April 17th: conclusioni finali.

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Progettavo di scrivere questa cosa mentre ero sdraiato sul divano dei miei, chianti in circolazione, in riproduzione “April 17th”.

Era la prima volta che cercavo di ascoltarlo come se non l’avessi fatto io, impresa praticamente impossibile per il significato che hanno quelle canzoni, ma “stavo bene”, contentissimo del risultato ottenuto e contentissimo di averla fatta questa cosa…
Ho buttato un occhiata alle statistiche delle riproduzioni / download e devo dire che davvero non mi aspettavo che così tanta gente abbia deciso di buttare del tempo ad ascoltarmi.

Questo, assieme ai tanti messaggi e telefonate inaspettate da persone più o meno “vicine”, mi ha lasciato senza parole.
Vivo con la certezza di non meritarmele queste cose, ma sono davvero davvero davvero preso benissimo.

Prima di “archiviare” questa cosa ho ancora un paio di parole:
Ci siamo ritrovati dopo anni a  suonare insieme e siamo stati a dir poco IMBARAZZANTI, ma forse è stato ancora più bello per questo motivo…
non ero capace di fare queste cose allora, figurati adesso.
Ma per voltare la pagina ed “onorare” un bel ricordo le cose vanno vissute fino in fondo, quindi a posto così…

Grazie di cuore a tutti quelli che, in modi diversi, hanno fatto parte di quella cosa!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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16 Aprile, Ore 11.30

No, non sono gli auguri di buona Pasqua 🐣😜.

Scrivo per chiedere venia per tutti i messaggi senza risposta e per tutte le chiamate perse di questa settimana parecchio impegnativa (credetemi, avevo un motivo, grazie per la pazienza😊)

Domani
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17 Aprile, ore 0.01

TEN YEARS LATER

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17 Aprile, ore 0.06

Una cartella dimenticata in un hard disk esterno.
Al suo interno, delle take di batteria del Bindio risalenti ad una vita fa, quando i Tapes avevano intenzione di fare un disco.

Riascolti quelle cose dopo qualche anno e, preso da un momento di follia, decidi di costruirci attorno un Ep… e poi lo fai davvero, perché alla fine è giusto così.

Non sto qui a spiegarti che cosa significa per me essere stato parte di tutto questo, anche perché non mi verrebbero mai le parole, ma domani appena finisco di lavorare due righe a riguardo prometto che provo a scriverle…
Fino ad allora: a QUESTO LINK puoi ascoltare e/o scaricare (gratuitamente) l’ep.
Buonanotte!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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17 Aprile, ore 18.07

Ho un tatuaggio sull’avambraccio, una cassetta “sfilata”, sul nastro la scritta 17 AP 07… sì, esattamente come venivano timbrati i biglietti del pullman.

Dieci anni esatti dal giorno più bello della mia vita.

Vi è dato di conoscere solo uno dei due motivi, e parlo di quella fuga da scuola.

Chiaro, a 28 anni il termine non può che farmi ridere, ma è così che tutto iniziava, con una telefonata a mia madre (ero solito fare così) per avvisarla che anziché starmene dietro al mio banco (rigorosamente in fondo a destra) sarei stato al “capannone” a Carpaneto a suonare con il Bindio.

Nascevano i Tapes, ed io ero fuori di testa.

Avevo già suonato con tantissima gente, ma già in quel momento capivo che quella band sarebbe stata qualcosa di speciale, qualcosa che mi avrebbe segnato per sempre e, credeteci o meno, è andata davvero così.

Quello che esce oggi è un ep di quattro pezzi, costruito attorno a delle registrazioni di batteria del Bindio, risalenti a qualche anno fa, al periodo in cui avevamo come obbiettivo il nostro primo disco.

“Untitled II” è un pezzo scritto a quattro mani con il Cope, non ha mai avuto un testo o una linea vocale, perciò è rimasta strumentale.

