/ot·tù·ṣo/

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…era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi quanto il padrone di casa, padrone di casa che ha qualche piatto in arretrato che lo aspetterebbe nel lavello, padrone di casa che finge che tutto sommato non sia così… oggi ha deciso di fare il “musicista”, mica lo “sciacquatazze”.

Uno di quei giorni in cui bisogna sbattere un po’ la testa contro il muro, perché per me è sempre stato così quando mi trovo una nuova canzone tra le mani.
Mentre la scrivi sembra sempre la cosa più bella del mondo. E ti inganni perché ne sei completamente rapito, immerso “nelle cose che te l’hanno mandata”, scrivi le parti sotto la guida di quello che senti, come se cercassi di raccontarti, lasciando tutto il resto fuori.
Fantastico.
Funziona fino al momento in cui premi REC, poi il tutto è paragonabile ad un attacco di panico. E nemmeno a farlo apposta continui  dirti che non sei capace di suonare, e ci resti male, e le armonie di chitarra che fino a pochi minuti prima ti sembravano (testuali parole pensate) “semplici e dolcissime” iniziano a non suonarti più, e più ti concentri per suonare al meglio e più ti sale l’ansia e più tutto ti fa cagare.
Fanculo, lancio la chitarra sul divano (che poi c’ho anche fame e si è fatta una certa)

Aspettative: “che voglia di scaloppine al limone!”, Realtà: “il frigo è semi-vuoto”.
“Cazzomene, le faccio con le sottilissime di vitello, non saranno scaloppine ma me le faccio andare bene…c’è ancora un po’ di burro tartufato, faccio sciogliere quello, verranno più profumate, poi lime e limone non saranno poi così diversi. Cristo, un po’ di farina, sale e pepe ce li abbiamo o no??
Preparo le fettine che sto ancora canticchiando quel pezzo. So benissimo di esserci già affezionato (ma quanto pepe ho messo? Dai che magari mi passa anche il raffreddore).
Finisco l’ultimo sorso di una Ipa e non capisco se sto sorridendo per la cena sorprendentemente soddisfacente o per dove è arrivata la mia testa nel frattempo.
Lascio tutto sul tavolo e rimetto su le cuffie.
“Dai, che non è affatto male…” e le cose cominciano a suonarti di nuovo, e sei preso bene perché alla fine non hai proprio buttato via un pomeriggio intero al posto di recuperare un po’ di sonno perso.

Le idee sono davvero belle, è il musicista che lascia a desiderare, sempre stato così.
Fai come puoi.

Ora ci sarebbe da fare i piatti, “moltissimo che li faccio”.

Era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi come me.

dayoff…

18 Gennaio 2018, ore 15:33

Prime take: così imbarazzanti che avevo rinominato il progetto di Logic in “peggio che andare di notte” (carine le idee, molto meno la “realizzazione”, ma con calma e con pazienza…)
Vediamo cosa salta fuori!
(Sì, la copertina provvisoria è da 10 😜)
Gli hashtag del giorno:
#EdoardoCheTiHannoFatto
#IlDucaTeSeImbuca #
CheCiStaMioFiglio

27 Gennaio 2018, ore 18:24

L’idea era quella di fare un po’ di meritatissima nanna.
Ma vuoi mettere il giocare a fare il Travis Barker dei poveri, ed il portarsi a casa le take di batteria finite??
(E, per la cronaca, il pezzo mi piace un casino 😍)
Ora il punto della questione è “non appoggiarti sul divano mentre annunciano le formazioni, che poi fai la fine di lunedì sera…”
#ZanardiScendiTuAlle5 (infame) ❤️#EFateloDormireOgniTanto#BruninoLasciaLiCheNonSeiCapace#TornaAMettereGliYogurtSulloScaffale

Top 18

good old-fashioned fino al midollo, e poi le tradizioni vanno sempre rispettate, punto.
Si tira una riga e, salvo uscite a sorpresa in questa manciata di giorni ancora a disposizione, ecco i miei 10 dischi, 5 ep, e 3 singoli preferiti usciti nel 2017!!

