proprio lei la povera disgraziata ad aver gridato “Vai Andreaaa!” giusto un istante prima che Bresh iniziasse a cantare (nonostante sapessi benissimo che la povera malcapitata fosse sul divano di casa sua e con il telefono a tiro per svegliarmi ad intervalli regolari, e che io la stessi costringendo a leggere un sacco di stronzate scritte da quel cretino di un lattaio).
Primo (ed ultimo) Capitolo
Una bella settantacinquesima edizione, non mi sento di dire altro. Oltre a “quelle cinque canzoni là”, tra il dormi-veglia, ho avuto occasione di scoprire tante cose per me nuove e di ascoltare musica interessante, quindi bene così. Soddisfatto. Soddisfatto così come pure del risultato, Olly per me si merita solo cose belle, nonostante il mio cuore (clamorosamente di parte), in segreto facesse il tifo per Bresh. Chiedo scusa, ma ne sono completamente rapito da sempre e per sempre. Va così. Ad ogni modo è da quei giorni la che di tanto in tanto in riproduzione sulle mie AirPods ci finiscono sia “La Tana Del Granchio” che “Balorda Nostalgia”. La cosa non dovrebbe stupirti. La cosa non stupisce neanche me. Tutto come da copione, così come lo sono state tutte le cose che abbiamo letto nei giorni successivi. Non voglio riportare niente, non mi interessa farlo. Chiudo solo la questione dicendoti che penso sia parecchio difficile scrivere una canzone trattando per l’ennesima volta dello stesso argomento riuscendo poi a non risultare banale. E farlo con quella R poi, con il coraggio di inserire la parola “tiritera” nel testo sapendo benissimo che l’avresti pronunciata così… Bravo Olly (che te devo di?) Già mi garbavi, adesso hai un nuovo fan.
C’è una cosa però, una sola, che non è che non mi sia andata giù, ma che un po’ di amaro in bocca me l’ha lasciato. Leggo qualche post qua e la, poi inciampo in una frase che pare abbia detto Cattelan durante una intervista:
“è salutare non capire i gusti o le canzoni dei figli. Altrimenti vuol dire che non sei cresciuto: mentalmente sei rimasto alla loro età.”
Presa, metabolizzata, e poi portata altrove, allargando anche un po’ il suo significato assecondando l’interpretazione che la mia mente gli ha voluto dare.
Ho sempre pensato che discutere di gusti musicali abbia poco senso, altrimenti non credo che useremmo proprio la parola “gusti” (duh?), ad ogni modo ci sono alcune cose, alcuni comportamenti, che vanno un filo oltre, che proprio non sono mai riuscito a comprendere e che forse mai capirò. Non voglio sembrarti aggressivo, tutt’altro, e se un po’ mi conosci sai bene che non sono così. Non sono mai stato il tipo di persona che guarda tutti gli altri dall’alto, convinto di essere nella ragione mentre il resto del mondo si sta sbagliando. Al limite mi chiedo se quello sbagliato sia proprio io. Al limite mi faccio qualche domanda in più. Faccio davvero troppa fatica a comprendere il mondo delle “cariatidi” (tono volutamente scherzoso). Parlo del mondo di tutti quegli ascoltatori un po’ attempati e con atteggiamenti da grandi esperti di musica, ma con pochissima, se non nulla, cultura musicale alle spalle. Li riconosci perché utilizzano quasi sempre frasi ed espressioni a la “non esce un disco interessante da Led Zeppelin II” oppure “la musica di oggi è solo merda, non riesco ad ascoltare nulla”. Faccio davvero troppa fatica a comprendere il mondo degli “intellettuali”. Parlo di tutti quegli ascoltatori che magari una cultura musicale ce l’hanno pure, anche se spesso limitata, ma che si rifiutano di ascoltare qualsiasi cosa che per il loro palato così raffinato non sia abbastanza ricca di note “ricercate”, “virtuose” oppure “eleganti”, a seconda dei loro parametri e dei loro generi di riferimento. Faccio davvero troppa fatica a comprendere il mondo dei “pischelletti”. Parlo del mondo di quei giovani ascoltatori capaci di ascoltare un genere ed uno soltanto e poi basta così, disprezzando tutto il resto a prescindere che si tratti di musica di oggi o del passato. Ascoltano esclusivamente “quello che ascoltano tutti gli altri in questo momento” in maniera completamente miope, incapaci di guardare un passo oltre al proprio recinto (e mi fermo qui per non cedere a facili ironie, che poi finisce che faccio incazzare pure loro assieme alle cariatidi ed agli intellettuali 😉). Faccio davvero troppa fatica a comprendere anche il mondo di tutti quegli ascoltatori, appartenenti a qualsiasi generazione, privi di ogni tipo di curiosità, di stimoli a conoscere cose nuove o di voglia di capire quelle del passato, ma convinti di aver la verità in tasca e di aver già capito tutto il gioco. Mi spiace, ma sono tutte cose che sento troppo lontane da me. Per me non dovrebbe essere una cosa così allucinante trovare nella libreria musicale di un ragazzino anche i primi dischi di David Bowie, e non dovrebbe lasciare così tanto di stucco quando un batterista quindicenne si mette a re-interpretare in chiave punk rock “a la Travis Barker” un disco uscito stamattina. Perché? Perché trovo che ascoltare musica del passato abbia tutto un sapore diverso, e perché trovo che per un giovane musicista immergersi nei dischi ascoltati dalle generazioni precedenti sia un’occasione da non perdere per imparare lezioni importanti, per ampliare il proprio vocabolario, mettendo poi tutto in pratica quando scrive le sue cose pur esprimendosi con un linguaggio più attuale. Figata. Per me non dovrebbe essere una cosa così allucinante trovare nella libreria musicale di un adulto anche dischi di artisti appartenenti alle nuove generazioni, e non dovrebbe lasciare così tanto di stucco quando un genitore comprende e sa apprezzare anche la musica che ascolta suo figlio. Altro che mentalmente rimasto indietro. Perché? Perché trovo che seguire la costante evoluzione della musica sia una cosa troppo affascinante per perdersela, per rimanere indietro. La curiosità dovrebbe sempre essere soddisfatta, e la fame di cultura musicale dovrebbe sempre essere alimentata. Ve lo posso giurare, a scartare musica “per partito preso”, senza prima conoscerla o aver cercato di capirla, non si fa un bell’affare. Rischi di perderti cose davvero molto belle. Poi è chiaro: ci saranno cose che ti piaceranno tantissimo, altre che ti piaceranno decisamente meno, altre che troverai quasi insopportabili. Quelli sono gusti, anche io ho i miei, ma disprezzare senza conoscere ha davvero poco senso. In trentasei anni non ho ancora trovato niente di più bello della musica, non porti limiti inutili. I Metallica continuano a suonare nonostante abbiano l’età dei miei genitori, e lo fanno con la stessa attitude e gioia di quei quattro ragazzi che nel 1981 hanno iniziato a cambiare per sempre le sorti di un movimento intero. Aspetto le follie sperimentali di geni come Steven Wilson, spero con tutto il cuore in un nuovo disco dei Knuckle Puck che possa darmi altri motivi per continuare a respirare, e non vedo l’ora di ascoltare il disco d’esordio di Latrelle in quanto penso abbia un suono ed un flow entrambi proiettati verso strade nuove. Benedico le piattaforme digitali, avere accesso a qualsiasi cosa in qualsiasi momento è il potere più grande che mi sia mai stato dato, allo stesso tempo adoro ascoltare e collezionare dischi. Sul mio giradischi ci finiscono sia vinili di Bresh, del Goat, o di Izi così come quelli dei Porcupine Tree, degli Explosions In The Sky, dei primi Black Sabbath, o dei fab four…
(Angelo, terrone che non sei altro, non stavo parlando della formazione guidata dal fiero Capitan Bottego, e della quale ti sei auto-diagnosticato un quarto posto. Parlavo dei Beatles, hai presente? Ok che volendovi immaginare così… il ruolo di Paul McCartney, che “gasa tantissimo” 😂, saprei già a chi assegnarlo, e so che quasi sicuramente saresti anche d’accordo con me. Ma te lo immagini un Ringo Starr cosìabbronzato? Non avrebbe mai potuto funzionare ❤️)
Non sei costretto a schierarti, non devi scegliere una fazione piuttosto che un’altra. Non ci sono fazioni. È proprio questo il bello.