“Things Falling Apart” è invece la prima canzone scritta in vita mia, un brunino di quindici/sedici anni invasatissimo con la musica e, strano a dirsi, inguaribile romantico, a metà tra Ed Sheeran ed Edward Cullen ( come vengo spesso preso per il culo dagli “amici” 😉 )

“April 17th” era una bozza da sviluppare, due note di pianoforte scritte in camera mia un pomeriggio mentre suonavo con Mae e Cope, parole scritte più tardi quando la fine di qualcosa un po’ mi ha ucciso, e “Drown” è una versione in acustico di un pezzo dei Citizen, il mio modo per dire grazie a Mat Kerekes per non avermi fatto smettere di suonare quando davvero non avevo più motivi per farlo.

Non ho ambizioni particolari (i sogni da rock-star sono da ragazzini, quella fase è passata da un pezzo) e sono consapevole di non avere e di non avere mai avuto capacità particolari, anzi… Vi faccio ascoltare questi pezzi solo per condividere questi ricordi, solo perché sono la cosa più importante che ho e non è giusto lasciarli morire in un cassetto (o meglio un hard-disk).

Ho pochissimi ringraziamenti speciali da fare, cercherò di essere il più veloce possibile (esatto, siamo arrivati all’ultima pagina del libretto del “ciddì” dove, oltre ai credits di solito si trovano i vari grazie graziella e grazie al cazzo) quindi comincio subito…

In primis grazie a Corrado Bertonazzi per avermi dato una mano a sistemare le tracce di batteria ritrovate e per avermi consegnato una base solida su cui poter realizzare questa cosa, grazie ad Andrea Rocca per aver registrato la mia voce (pazienza infinita) e per i preziosi consigli sul mixaggio.

Grazie ad Andrea Viciguerra per la copertina. Che poi ovvio, ringraziarti solo per l’artwork sarebbe ridicolo, ringraziarti per tutto il resto servirebbe un intervento intero, quindi mi limito ad un “grazie di esserci” e vedi di fartelo bastare 😉 .

Grazie a donna Giuliana, la Titi, papà ed il brizietto, perché è una fortuna poter sempre contare su una famiglia così.

Grazie ad Elia Battini per i momenti preziosi trascorsi insieme. Averti conosciuto, aver suonato insieme a te, aver vissuto insieme la musica (la cosa che entrambi amavamo più di ogni altra cosa) mi ha decisamente cambiato. Non ti immagini quanto mi manchi, e come promesso, ogni volta che starò suonando lo starò facendo per entrambi.

Infine grazie a Michele Copelli, Luca Maestrami e Alessandro Baldiati per questa avventura incredibile… Non molto tempo fa scrivevo così “di tempo ne è passato parecchio ma sono sempre della stessa idea: i Tapes sono stati la cosa più bella che mi sia mai capitata. La cosa di cui più sento la mancanza se guardo indietro.”

Per me vale ancora così…

Dieci anni.
(cazzo, sto invecchiando 😀 )
yours.
Bruno
brunodemicco.bandcamp.com

American Idiot: piccoli lattai crescono.

Nemmeno ti conosco, e guarda cosa cazzo hai combinato. 😀
“Ogni lasciata è persa”, condivido in pieno, ma spesso predico bene e razzolo male, dandomi qualche scusa o motivazione per fare in modo che non mi senta troppo in colpa per aver lasciato qualcosa di intentato o per poter comunque continuare a dire che (tranne in casi limite) è una cosa che non faccio mai.
Stavolta di motivazioni me ne sono date davvero parecchie quindi non ho fatto troppa fatica a lasciar perdere… e poi ho chiuso il ragionamento dicendomi che una così davvero non merita di perdere tempo con uno come me.

Ad ogni modo sono passato sul tuo profilo Facebook (sì, come un vero stalker) perché dovevo assolutamente farlo e basta. 😀
Un po’ mi hai preso, quindi avevo voglia di scoprire qualcosa su di te senza chiedere troppo in giro e senza dover dare troppe spiegazioni.
Ti trovo ed inizio a sfogliare il tuo diario, poi do un’occhiata agli interessi, film e serie tv che (ovviamente) non conosco, qualche libro e un po’ di musica.