ALBUM:
Divide [ED SHEERAN]
As You Please [CITIZEN]
The Good Life [MAKEOUT]
How Did We Get So Dark? [ROYAL BLOOD]
Hearts That Strain [JAKE BUGG]
Harry Styles [HARRY STYLES]
Wolves [RISE AGAINST]
Evolve [IMAGINE DRAGONS]
Presence [PETIT BISQUIT]
Memories… Do Not Open [THE CHAINSMOKERS]

EP:
April 17th [BRUNO DE MICCO]
Raw Sessions And Demos [MAT KEREKES]
AVĪCI (01) [AVICII]
Kaleidoscope [COLDPLAY]
Emergency Frequency [THE STRIKES]

SINGLE:
7 (Acoustic) [CATFISH AND THE BOTTLEMAN]
Enough, Enough, Enough [DEAD!]
Dig Down [MUSE]

Ascolti Imbarazzanti.

…dopo una giornata così, passata in un supermercato, i miei codici di riordino sul filo dell’imbarazzo, ci si aspetterebbe qualcosa di serio.
SBAGLIATO.
Pochi giorni fa parlavo di “ascolti imbarazzanti” e di Harry Styles in una conversazione su messenger. Un paio di giorni dopo parlavo della mia “pop-punk addiction” che non sembra curabile nonostante il passare del tempo (c’è chi sosteneva che la causa di tutto questo fosse l’influenza negativa di mia sorella, vero solo in parte, più corretto dire che ci siamo rovinati a vicenda).
Stasera voglio fare di peggio.
Questi qua sono sommersi da palloncini, il loro cantante assomiglia troppo a Kevin De Bruyne (uno dei miei miti e dei miei centrocampisti preferiti, se non “il”) e poi boh… già detto.
INGUARIBILE.
Buona serata.

Non complichiamoci la vita.

1 mic 1 take.
E la cosa “divertente” è che davvero penso sia stupendo così…
Quando non ho voglia di spiegare cosa intendo ci scherzo su e mi limito al “queste cose non le capisco, vengo dal punk-rock e mi piacciono le cose semplici.”
Il punto è che più passa il tempo e più faccio troppa fatica a sopportare il concetto di “trying too hard”.
Non lo so tradurre con tre parole, se posso usarne di più: voler mettere in mostra a tutti i costi qualcosa, fino al punto da rendere evidente quanto si stia esagerando, quanto la cosa risulti poi innaturale, a volte ridicola, con il solo scopo di cercare di impressionarmi… quando in realtà magari davvero non me ne frega un cazzo di “impressionarmi” ma avrei preferito “soltanto” emozionarmi.
Quindi devo magari ascoltare dischi così “cosmetici” che una volta asciugati hanno pochissime idee interessanti, canzoni che poi alla fine non mi lasciano niente, cantanti che cercano di fare cose incredibili senza che io alla fine “senta” nulla.
E’ come quando ti capita di leggere qualcosa scritta con uno stile eccessivamente ricercato, così farcita di paroloni e messa giù in maniera così contorta da non capirci quasi più niente, per poi accorgerti della pochezza del contenuto ed uscirtene con un “e quindi?”
Come quando vedi la quarantenne vestita da quindicenne con il solo scopo di apparire figa mentre a me sembra una bucchina e basta.
Come quando vedi persone comportarsi in maniera diversa ed adattarsi per essere parte di qualcosa o di una situazione in maniera così evidente da farmi capire quanto in realtà “non c’entrino nulla”.
Non si può piacere a tutti, e cercare di farlo è ridicolo.
Qui c’è un ragazzo con in mano una chitarra ed un solo microfono per la ripresa.
“e mi conquistò così”.
Non complichiamoci la vita!
Fuck it if they talk
Fuck it if they try and get to us
Cause I’d rather go blind
Than let you down.

MICHELA ALCOHOL-TELLAMI

Schizzo_di_sangue

Ok, Michela alcohol-tellami non sfigurerebbe affatto come titolo di una canzone dei primi dischi dei Verdena o degli Afterhours, e non ditemi che anche solo leggendolo non vi siano subito venuti in mente i signori Agnelli e Ferrari perché non ci credo.

Il punto della questione è molto semplice, vale a dire che dal momento in cui la partenza mia e del Giamma verso San Giuliano non sembra al momento realizzabile, sono “costretto” a restare a scapito dei “disastri, pericoli ed ostilità di vario tipo”, per la gioia di chi si era preoccupato di un mio imminente trasferimento leggendo un mio post scherzoso di qualche giorno fa.
Andava tutto bene, poi, preso da un momento di “sbandamento”, ho aperto la nostra conversazione di WhatsApp e gli ho mandato un audio chiedendogli gentilmente di venire giù un attimo a Piacenza per prendermi a schiaffi, dal momento in cui me li merito per davvero.
La conversazione, che per ovvi motivi doveva essere privata, è stata invece intercettata dalla sua dolce metà che, avendo solo in parte chiara la mia questione, nel rispetto delle antiche tradizioni e del suo inconfondibile stile ha promesso sia a me che a lui un paio di coltellate ciascuno.

