Panna.

In questo episodio: la “white sauce”.
A: Excuse me, do you know where the “white sauce” is?
B: (Oh mamma, ma guarda questa… bravissima, complimenti!!) The white sauce? What do you mean?
A: I don’t know what it’s called…you use it to cook pasta.
B: Oh, I think I got it. Panna! (e con fare da splendido… ) follow me.
B: Is this your “white sauce“? (detto quasi ridendo… non oso immaginare il tono, il mio colore e l’espressione… ma lei si mette a ridere quindi mi sono fatto una idea…)
A: Yes It Is!! What did you call it?
B: Panna.
A: Panna!! (con una pronuncia che non mi dimenticherò mai) Thank You.
B: Anytime! ( qui con un tono davvero da galera… in quell’anytime c’era tutto il savoir-faire del vostro lattaio…)

Vado via ridendo.

P.S.: si ringrazia il signor Morisi per la pazienza infinita nel rifornire tutta questa yogurteria portuaria del mio codice post-planogram (in cui ho deciso di ordinare l’intero magazzino LAS) bestemmiando solo lo stretto necessario.

Yours.
Bruno.

Milkman V Eric, Simon & Edward Cullen.

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Non ho mai incontrato Cassandra Clare, non è nell’elenco degli abbonati a Milkman Magazine, e ne ho mai avuto il privilegio di scambiare con lei qualche parola.
Non può essersi ispirata al lattaio creando il personaggio di Eric, eppure mi viene parecchio difficile ignorare le somiglianze tra i due.

Già due libri prima di questo evento il guanto di sfida finì in faccia a Simon: tirava in ballo Dungeons And Dragons proprio come se fosse “uno dei nostri”, massacratori di mostri/demoni/scrivi qui il nome del cattivone di turno/ della domenica sera, poi la comparsa della zanne e la sete di sangue lo hanno irrimediabilmente allontanato dal lattaio.
Non che quest’ultimo abbia qualcosa contro i vampiri, anzi, ma il ricordo del concetto di non morte descritto dalla Meyer è ancora troppo forte, con questo Edward Cullen così romanticone e over-sensitive che poco si addice al lattaio. Lui non avrebbe mai aspettato quattro libri, al massimo qualche capitolo. Lui già durante la lezione sulle fasi della mitosi avrebbe preso la cara signorina Swan e l’avrebbe messa a pol[CENSORED]

Con Eric è diverso: entrambi “musicisti”, entrambi “compositori”, ed entrambi “con l’innamoramento facile”… Ok, scatto una foto alla pagina incriminata e la giro subito ad un mio amico per un parere:

Hahaha questo eric è entrato in competizione prepotentemente con questo bang you like drum, gliene do atto.. Ma il lattaio è il lattaio FTM!

Fa sempre molto piacere “essere stimati”, ma non sono così convinto di poter vincere questa competizione tanto facilmente.
Le ultime canzoni scritte dal lattaio sono “SEED CORPS.”, “K.V.H.”, e “THINGS FALLING APART”.
Possono davvero tenere testa a “BANG YOU LIKE A DRUM”?
Mi farei la stessa domanda se avessi chiamato i pezzi “OH, BRAVA!”, “FAI I COMPLIMENTI A MAMMA” e “OLD CHICK MAKES GOOD SOUP”??
bel dilemma. 😉
Yours.
Bruno.

fanboy?

questa è una delle cose che ho procrastinato…
(ehlamado, non ci credo di averlo scritto davvero… son ben partito complicato… 😉
DA CAPO.

Questo è un intervento che avevo intenzione di fare da un pezzo
ecco IL QUESITO:
4 CANTANTI CHE HANNO FATTO DI TE UN FANBOY 😀
molto bene…

cf
In quarta posizione troviamo CARLY RAE JEPSEN.
Non inserire “la nostra sciacquetella canadesina classe 85” in questa classifica sarebbe un crimine che non sono disposto a commettere.
Galeotti furono due video, rispettivamente “Call Me Maybe” e “Good Time” con Owl City. Da allora ogni volta che vado all’autolavaggio ho delle visioni che cerco invano di ignorare.
BRAVA CARLY, BRAVA!

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In terza posizione troviamo RIHANNA.
Vero, non è il mio genere (NO RACISM INTENDED), ma me ne stavo sdraiato sul letto con addosso le mie amate AKG per non perdermi nemmeno una nota del Live2012 dei Coldplay quando su “Princess Of China” fa il suo ingresso sul palco proprio lei, tutta apparecchiata. Femminilità da far girare la testa… quel pomeriggio il lattaio le dichiarò amore eterno.

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(sì sì, lo ammetto, ho scelto questa foto perché il suo “best friend” Ed Sheeran è uno dei miei artisti preferiti di sempre…)
In seconda posizione troviamo TAYLOR SWIFT…
…perché sembra che il lattaio ad ogni sua mossa si muova di conseguenza come una calamita (questa “sdolcinatezza gratuita alla Stephenie Meyer” potevo davvero risparmiarmela, ma mi ha fatto talmente tanto ridere che non ho il coraggio di tornare indietro e cancellarla e nemmeno sarebbe giusto farlo).
Taylor è Taylor, mi piace dire (esagerando ovviamente) di essere afflitto dalla sindrome di de Clèrambault a causa sua 😉 adoro la sua eleganza, il suo charme e la sua raffinatezza. Taylor è unica.