Nell’elenco i Green Day.
“Ma dai, giuro, non l’avrei mai detto” ad alta voce e nel silenzio di casa mia.
Non li ascolto da una vita: accetto il consiglio e li metto su, poi comincio a dare una occhiata alle foto.

è stato detto o scritto talmente tante volte che è diventato banalissimo, “nonetheless” non trovo un modo migliore per dirlo: la voce di Billie Joe Armstrong me la sento sotto la pelle e ci siamo ritrovati oggi pomeriggio solamente per capire che questa cosa non può e mai potrà cambiare.
American Idiot è uscito quando avevo 15 anni, l’età perfetta per capire il concetto di “rage and love” che accompagna tutto il disco, e se già i Green Day mi piacevano un sacco, con quel disco mi avevano completamente rapito.

Quindi, una volta finito di lavare i piatti e di “dare un senso” alla casa, metto su le beats e me ne vado nel “my favorite outdoors listening place”.

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Premo play poi tutto va come deve andare, come da copione, sì perché quel disco è mio, e corpo e mente e anima reagiscono all’unisono alla sua presenza. E come un vortice è tornato tutto, chissà che facce che devo aver fatto, un lettore cd e condividere gli auricolari in fondo al pullman, fumare erba in una stanza d’albergo, la prima volta che ti vedevo arrivare in sala prove (la sensazione esatta, non un ricordo, la stessa sensazione), i Full Screen Oblivion e le “pause caffè” (non te la spiego, non l’hai vissuta, non capiresti) , il diciassette aprile duemilasette, “il capannone” di Carpaneto, i Tapes e tutto ciò che è stato, la preparazione dei “fogli di consultazione per l’esame di maturità ed il quantitativo di birra che ho dovuto mandare giù dopo l’esame orale, la corsa nudi davanti al baciccia di venerdì sera, la vacanza a Massa ed i “trifase” (hahahaha 😉 quell’estate l’ho incorniciata) poi la stuoietta del jamaicano, nemmeno sapevo che sarebbe stata una delle ultime volte che ci saremmo visti, ascoltavamo non ricordo cosa, e tu mi prendevi per il culo perché ero dello stesso colore dei tuoi capelli ed eravamo troppo imbarazzati per guardarci in faccia, poi un bacio sotto casa mia e la tua frase che ricorderò per sempre “stavolta però senza tutto quel casino”.

Spettacolo.

Non ho ascoltato “whatshername” perché non avevo alcuna intenzione di ascoltarlo finire, ricordo un po’ di malinconia quando mi era capitato di riascoltarlo tutto in treno, ed avevo voglia di sentirmi “invincibile” ancora per un po’ ( cazzata: sto solamente cercando una scusa per aver assecondato la voglia di “Hardwell” che mi è salita mentre tornavo a casa. 😉 )

rage and love.
Yours.
Bruno.

Eccomi… 
Lo so, lo so, non la stavate aspettando con la stessa ansia con cui solitamente aspettate una nuova edizione de “il lattaio con l’innamoramento facile”, ma siamo a fine anno e si tirano le somme… 
Quindi, nel rispetto di una mia tradizione, eccovi la mia top ten, i miei dieci dischi preferiti usciti nel 2016.

10. Radiohead – A Moon Shaped Pool
9. The 1975 – I Like It When You Sleep, For You Are So Beautiful Yet So Unaware Of It
8. Simple Plan – Taking One for the Team
7. Jack Garratt – Phase
6. Mat Kerekes – Luna & the Wild Blue Everything
5. OneRepublic – Oh My My
4. Shawn Mendes – Illuminate
3. Metallica – Hardwired…To Self-Destruct
2. Bastille – Wild World
1. Blink 182 – California

Buona Notte.
Yours.
Bruno. 

seeD, Schweitzer e le Kawasaki azzurre.

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(brunetti docet… non posso certo prendermi il merito per un titolo così).