(eh sì, la passione di Michela per le armi perforanti e taglienti ormai è leggenda, poi di solito ci vado sempre di mezzo io, stavolta è toccato a lui… to each his own)

(No, dai… aspetta. La sto dipingendo come un mostro 🙂 Le coltellate ce le meritiamo tutte, non è colpa sua, come custode della mia copia in vinile di Parachutes dei Coldplay, posso solo dire di volerle bene, e giuro che non sto cercando un modo per scappare dalla sua collera.
Per quello c’è sempre il salto della barriera casse, e per il Giamma le chiavi sono sempre al solito posto, ed il pigiamo e l’orsetto sono sempre a disposizione.)

Right, è stata questa “promessa violenta” la fonte di ispirazione per questo titolo, il gioco di parole invece fa soltanto riferimento alla facilità con la quale spesso e volentieri “cedo”.

Adoro dare dei titoli provvisori alle canzoni che scrivo, è un cosa che facevo già da quando suonavo nei Pertegò.
Prima di questa conversazione avevo suonato tutto il pome, come ho sempre fatto quando la situazione lo richiede, quando c’è qualche questione che inizia ad essere un po’ più complicata, quando sei un po’ preoccupato per qualcosa o anche solo un attimo nel dubbio… in tutti quei casi dove hai solo bisogno di spegnere il cervello.
Fair enough.
Quindi ho ripreso in mano un pezzo che stavo scrivendo (o ri-scrivendo per essere più precisi), e se quando l’avevo iniziato ero carico di rabbia e di voglia di farla pagare, ha preso dei colori completamente diversi, e forse va bene così.
Lascerò allo Shortie il compito di scriverne il testo, così da continuare con questo metodo “a quattro mani” con il quale stiamo scrivendo un disco insieme (mi occupo della parte strumentale scrivendo e suonando tutte le parti di tutti gli strumenti, lui si occupa di scrivere i testi che poi canterà)
Nemmeno immaginate quanto mi piace la sua voce o più in generale quanto mi piace l’idea di fare musica con lui.

Sono in un periodo parecchio creativo, sto scrivendo davvero un sacco ( senza nemmeno contare “Vale dimmi un po’ com’è che fai” dedicata al cappuccino più buono di sempre e “Francesca s’è incazzata” scritta dopo la sua reazione alla mia sbarbata violenta 😉 )

Ho una voglia fottuta di suonare, e questo è solo un bene…

ok, può bastare.

Martini Bianco e Tonic, Giorgione Chiellini… Hero Of The Day.


MARTINI BIANCO E TONIC
Creato negli anni ’70 per modernizzare e trasformare il MARTINI Bianco in un long drink rinfrescante. L’acqua tonica ghiacciata smorza le note dolci della vaniglia del Bianco. Per un tocco di freschezza.

PASSO 1
Riempi un bicchiere ballon di ghiaccio.

PASSO 2
Versa una parte (70 ml) di MARTINI Bianco e una parte (70ml) di acqua tonica.

PASSO 3
Mescola con delicatezza per non perdere le bollicine.

PASSO 4
Aggiungi una fetta di lime e lasciala cadere nel bicchiere.
_________________

“Solo 5?? Ovviamente la musica, poi in ordine sparso: Dungeons And Dragons, La Juventus, la cucina piacentina e… le bibite!”
“Eccole, le bibite… Hai mai pensato di essere un alcolista?”
“Pure?” (Detto con un tono deciso, quasi urlato, alla Zanardi/Staffetta)
“Fio, cosa sei permaflex. Comunque anche a me piace bere ogni tanto.”
“E brava la mia dondolina.”
“?”
“No, niente, lascia stare… poi ti spiego, ma è lunga! Drink preferito?”
“Quelli a base di Martini. Adoro il Martini Bianco. 

L’idea era quella di accoglierla con due calici di Martini Bianco e Tonic, volevo davvero vedere la sua reazione per essermi ricordato di quella conversazione su messenger in mezzo a tante.