Epilogo
Non lo so nemmeno io “se i miti della Grecia sono tutta verità”, ed alla Marvel ho sempre preferito la DC Comics fosse anche solo per Batman, ma ad ogni modo… grazie bresholino per aver scritto un disco davvero così bello. Bro, con il suo accento, direbbe “se mi avessero chiesto di giocarmi un coglione, mi sarei giocato pure l’altro” che mi sarei ri-ascoltato tutto “Che Io Ci Aiuti”, e non ci ho provato nemmeno per un attimo a resistere. Ora, se ti riesce, immaginatelo un brunino in giro con le cuffie e con un felpone della Billabong con le maniche bucherellate (un po’ dal coniglio che viveva con lui ed un po’ da alcune vecchie e cattive abitudini). Immaginatelo mentre arriva all’ultima canzone, No Heroes, con la consapevolezza che stia per ascoltare uno dei suoi pezzi preferiti ed un po’ stia anche per farsi del male. Immaginati le scosse lungo la sua spina dorsale, così come nelle sue braccia e nelle sue gambe, ad ogni “oh, eh-hooo”. Immaginati un sorriso ed i suoi occhi gonfi da qualche lacrima trattenuta, mentre con le labbra ne segue tutto il testo… a memoria tipo come una bizzoca reciterebbe tutto il credo la domenica a messa. Grazie ancora, bresholino, per avermi ispirato a scrivere queste cose…
Conosci il mondo dell’ ASMR? No, aspetta… Frena! Non correre a testa bassa verso conclusioni affrettate. Ok, senza dubbio i miei pensieri avrebbero bisogno di una bella ristrutturazione fatta a modo, e sicuramente dovrei fare un bel po’ di lavoro sulla mia salute mentale. Molto probabilmente poi, in una situazione come questa, anche l’aiuto esperto di “uno bravo” andrebbe davvero preso in considerazione. (E fin qui…) Ad ogni modo non mi ci vedo tanto ad esserci sotto con tutta quella roba lì, con tutti quei suoni e tutti quei rumori piacevoli di cui la gente si serve per curare i propri stati d’ansia. (Forse?) Non so se hai presente, ma parliamo tipo di voci che sussurrano parole appena percepibili, capito? Di superfici ed oggetti sfiorati con le unghie, di cose così insomma…
Come il canto di un rasoio di sicurezza? (Non ti seguo. Dove vuoi portarmi?) Dai, faccio un passo indietro di qualche anno e te la spiego. (Maronn!)
Ho sempre odiato radermi, te lo giuro è una cosa che ho sempre detestato con tutto me stesso. Non una bella idea? Concordo, vista anche la pettinatura che madre natura mi ha imposto fin da giovanissimo, e con questo look poi… che richiede una notevole familiarità con le lame. (Cosa?) Serviva una soluzione, ed una in grado di conquistare il cuore e la mente, entrambi così complicati, di questo povero lattaio (spennato come un pollo post skincare italo-mauriziana praticata da Sir Giovanni in persona). Ho puntato tutto sulla mia curiosità verso le cose del passato, sul mio inesauribile animo nerd, e su quel poco che rimane tra i rimasugli del mio lato “over-sensitive”. Il risultato? Questo: è da qualche anno che, quando è possibile farlo, prendo del tempo per me stesso e mi concedo il piacere della rasatura con metodo tradizionale.
Quindi in giorni come questi va più o meno così, e lascio agire la crema pre-barba mentre preparo le mie armi. La scelta del rasoio è uno dei momenti più importanti di tutto questo rito, ed oggi tocca a Pungolo(rasoio di sicurezza proudly made by Edwin Jagger, davvero molto old-school), mentre Narsil (shavette obviously made by Parker, con un manico in legno bello per sempre) e Goat (moderna interpretazione di Gillette e Razer con cui ho voluto omaggiare Antonio Hueber da Padova 😉) se ne stanno in tribuna a guardare. Prelevo con un pennello un po’ di sapone ed inizio a montarlo in una ciotola, mentre respiro lentamente e lascio che questi profumi mi calmino e mi rilassino fino in fondo. Non c’è fretta, prendo tutto il tempo che mi serve. E mi insapono il viso gustandomi il momento, da vero esemplare di maschio alfa mai stato in vita mia, mentre già sto ridendo di me un po’ per la situazione ed un po’ per le espressioni che sto facendo o che sto per iniziare a fare. Una delle pochissime cose che faccio senza musica, pazzesco vero? Proprio io che, come ormai già saprai, lascio anche solo un sottofondo appena appena percettibile durante le notte. Non in questa situazione invece. Qui esigo religioso silenzio. Mi garba che anche i suoni tipici di questo gesto senza tempo facciano parte di questa esperienza, senza di loro non sarebbe la stessa cosa. E poi senti come canta Pungolo stamattina! Difficile trovarti un suono simile o anche solo paragonabile a quello prodotto da una lama singola mentre lavora sulla tua barba. Altro che ASMR, me ne sto proprio andando da un’altra parte, e tu quoque sembri finalmente sbiadire ed allontanarti piano piano dal centro della scena che ho in testa (sempre e tutti i giorni… più o meno da quando ho scoperto che esisti. Ma oggi tu non c’entri un cazzo).