Pare che la confusione, l’insonnia ed i postumi di questi giorni, oltre a farmi addormentare durante una sessione di Dungeons & Dragons, abbiano trovato come conseguenza logica la produzione di un nuovo pezzo.
Sì, un altro.
Sto scrivendo un pezzo nuovo per i miei Pertegò.
E pare che la tracklist immaginata per il disco nuovo ha da far posto ad una new entry, e parlo di “seeD corps.” ( Titolo provvisorio figlio di un ricordo di Final Fantasy VIII, ma se davvero riesco a convincere quei due disgraziati a chiamarla così, prometto che stappo una boccia 😀 )
Mentre qui si attende il ritorno dalla Grecia della nostra Maria Callas AKA Chris (sarebbe il contrario, ma non potrei usare il “nostrA” e quindi sarebbe decisamente meno divertente) io e Ago la stiamo già imbastendo. Domani sera ci saremo ancora sotto. Sì, esatto… siamo carichi come delle molle 🙂

(Però dai… Date un po’ di caffè a quell’arciere.
Il master ci fa incontrare un personaggio chiave di cui avevamo perso le tracce e lui cosa fa?? Se la dorme, mentre il nostro druido si diverte ad adornargli il braccio con l’ambientazione… molto bene)

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Sometimes our light goes out but is blown into flame by another human being.
Each of us owes deepest thanks to those who have rekindled this light.

Ammetto di essere lento e anche “un filo in ritardo”, ma giuro che  devo ancora capire bene questa situazione.
Nel frattempo… i veri “deepest thanks” di oggi sono tutti e solo per donna Giuliana.
Recuperare dal nulla le mie storiche Kawasaki azzurre, “compagne di mille avventure” che credevo perse chissà dove e da chissà quanto tempo, e farmele ritrovare tutte belle e apparecchiate è incredibile 🙂

p.s.: ma davvero avevo i capelli?? 😉
Yours.
Bruno.

…hai mai visto la pioggia?

Da “Play It If You Can’t Say It” dei Vanilla Sky avevo solo “A Thousand Miles” e, dato che ultimamente sto riascoltando qualcosa di loro, ieri ho chiesto ad iTunes di completarmi il disco.

Stamattina esco di casa e come sempre frugo nella libreria musicale in cerca di qualcosa, la prima canzone del giorno.

Musica – Aggiunti di recente, poi…

Eccola… vuoi che sia…

Per quel che mi riguarda poteva anche essere una cover dei Creedence Clearwater Revival, e stamattina pensavo fosse davvero così, poi torno a casa e vedo che le due canzoni hanno testi diversi pur condividendo il titolo.

Esatto, ad oggi non ho ancora mai ascoltato quella canzone, e quando dico MAI vuol dire MAI… non vedo perché dovrei farlo ora.

L’unica cosa che so è l’episodio che mi hai raccontato fuori dal Nessie, di quando la stavi ascoltando ad un concerto mentre iniziava a piovere, di come ti sentivi.
Invece non so quale sia stata la cosa più ridicola per me.
Ascoltare una canzone con quel titolo proprio mentre veniva giù il mondo, o l’aver preso su l’ombrello più grosso di casa De Micco abbinandolo alle Converse, avere comunque la consapevolezza che sarei arrivato a lavoro completamente bagnato, o forse l’accento improponibile dei Vanilla Sky… Mamma mia quanto odio e amo allo stesso tempo quella parlata inglese tipica degli Italiani, specialmente del sud. 😀

No, non sto mettendo in classifica il trovarmi ad ascoltare una delle canzoni più “emo” e “lametta” di sempre senza saperlo, e di trovarmi a farlo proprio mentre cammino sotto la pioggia (lo stereotipo degli stereotipi… io e mia sorella ci prendiamo in giro da sempre per questa abitudine malsana che nessuno dei due si decide a mollare)

No, non sto mettendo in classifica nemmeno questo, cioè che avrei voluto davvero chiamarti o scriverti per raccontarti queste cose, ma non ne sono stato capace…
Sarebbe definitivamente in testa, vincerebbe a mani basse.