Inutile dirti che la serata è andata diversamente, e, nonostante abbia acceso comunque le candele e nella stanza ci sia un buonissimo profumo di lavanda 😉 , c’è solo un calice appoggiato sul tavolino, e sono in compagnia del mio vecchio macbook pro.
Alla tua!!

Ad ogni modo, sono comunque in vena di “romaticherie”, quindi ti racconterò lo stesso una bella stronzata.

Stavo facendo i piatti dopo una bellissima serata ignorante (breve riassunto: qualche amico ha cercato di convincermi a giocare a calcetto senza risultati apprezzabili, vorrei davvero essere capace ma non è così, quindi dopo aver visto la partita l’abbiamo buttata a salamelle e weiss ).
Solitamente quando faccio “i mestieri” ascolto qualche disco, e stavolta è toccato a Load dei Metallica.

Alle prime note di Hero Of The Day mi sono fermato ad ascoltare. C’è qualcosa che dovrei ricordare, e ci ho messo davvero una vita a capire.

Festa del liceo al Field di Carpaneto, avevo finito di suonare da pochi minuti, e avevo conosciuto una ragazza. Non sono sicurissimo ma credo si chiamasse Chiara (considera che ero ancora innamorato perso della ragazza che cantava nella mia band… e considera che avevo davvero delle pessime abitudini all’epoca… è più che normale che faccia fatica a ricordarmi bene) 

So solo che qualche giorno dopo ero su un treno (non ricordo per dove) con il mio fido lettore cd. Ascoltavo Load dei Metallica, e alle prime note di Hero Of The Day mi arriva un suo sms. Non so cosa darei per ricordarmi cosa ci fosse scritto, ma quella sensazione era davvero troppo bella.

Non provavo assolutamente nulla (ci mancherebbe, non la conoscevo nemmeno) e nemmeno ci siamo più visti…

un ricordo incompleto aggrappato ad una canzone dei Metallica.

e niente.

I don’t wanna be told to grow up.

Quasi come la “Peter Pan Syndrome”, ammesso che ne esista una, ma è proprio così che ci si sente… e quindi a quasi 29 anni ti ritrovi a ballare, saltare, cantare a squarcia gola ad un concerto dei Simple Plan. Incredibile.

Ma andiamo con ordine.

Sei a casa, quindi decidi di fare tutte le cose con calma: dai una occhiata alla zona su Maps per decidere dove parcheggiare davanti ad una tazza di caffè, poi prendi su le chiavi del pandino e vai a dargli una bella sciacquata (era davvero giunta l’ora di uccidere lo strano ecosistema che prosperava alla grande sul parabrezza), accorgendoti che dovrai fare sia metano (strano che non sia a secco) sia benzina (eh sì, caro il mio brunino… se speri che la macchina vada in moto, un goccino di senza piombo ce lo devi pure mettere di tanto in tanto). Sbrigata la questione vado a casa dei miei a recuperare la Titi, quindi aperitivo veloce e poi dritti alla meta.

Tutto alla grande finché, in un punto imprecisato tra Codogno e Casale, Titi mi propone un’espressione piena di dolore e mi fa “OMMIODDDIO I BIGLIETTI”.

Qui dal nostro eroe ci si aspetterebbe un fiume di bestemmie in ogni lingua pronunciabile infamanti Lui, l’intero firmamento e tutto il Suo creato. Invece con una calma surreale esce a Casale e lancia il pandino a briglia sciolta verso casa in una guerra spietata contro le lancette… “Non voglio perdermi il concerto”.

Diversi minuti e chilometri dopo, questi due disgraziati trovano subito il parcheggio e riescono ad infilarsi al Fabrique giusto qualche istante prima che Pierre ed i suoi amici diano il via alle danze (ogni tanto una gioia anche per noi)… selfie di ordinanza per festeggiare l’evento e poi uno dei concerti più divertenti di sempre.

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Come da fan di vecchia data che si possa definire tale, ho respirato ogni singola nota dell’intera scaletta (ridendo un po’ con la Titi quando ci siamo accorti che le conoscevamo davvero tutte) e da un loro concerto non saprei dirti cosa altro avrei potuto chiedere.