Qualche goccia di sangue appena sopra le labbra.
(dai, ma che cazzo, fai attenzione! Va bene tutto, Ok staccare, maocchio che con questa roba ti puoi fare male sul serio.) Di riflesso, quasi senza pensarci, e con un gesto “parecchio sexy” 😂, ci passo la lingua sopra. (Bell’idea! Ammira come le note ferrose del sangue già stanno iniziando una danza con questo trionfo di sapone dai toni legnosi.) Ma non si bestemmia, no no, nemmeno un moccolo piccolo piccolo. Mi fisso allo specchio, e poi con la barba fatta per metà (neanche fossi Gianmarco Tamberi) me ne esco con un…
Ay Papi, Que Rico!
Non credo di essere stato contagiato. La sua passione per le donne provenienti dal mondo latino ormai non solo è leggenda, ma è anche da considerarsi come un abito di sartoria fatto su misura per questo bellissimo classe ’99 dai lineamenti a metà tra il terrone ed il nord-africano. Ma la padronanza della lingua italiana? Dobbiamo parlarne? No, meglio di no.
Il punto è che non so come chiedergli scusa, e che non so come dirgli grazie. Forse perché non so quale delle due cose dovrei davvero fare. Nessuno dovrebbe vedermi in uno di quei momenti e nessuno dovrebbe ascoltare quelle cose. Lui meno ancora degli altri.
Proprio lui che dopo averti scritto che gli manchi (e con 🐐 in riproduzione) esige la tua posizione per poi raggiungerti… con due Redbull per aiutarti ad affrontare quei kilometri, e con due cazzate e due racconti per passare qualche minuto insieme. Lui che ti apre la porta di casa in accappatoio dicendoti “perdona il pesce in mano”, e poi guardando preoccupato il tuo viso segnato dalla febbre, prima si scusa per non avere della Tachipirina, ed a seguire te ne passa una appena appena fatta su presentandotela come medicina alternativa. Lui che in condizioni discutibili (come anche le tue del resto) ti abbraccia dopo averti detto una stronzata pazzesca, e poi rimane qualche istante con te prima a fissare il punto esatto della ringhiera dove avrebbe dovuto ancora trovarsi quel posacenere, e poi a ridere per essere entrambi così messi male al punto da non accorgersi nemmeno di aver fatto il danno (Meli, perdonaci se puoi). Lui che… Ti fa capire che Umberto Bossi in fondo sui terroni aveva ragione, soprattutto su quelli con un accento così illegale. “Nord, centro, sud. Realtà differenti, con problemi differenti. Solo uno stato federale è in grado di dare risposte vere al paese. Con la Lega il paese rinasce.” 😅
Devo mettere qualcosa su questo taglio. Brucia davvero un casino.
Conosci il mondo dell’ ASMR? Ma Vaffanculo. Your Favorite Milk Delivery Boy.
Stessa fossetta sul lato sinistro del viso. Così simile a me. Così completamente un’altra cosa. Giuro, non lo posso vedere.
Occhiaie profonde, di quelle che di solito vedi disegnate in faccia a chi non sa cosa voglia dire dormire. Sembra quasi non lo faccia mai, sembra quasi non ne sia capace.
E se ne sta con le spalle appoggiate al muro in fondo alla stanza, cappuccio tirato su, sulla sua testa rasata, a nascondergli parzialmente quei lineamenti che conosco molto bene. Espressione divertita, da coglione, stampata su quella faccia e come dipinta da qualche demone come lui, la stessa faccia che vedo ogni volta mentre passo davanti ad una superficie in grado di riflettere le immagini. Braccia conserte, incrociate sul petto, ma non penso affatto sia un atteggiamento di auto-difesa.
Come se potessi difendermi da lui, poi.