Invece l’ho scritto qui, nel tentativo di togliermi questo episodio dalla testa, dato che oggi devo concentrarmi in altro.
Non sono triste, non preoccuparti.

Era solo una nuvola di passaggio. Mi dicono che ci sarà bello…
…hai mai visto la pioggia?

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KURT v EOIN: DAWN OF JUSTICE (considerazioni dopo una porcini e scaglie di grana… baffo moretti approved.)

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Vorrei scrivere che se i Nirvana si fossero formati nei primi anni ’10 ( qualcuno chiama davvero così i 2010?? lemmeknow. ) e se invece di Seattle parlassimo di Castleton / Sheffield, allora la band si chiamerebbe DRENGE.

<<BOOM!, il brunetto ha sparato la sua stronzata quotidiana>>

Aspetta a gridare allo scandalo… ho scritto “vorrei scrivere”… fammi andare avanti, perché già che stiamo esagerando ti dico anche che la voce di Eoin Loveless ha qualcosa che mi ricorda Morrissey degli Smiths 😉
Lui canta e suona la chitarra, suo fratello, Rory, pesta come un fabbro sulla batteria.
Sono nati come un duo, ma sono tutta un’altra storia rispetto ai ROYAL BLOOD o ai JAPANDROIDS (entrambi comunque spettacolari), poi dal 2014/2015 (non ricordo/non ho voglia di cercare) si è unito a loro Rob Graham al basso a completare il “powertrio” neanche fossero i Pertegò 😉
I ragazzi sono davvero davvero forti e di alternative rock fatto così ne abbiamo bisogno.

Non voglio urtare la sensibilità di nessuno accostando il loro nome ai Nirvana.
Il paragone non avrebbe senso per come è cambiato il mondo della musica negli anni, una ventina d’anni che sembra mezzo secolo.
Il punto è che sono davvero stanco di sentire il concetto

“ non esce un disco interessante da Led Zeppelin II “

Non voglio sminuire Kurt Cobain, sapete tutti che sono da sempre, sono e sempre sarò innamorato perso dei Nirvana.
C’è qualcosa in quella voce, quel modo di suonare la chitarra, quei testi, quei suoni…qualcosa che nessuno mai, non puoi che perdertici dentro, e dopo tanti anni provo ancora le stesse cose.

Alla stessa maniera è giusto ammettere che mai come in questo periodo siamo circondati da buona musica, in tutti i generi e verso tutte le direzioni… sono convintissimo che molti tra gli artisti che ascoltiamo oggi sono destinati a lasciare un segno indelebile.

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Oh, poi è una mia opinione, sia chiaro… Tanto Axl ed i Guns mi stavano sul cazzo già da allora, figuriamoci adesso… Angus deve averla sbattuta forte la testa per averlo invitato a suonare con gli AC/DC… a questo punto, meglio se si fossero ritirati tempo fa.
‘MOCC
( erano mesi che volevo scriverlo… scusate lo sfogo 😀 )
Yours.
Bruno.

 

fanboy?

questa è una delle cose che ho procrastinato…
(ehlamado, non ci credo di averlo scritto davvero… son ben partito complicato… 😉
DA CAPO.

Questo è un intervento che avevo intenzione di fare da un pezzo
ecco IL QUESITO:
4 CANTANTI CHE HANNO FATTO DI TE UN FANBOY 😀
molto bene…

cf
In quarta posizione troviamo CARLY RAE JEPSEN.
Non inserire “la nostra sciacquetella canadesina classe 85” in questa classifica sarebbe un crimine che non sono disposto a commettere.
Galeotti furono due video, rispettivamente “Call Me Maybe” e “Good Time” con Owl City. Da allora ogni volta che vado all’autolavaggio ho delle visioni che cerco invano di ignorare.
BRAVA CARLY, BRAVA!