Poi non sto a dirti quanto io sia affezionato ai Simple Plan da sempre o i ricordi che tornano ogni volta che mi capita di ascoltare una loro canzone. Sto solo cercando di dirti che mi fa strano (come anche Pierre ha detto pochi minuti dopo l’inizio) che siano passati 15 anni dall’uscita di “No Pads, No Helmets… Just Balls”, uno dei miei dischi preferiti in assoluto, Pop-Punk in una delle migliori forme possibili, e mi sembra incredibile essere ancora lì in mezzo al pubblico a festeggiare questo evento insieme a loro, a tanti “bocciarelli”, ma anche a tanti ragazzi della mia generazione che hanno visto crescere questa band, che da ragazzini si identificavano nel testo di “welcome to my life”, che si definiscono dei veri “astronauts” 😉

I don’t wanna be told to grow up, and I don’t wanna change… so you better give up, ‘cause I’m not gonna change. I don’t wanna grow up.

E forse è davvero così che deve essere.

Sono cambiate (ovviamente) tantissime cose per me, ma su molte altre non ho intenzione di mollare nemmeno per un secondo.

Quindi finché vuoi parlarmi di Pop-Punk, di “crescere” non se ne parla proprio per adesso.

so you better give up! 😉

serata da incorniciare. Punto.

Mat Kerekes, i Pertegò, e quel chiodo fisso, la musica, che non mi basta mai.

10 Giugno 2016 alle ore 11.45
You may find out that your self-doubt means nothing was ever there.
You can’t go forcing something if it’s just not right.
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10 Giugno 2016 alle ore 1:26
Stavo iniziando questo post scrivendo che all’alba del l’una e un quarto (e non so perché il correttore automatico dell’iPhone me lo fa scrivere così) ce l’ho ancora su con ago perché mi sbaglia gli attacchi sul mio pezzo… Ma poi ho lasciato perdere ed ho deciso di perdonarlo… 😉 è solo che mi serviva un modo divertente per dire che sono stra-soddisfatto di come stanno andando sti Pertegò. Davvero. Sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori. 🙂
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10 Giugno 2013 alle ore 23.22 ·Instagram·
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A sto giro la funzione “Accadde Oggi” di Facebook parla chiaro.

Probabilmente non è un caso se nella quasi totalità dei film dove uno dei protagonisti ha “questioni psicologiche da risolvere” gli viene imposto di scrivere le cose che gli passano per la testa. 

Non sto dicendo di essere malato (non del tutto almeno) ma ringrazio la mia voglia di scrivere su di me di tanto in tanto per l’enorme potere di “autoanalisi” che il rileggermi dopo un po’ di tempo mi conferisce. 

Mi trovo davanti a tre ricordi… 

Del primo non voglio parlare perché non mi va di coinvolgere la persona in questione, nonostante la sua assenza dai social network da qualche anno ormai.
Con quella frase da “When I Come Around” dei Green Day (uno dei miei pezzi preferiti da sempre e per sempre) volevo soltanto gridare a me stesso di smetterla. 

Il secondo è forse il più bello. 

Ricordo quella serata, stavamo preparando un concerto. Dovevamo suonare per la prima volta KVH, un pezzo che ho scritto per una persona a cui tengo davvero un sacco ( e poi dicevano che brunino scriveva pezzi solo per le sciacquette 😉 ) e Ago davvero non voleva saperne di azzeccarmi gli attacchi.
Come tutti ormai sapete non faccio più parte di quella band. Non so che cosa combineranno in futuro e non sapete quanto ne sento la mancanza tutti i giorni.
Sentirsi obbligati a lasciare un posto che ami è una cosa che non auguro a nessuno, ma purtroppo non c’era nessun altro modo.
Ero davvero contento di come stavano andando le cose per noi e tra di noi, e davvero quella sera sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori.
Tutto il resto fuori, e quel periodo per me è stato davvero davvero difficile.
Grazie di tutto.

In ultimo… “Silver Bill”, Mat Kerekes, perché tutti abbiamo bisogno di una fonte di ispirazione.
Non una rock-star, ma un artista emergente classe 1994 che sta facendo un sacco di cose davvero davvero interessanti sia come solista che con i suoi Citizen.
Cercavo una versione in acustico di “There Is A Light That It Never Goes Out” degli Smiths e sono inciampato nella sua versione. La sua voce mi ha rapito da subito e non mi perdo più una singola uscita da allora. Io gliel’ho anche scritto, e spero di incontrarlo un giorno per ringraziarlo di persona e dirgli “Mat, grazie per avermi ricordato che la musica rappresenta la cosa più importante della mia vita quando da lei mi stavo allontanando” perché alla fine è proprio così… 

è quel chiodo fisso che non mi basta mai.