Parla molto lentamente, scandendo bene le parole e prendendosi diverse pause nel loro rincorrersi. Come per dargli il giusto peso, come se studiasse a fondo la situazione per poi colpire, forte e velocemente, dove più fa male. Ti porta al limite, ti distrugge, ti lascia quasi morto in terra senza poi farlo per davvero. Perché alla fine ti lascia andare, rimanendo ad osservarti visibilmente compiaciuto di ciò che ti ha appena fatto, mentre tu prendi a fatica una boccata d’aria divorandotela come fosse il tuo primo respiro dopo un lungo coma.
Poi non lo vedi per qualche tempo, e le cose ricominciano a girare. Metti insieme i pezzi, provi a capire cosa fartene di quelli irrimediabilmente rotti, di quelli che non sembrano più appartenere da nessuna parte, e riparti come meglio puoi.
Di base sto bene, so come stare a galla. So godermi i bei momenti che ho la fortuna di vivere. Chiaro, certi danni non li puoi riparare velocemente, e molte cose di me sono ora completamente diverse rispetto al disegno originale. La chiamo misantropia, solo per sembrare un po’ più forte, ma la definizione del termine ha poco a che spartire con la situazione vera e propria. Devo mantenere un po’ di distanza tra me e le persone che ho / vorrei avere intorno. Devo farlo per proteggere entrambe le parti. Difficile che io ti cerchi, che ti chiami o che ti scriva, tranne in casi limite in cui proprio sento che lo devo fare. Prendo nomi costantemente anche dal mio cerchio più stretto per questo motivo. Ma non posso farci nulla. Non sono tanto capace di ricevere affetto o gentilezze, specialmente dalle persone che davvero mi piacciono un sacco. Mi sale il magone, non te lo so spiegare. So di correre il rischio di far credere che non me ne freghi un cazzo, ma non conosco altro modo. Ripeto. Devo mantenere un po’ di distanza tra me e le persone che ho / vorrei avere intorno. Devo farlo per proteggere entrambe le parti. Ma posso giurartelo: riconosco la sensazione di quando mi sento bene, di quando mi sento vivo, e so quando sono esattamente dove voglio – quando voglio – con chi voglio. Magari non te lo faccio intuire (a meno che tu non sia Mester, ma qualcuno che riesca a leggerti e a sfotterti con le sue uscite a la “hai ancora la luce negli occhi quando suoni questa roba”, beh doveva pure esserci! 😉), ma capisco perfettamente quando sono in una situazione in cui sto costruendo dei ricordi bellissimi, so apprezzare il momento fino in fondo, respirandolo a pieni polmoni, per poi portarlo con me sotto la pelle. Per sempre.
Perché comunque prima o poi so che lui tornerà. Inevitabile. Si ricomincerà da capo, ed una decina di anni non sono stati uno spazio di tempo sufficiente per capire come tenergli testa. E lo vedrò nuovamente mentre se ne starà con le spalle appoggiate al muro in fondo alla stanza, cappuccio tirato su, sulla sua testa rasata, a nascondergli parzialmente quei lineamenti che conosco molto bene. Espressione divertita, da coglione, stampata su quella faccia e come dipinta da qualche demone come lui, la stessa faccia che vedo ogni volta mentre passo davanti ad una superficie in grado di riflettere le immagini. Braccia conserte, incrociate sul petto, ma non penso affatto sia un atteggiamento di auto-difesa.
Come se potessi difendermi da lui, poi.
“La faresti una cosa per me?” “Cosa vuoi?” “Potresti chiedere a tutto di smettere di girare così veloce? Voglio prenderti a pugni.” “Cosa c’è che non va? Ste cose ti sono sempre piaciute fin da quando eri un pischelletto. Ti ha preso male?” “Non sto bene. Sembra che il cuore stia battendo fortissimo ma completamente a caso, come fosse scollegato. Sento bruciare in maniera diffusa tutto il torace e non riesco a muovere le braccia. Sto facendo fatica anche solo a parlarti, è come se avessi la lingua gonfia e non fossi più capace di produrre saliva.” “Piantala, fai ridere. Tra un po’ ti scende ed è tutto a posto.” “No, sono serio. C’è qualcosa che non va. Via Taverna non è così lontana, forse dovrei chiedere aiuto.” “Sarei quasi tentato di lasciartelo fare, fosse anche solo per sentire cosa racconteresti ai dottori. Sarebbe divertente.” “Perché non ti ammazzi?” “Ti piacerebbe, vero?? La prossima volta prova a chiedere questo mentre esprimi un desiderio con l’ultima Marlboro capovolta nel pacchetto. Se non altro non ti sentiresti costretto a buttarla in caciara con la storia del Superenalotto. Era per coprire un momento over-sensitive, oppure l’hai fatto solo per mantenere intatta la tua reputazioneda brutto e cattivo anche con loro? “L’hai detto davvero?” “Devo rispondere o facciamo come se?” “Facciamo come se… Dai, guarda che cazzo di faccia che ho. Come faccio a farmi vedere così?” “Che problemi ti fai? Hai uno stomaco che fa schifo, ti basta dire che non hai dormito per colpa sua, come già fai spesso. Facile no?” “Giusto. Facile. Così facile.”