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In terza posizione troviamo RIHANNA.
Vero, non è il mio genere (NO RACISM INTENDED), ma me ne stavo sdraiato sul letto con addosso le mie amate AKG per non perdermi nemmeno una nota del Live2012 dei Coldplay quando su “Princess Of China” fa il suo ingresso sul palco proprio lei, tutta apparecchiata. Femminilità da far girare la testa… quel pomeriggio il lattaio le dichiarò amore eterno.

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(sì sì, lo ammetto, ho scelto questa foto perché il suo “best friend” Ed Sheeran è uno dei miei artisti preferiti di sempre…)
In seconda posizione troviamo TAYLOR SWIFT…
…perché sembra che il lattaio ad ogni sua mossa si muova di conseguenza come una calamita (questa “sdolcinatezza gratuita alla Stephenie Meyer” potevo davvero risparmiarmela, ma mi ha fatto talmente tanto ridere che non ho il coraggio di tornare indietro e cancellarla e nemmeno sarebbe giusto farlo).
Taylor è Taylor, mi piace dire (esagerando ovviamente) di essere afflitto dalla sindrome di de Clèrambault a causa sua 😉 adoro la sua eleganza, il suo charme e la sua raffinatezza. Taylor è unica.

Ci siamo, abbiamo raggiunto la vetta della classifica.
Dicono che il primo amore non si scorda mai, quindi chi mi conosce bene sa già il nome che sto per scrivere. 😉

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AVRIL LAVIGNE
Canadese pure lei (devo cominciare a pensare di farci un salto in Canada… si sa mai che io riesca a “mettere la testa a posto” 😉 ) ero un ragazzino, guardavo MTV e BAM!!
Sk8ter boy.
Parte questo pezzo e salta fuori questa biondina con un look molto “pop-punk” che mi ha sconvolto per sempre.
Confesso di avere tutti i suoi dischi e che sono stato sono e per sempre sarò un suo fanboy 😉
Mi ricordo che al Respighi c’era una ragazza che le somigliava davvero un casino. Vale, non ricordo il cognome ( ma il suo nickname di MSN… iammè 😉 )
Non ci ho mai provato, ma se mai l’avessi fatto sarebbe stato quella mattina, quando il Bindio mi telefona vietandomi categoricamente di andare a scuola per raggiungere lui ed il Borle al capannone a suonare. Arrivo, apro la porta e mi ritrovo lei seduta davanti alla batteria… che spettacolo 😉
basta, scusate, stavo andando off topic.
That’s All
Buona serata.
Yours.
Bruno.

errori “imperdonabili”…

 …tipo questo ritardo di quasi un mese nel postare la mia classifica parziale. Chiedo venia, ultimamente sono assorbito in un sacco di cose. Ormai fuori tempo massimo ho deciso che non ci sarà una classifica parziale, ma solo quattro dischi in ordine sparso.

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BLINK 182 – CALIFORNIA
JAKE BUGG – ON MY ONE
RADIOHEAD – A MOON SHAPED POOL
JACK GARRATT – PHASE.

Ne sto aspettando molti molti altri, in particolare MAT KEREKES – LUNA & THE WILD BLUE EVERYTHING… so già che Mat mi lascerà senza parole (come sempre)

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…tipo il dimenticarmi di dirvi che ne ho iniziato uno anche io 😀

Ho scritto un disco con Chris e Ago e non vediamo l’ora di farvelo ascoltare… abbiamo quasi finito la pre-produzione e tra pochi giorni inizieremo con le prime take.
Yep, un Full-Lenght dei Pertegò in arrivo, finalmente. 🙂 stay tuned!

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Ho un rapporto conflittuale con il pulsante “send”, e sto scrivendo e cancellando diverse volte perché non so come scrivere questa cosa rendendola comprensibile a chi è sano di mente.
Scrivo parecchio, è una cosa che c’ho addosso da quando andavo al liceo, ridevamo parecchio di sta cosa.  L’ho sempre trovato un modo eccezionale per lasciarmi alle spalle brutti momenti, o per fissare per sempre momenti incredibili, senza contare l’enorme potere di analisi che hai rileggendo le tue cose dopo un po’ di tempo. Ho conservato quasi tutto e ne sono troppo felice, questa cosa mi ha dato la possibilità di riguardare dentro a certe cose con un sacco di dettagli ( dal momento in cui sono tutte cose raccontate dal me stesso di qualche anno fa. Alla fine chi meglio di me? 😀 )
In questi giorni stavo raccogliendo un po’ di cose (periodicamente va fatto) fogli taccuini interventi sui social… ho “apparecchiato” una bella cartella, e “un pezzo alla volta” sto sistemando tutto. Poi Il 90% delle cose resterà per me, ad uso e consumo personale, qualche stronzata invece penso che la posterò qui sopra… c’è un po’ di gente tra i miei amici che si prende bene a leggere quello che scrivo, non voglio privare i miei affezionati lettori e lettrici di questo divertimento 😉
Vado al punto: scrivo sempre di getto, perché è l’unico modo in cui sono capace. Considero quello che scrivo come una istantanea del momento, torno indietro a correggere solo eventuali strafalcioni, altrimenti giù tutto di un fiato.
Arma a doppio taglio.
Apro la cartella dei messaggi / mail e comincio a frugare per vedere se anche lì c’è del materiale degno di nota.
Cestino quasi tutto, conversazioni più o meno casuali in cui c’è poco di importante,
poi ne leggo una di quasi un anno fa e resto senza parole. Non riesco a credere di averla mandata davvero, e scoppio a ridere come un cretino. Non fraintendere, non sto dicendo che non penso o non pensavo le cose che ho scritto, ANZI, ma sto dicendo che mi fa strano sapere di aver premuto il tasto “send” dopo aver scritto una mail così. Troppo vero, la paura che alcune cose si possano perdere via ti fa fare cose che normalmente non faresti. Ci ho pensato a lungo se postarla o meno (per farmi prendere in giro ovviamente, sia chiaro) ma è talmente impossibile proteggere la privacy di chi se l’è trovata nella posta in arrivo che ho deciso che non è il caso. Tanto sono convinto che ormai avrete capito il concetto che volevo esprimere oggi.
Sì, MOLTISSIMO. 🙂

Have a nice day.
Yours.
Bruno.

 

Bored To Death

Non ho ancora ascoltato il disco perché non ho ancora trovato il momento da dedicargli… a dirla tutta nemmeno volevo ascoltare questo “singolo” perché non riesco a chiamare blink 182 un gruppo senza Tom. Poi sono stato “obbligato” ad ascoltarlo da “radio esselunga”… ero immerso nella pasta fresca e sento una voce che mi fa “and it’s a long way back from seventeen… the whispers turn into a scream and I… I’m not coming home” ed io… “Mark Hoppus, sicuro…” (iammè). domani vedrò di fare il possibile per ascoltarlo, oggi ho in mente questa… (e non c’è un cazzo da fare… nessun gruppo mi fa tornare “frangia e acne” come loro 😉 )

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4 Luglio 2016, ore 15:08

…fatto! ho rubato i 43 minuti necessari ad ascoltare “California” ad un pomeriggio dedicato a trapanare (e scommetto che avete tutti sgranato gli occhi alla vista del verbo trapanare… devo deludervi, parlavo di…) mattonelle del bagno per montare il mio fighissimo mobile (che il correttore automatico voleva farmi chiamare figgessimo a tutti i costi… se qualcuno sa cosa significa, me lo dica).
Diciamolo subito, perché vuoi o non vuoi va detto.
La assenza di Tom DeLonge è evidente ed è un vuoto incolmabile.
Punto.
Quei tre stronzi dovrebbero essere inseparabili.
Posso farci qualcosa?
No.
Quindi ora che mi sono levato del cazzo questa frase che abbiamo detto e ridetto tutti posso aggiungere che a me questo disco è piaciuto (il solito brunetto bastian contrario… e ancora non ci credo). Mark e Travis sanno fare il loro mestiere, e lo sanno fare bene, lo zampino di John Feldmann… Top, e Matt è stato una sorpresa: conoscevo qualcosa degli Alkaline ma non riuscivo ad immaginarmelo al fianco di Mark e Travis. Mi piace la sua voce, ma credo che ancora non abbia trovato la sua strada con le chitarre in questo gruppo, o che abbia volutamente tenuto un “basso profilo”. Ad ogni modo: Bravi bravi e bravi 🙂 di nuovo: peccato per quelle atmosfere “frangiate” andate perse che solo Tom… ma se il disco è bello, è bello e va detto.
Tanto torna, prima o poi torna.
Canzone Preferita: Left Alone.
Sono di parte? Sicuramente sì, l’importante è esserne consapevoli 🙂