Stessa fossetta sul lato sinistro del viso. Così simile a me. Così completamente un’altra cosa. Giuro, non lo posso vedere.
Just The Way You Are.
Ehi, Ciao! è da un sacco che non ti scrivo, non sono nemmeno sicuro di averlo fatto mai. Forse sarebbe stato più adeguato cominciare con un “è da un sacco che non scrivo di te da queste parti”, ma ormai ho iniziato a muovere velocemente le dita sui tasti, ed ho paura che se tornassi indietro, se non scrivessi queste cose di getto, probabilmente lascerei perdere. Lascio tutto a metà, sospeso tra un racconto ed una lettera aperta che con ogni probabilità non leggerai mai. Ma fotte. Come stai? No, direi di no… non me ne frega proprio un cazzo. Coincidenza, è stata solo una connessione tra una canzone che ho ri-ascoltato ed un nostro ricordo. Si tratta del tuo Brunetto Mars.
L’ altro giorno ero al Toys con una mia amica, doveva sostituire un regalo per la sua nipotina, e stavamo girando tra i vari corridoi e scaffali in cerca di qualcosa… più precisamente: lei in cerca di ispirazione per scegliere un articolo, ed io in cerca di ispirazione per violentare al meglio che potevo con le mie barre la canzone che riempiva l’aria in tutto il negozio. Primi tentativi parecchio goffi, alcuni quasi banali, ma sentivo che poco a poco stavo riuscendo a raggiungere lo scopo. Poi l’illuminazione, giusto in chiusura della prima metà del ritornello, ed ho sganciato una punchline così forte che siamo quasi entrambi morti sul posto. Vorrei riportarla qui, ed un po’ mi spiace non poterlo davvero fare, ma ti giuro che è stata de-vas-tan-te, ci siamo abbracciati mentre non riuscivamo a smettere di ridere, e mentre tutte le persone presenti ci guardavano come fossimo due alieni.
Camminavo da solo, musica come sempre, ed ho deciso di ri-ascoltarla per ridermela un po’, consapevole di avere un trascorso con questa canzone, consapevole che avrei rischiato di ricordarmi di te…
“Resta il fatto che ha davvero un fisico pazzesco. Non lo puoi negare.” “Sì, ho capito. Ma di queste cose dovresti parlarne con la tua cerchia, non con me.” “Ma sul serio sei geloso di un attore? Ce la fai?” “Lascia stare per un attimo che sono geloso anche se è un attore, ma mettiti nei miei panni. Come faccio a sentirti starnazzare su quanto ti piacciano quelle braccia quando non entrerei in una palestra nemmeno da morto??” “Bruno, è un cazzo di vampiro, anzi è un attore che sta interpretando un cazzo di vampiro… ed anche così e così a dirtela proprio tutta. Lui se ne sta in un film, tu sei qui seduto da parte a me.” “Ok. Ma perché allora stai con me se ti piacciono i tipi così?” “Oh, Madonna Santa! Ma fai sul serio?” “Sì, faccio sul serio.” … “Pensa se mi facessi scopare da lui…” “Brava, accomodati! Intanto ti dico due cose. La prima: stasera ci giochi da sola. E a seguire: fossi in te comincerei ad incamminarmi, che stasera torni a casa a piedi. Sta stronza!” … “Sto con te perché quando vedo il tuo viso non c’è una cosa che cambierei… Perché sei fantastico così come sei!” “hahahahahahaha! Tre quarti d’ora per rispondere e poi te ne esci con Bruno Mars??” “Ma daiii! hahahahahahaha. Potevi fare finta di niente e prenderla come una mia frase carina! Non rovinare sempre tutto” “Allora potevi scegliere qualcosa di più ricercato. Sto pezzo è ovunque!” “Come se avesse fatto qualche differenza. Potevo scegliere una B-Side di un pezzo inculato dei Cure che tanto mi avresti beccata comunque… Però le penso davvero le parole contenute in quella frase. Posso giurartelo, e so che ci credi anche se fai così.” …
Davvero, è molto bello poterti ricordare senza che faccia male, e noi di male ce ne siamo fatti quanto basta. Probabilmente è grazie a questo momento. Sto vivendo cose bellissime, sto da Dio. Oggi mi sento invincibile, per adesso ho isolato il demone, e mi sento leggerissimo. C’è un cielo illegale, sembra quasi dipinto, non sono sicuro di riuscire a descrivertelo con le parole che conosco…
è come se non fosse ne giorno – ne notte.