Yours.
Bruno.

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8 Luglio 2016, ore 19:26

ecco cosa succede quando esce un disco nuovo dei blink ed un lattaio ci rimane sotto senza possibilità di appello 😃
(di regola il pizzino con il cartone delle uova è un mezzo di comunicazione esclusivo tra me ed Avicii, non the dj but the baker… lo si può vedere dalle nostre sigle… la pubblicazione avviene con il suo benestare 😃😃 )

sleepless II [oppure “fregnacce scritte tra giovedì/venerdì se preferite”]

[…] Sto valutando la mia situazione: non riesco a dormire, la testa non si spegne, ci si mette anche “Zeus” (il nostro famiglio-ventilatore) che sbuffa un freddo del [CENSORED] ma se lo spengo la Titi madonna… in sala sveglierei il coniglio che, anche se non può parlare, smadonna peggio della Titi… di uscire non se parla… ok, ok, vi racconto due stronzate.
Fino a qualche anno fa non me la prendevo così, credevo che le notti insonni fossero perfette per scrivere testi.
Sì, sto cambiando idea 😀
Era una fissa.
Non che scrivessi chissà che cosa o su chissà quale argomento… la quasi totalità di quelle canzoni parlavano di me, di momenti vissuti, di persone che avevo/ho attorno… le cose che ritenevo importanti. In breve: un sacco di fregnacce.
Ora posso difendermi dicendo che ero “piccolo”, ma all’epoca me ne dicevano di tutti i colori, chi con affetto e chi meno, tutti a parte il mio bassista ovviamente… lui annuiva e si pettinava la frangia 😀
Vorrei poter dire che crescendo poi sono cambiato, che ho imparato a scrivere testi “importanti” se questo aggettivo può voler dire qualcosa.
Oh sì, cazzata!!
Diciamola tutta invece.
Al momento sto suonando con i Pertegò, e (THANK GOD) non solo non sono il cantante, ma per scelta stilistica, la voce di Chris viene utilizzata come uno strumento musicale per la quasi totalità.
Esatto: niente testi.
Posso continuare a scrivere musica (ed in questo ultimissimo periodo, sono parecchio creativo) continuando ad ispirarmi a momenti, persone, o cose che mi capitano senza riempirvi di fregnacce e senza doverle cantare. Perfetto 🙂
Ma stasera ero in studio e, dopo aver fatto un paio di guide di “nineteen seventy-five”, “nuova” e “kvh”, (e dopo aver bestemmiato sia con i bpm e sia per la sconfitta della Germania agli europei) stavo suonicchiando un mio pezzo nuovo. A loro piaceva un sacco (spero, così han detto) ma il punto della questione sono state le loro due reazioni ad una frase in chiusura:
I guess you’ll keep me up all night
per i non “anglo-ecc ecc”:
immagino mi terrai sveglio tutta notte.
Chris se ne stava seduto con lo sguardo da “fratello maggiore” alla “dai su, dimmi che hai combinato stavolta” e Ago che mi fa “è molto bella, bravo” cercando di nascondere quel sorriso da furbo di chi ti sta prendendo per il culo ma non lo vuole fare perché ti vuole bene.
SPETTACOLO 😀
Forse però dovrei riprovare a dormire, già mi immagino tra qualche ora Face e Staff a prendermi per il culo cercando di indovinare le sostanze responsabili delle mie condizioni fisiche e mentali.
Yours.
Bruno.