Ora però basta, ti sei presa una buona dose di parole, righe e tempo. Dovrei solo chiederti scusa, ed in realtà dovrei farlo anche con la mia amica del Toys. Perché non credo che vi lascerò contendere questa canzone nei miei ricordi. Niente di personale, è solo che questa frase non la ricordavo mica.
Non è proprio così, è sempre stata lì, e forse sarebbe più giusto dire che ho capito solo adesso il suo vero significato.
“… e quando tu sorridi, il mondo intero si ferma e resta a guardare per un po’.”
Perdonatemi se l’ho presa e se l’ho portata completamente da un’altra parte.
E se su sta cosa ci sto ridendo da solo già da qualche minuto ormai.
…finché in giro non diventa casa e la notte non diventa alba.
No, non è il mio “Replay ’24”. Le informazioni riguardanti i miei ascolti e (soprattutto) il numero di riproduzioni sono troppo confidenziali, “intime e personali” se preferisci. Non le condividerei con chiunque. Tra le righe che seguono troverai la classifica dei miei dischi preferiti, tutti usciti rigorosamente nel 2024. Si rispetta una mia antica tradizione portata avanti fino al 2019, sospesa durante gli anni in cui avevo deciso di vivere senza nessun social, glissata a fine 2023 dopo essere tornato (mettere in classifica progetti a cui avevo lavorato mi sembrava troppo), ripresa quindi quest’anno… adesso e qui. Solita formula: massimo dieci dischi, e cinque tra ep e singoli. Non uno di più.
Consapevole: sembra stilata da una persona con evidenti disturbi di personalità, questo lo capisco. Non mi devo giustificare e ne lo sto facendo adesso. Nel tempo non sono mai cambiato, la musica resta la peggiore delle mie dipendenze, e divoro dischi da trentasei anni a questa parte tutto il giorno – tutti i giorni. I generi, così come l’ieri – oggi – domani, con me hanno poco significato. Considero la musica come la più bella tra le forme d’arte, distesa in un unico presente, in continuo movimento e divenire. Rimanere “bloccato” in spazi di tempo o in categorie non fa per me, preferisco lasciarmi guidare dagli stati d’animo, da quello che sento, e da ciò di cui ho bisogno appena un istante prima di premere play.
Quindi non rompete il cazzo al prossimo, ascoltate di più e parlate di meno! 😜
Ok, Basta! Eccola…
LP
👑 – Queen I (2024 ed.) [Queen]
🪞– I Want To Disappear [The Story So Far]
🐐 – Going Hard III [Tony Boy]
🍍 – It Leads To This [The Pineapple Thief]
🏆– State Champs [State Champs]
💀 – Containers [Night Skinny]
😈 – Tutti I Nomi Del Diavolo [Kid Yugi]
👻 – With You In Spirit [Balance And Composure]
💪🏻 – To Dream Of Something Wicked [Mat Kerekes]
🕯️ – Māyā [Mace]
EP / Single
🏒 – On All Cylinders [Knuckle Puck]
🌅 – Ante Meridiem [Latrelle]
❤️ – Can You Feel The Love Tonight [Simple Plan]
🚀 – In Qualche Modo [Astro]
🪩 – No Hard Feelings [The Chainsmokers]
Un caro saluto a quelle bucchinare, disgraziate e disoneste, delle vostre madri. ‘mocc. Your Favorite Milk Delivery Boy.