Ci siamo, abbiamo raggiunto la vetta della classifica.
Dicono che il primo amore non si scorda mai, quindi chi mi conosce bene sa già il nome che sto per scrivere. 😉

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AVRIL LAVIGNE
Canadese pure lei (devo cominciare a pensare di farci un salto in Canada… si sa mai che io riesca a “mettere la testa a posto” 😉 ) ero un ragazzino, guardavo MTV e BAM!!
Sk8ter boy.
Parte questo pezzo e salta fuori questa biondina con un look molto “pop-punk” che mi ha sconvolto per sempre.
Confesso di avere tutti i suoi dischi e che sono stato sono e per sempre sarò un suo fanboy 😉
Mi ricordo che al Respighi c’era una ragazza che le somigliava davvero un casino. Vale, non ricordo il cognome ( ma il suo nickname di MSN… iammè 😉 )
Non ci ho mai provato, ma se mai l’avessi fatto sarebbe stato quella mattina, quando il Bindio mi telefona vietandomi categoricamente di andare a scuola per raggiungere lui ed il Borle al capannone a suonare. Arrivo, apro la porta e mi ritrovo lei seduta davanti alla batteria… che spettacolo 😉
basta, scusate, stavo andando off topic.
That’s All
Buona serata.
Yours.
Bruno.

notes. [aprile 2016]

Non avrei mai pensato di rivederla in banca (oh si… comincio con le cose giuste 😉 )
Ero corso in magazzino a prenderle gli Yomo al caffè. Il mio socio non capisce la mia fretta e così mi fa “Face, ma lo portavo fuori io il carro degli Yomo” ed io “Eh lo so, ma li avevo promessi ad una cliente che aveva fretta… troppo bella, non potevo non accontentarla, tra l’altro glielo avrei [CENSORED]. Poi mi ritrovo ad aspettare il mio turno per accedere allo sportello e questa salta fuori dall’ufficio del direttore tutta apparecchiata… il punto di domanda che aveva disegnato in fronte doveva troppo essere una reazione alla faccia che devo aver fatto… vabbè.

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Era una vita che non ci beccavamo… Poi passi a fare la spesa e “però Brun, non ti sei più fatto vivo”. Provo a rimediare e mi vedo costretto a spiegarti che “non sono davvero capace” di alzare il telefono e chiamare. Sembrerà stupido, deve essere un’altra delle diecimila cose che funzionano a modo loro nella mia testa, ma è una cosa che proprio non riesco a fare, un blocco, non importa quanto senta la mancanza di una persona e se rischio di passare per quello che proprio non gliele frega un cazzo. Sì, è grave, ma vienimi in contro: se sei tra le persone a cui ho detto passa / scrivi / chiama / becchiamoci “quando vuoi” vuol dire che lo penso davvero, non uso mai parole così tanto per usarle.

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Non ha un senso, ma i tre dischi che sto apprezzando di più in questo periodo sono “Young Mountain” dei This Will Destroy You, “Vessel” dei Twenty One Pilots ed il terzo se non te l’ho detto di persona vuol dire che non puoi saperlo perché ho ancora una reputazione 😉 …ah, non credevo che il sentirmi dire “sono troppo preso bene con la roba che stiamo scrivendo” da chi suona con me potesse farmi sentire così bene.

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Ho ripreso l’abitudine di prendere su e andare a fare due passi quando sono teso, quando gira male o quando il vaso trabocca… non mi ricordavo il potere allucinante che ha sta cosa su di me. Da tenere a mente.

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Ci siamo ridotti a parlarci solamente per spegnere un silenzio imbarazzante. Ridicolo, e non voglio aggiungere altro. Non sto vomitando odio o chissachè anche perché sarei un bugiardo se non ti dicessi che mi manca un sacco come eravamo… però ricordi? Ho imparato a “vivere sopra” ad un sacco di cose, e ne ho passate di peggio. Tornassi indietro me ne sarei stato zitto e ti avrei completamente ignorata. Così ora lo sai.

milkman

Attenzione: questo post è una versione “romanzata” della realtà 🙂
…ho il piacere di presentarvi la linea di biancheria intima ufficiale del vostro lattaio di fiducia…
HONEST HARD-WORKING & NOT BAD WITH THE LADIES. Introducing… MILKMAN UNDERWARE 😀
Indossa la biancheria di un eroe e rendi così indimenticabili i tuoi rendez-vous. Prova il brivido di una canzone della Carly Rae Jepsen, rompi il ghiaccio con un “fai i complimenti a mamma”, dille sempre che è “proprio brava”, ed anche quando ha visto “qualche inverno in più delle altre” tieni bene a mente che “old chick makes good soup.”
Ringrazio l’azienda per questo endorsement (e faccio i miei complimenti per la scelta del modello… non deve essere stato facile cercare di eguagliare la mia prestanza fisica 😉 ) e ringrazio i miei lettori e lettrici per farsi sempre una risata con me di me. 😀 alla prossima disavventura!!
Buona serata!!
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call me maybe.

Potrebbe sembrare la terza puntata della serie “le disavventure del lattaio con l’innamoramento facile”, ma non è così.
Nessuna disavventura o figura da campioncino stavolta.

In breve:
Sabato pomeriggio, in una fascia oraria tranquilla, il nostro eroe stava dando una drizzata alla vetrina prestando più attenzione alla musica di sottofondo del solito.
Dopo le ultime note di “Waiting For Love” di Avicii, e dopo l’immancabile annuncio per ricordare alla clientela che «domenica questo punto vendita resterà aperto» (o per ricordare al povero lattaio che fino a mercoledì avrebbe dovuto alzarsi all’alba) gli proposero “Call Me Maybe” della Carly Rae Jepsen.
E va be.
Pareggia pareggia arrivò fino al settore degli yogurt da bere, ed è lì che sentì una voce che ne stava accennando il ritornello…
«Dai brunetto!» (tra se e se) «dopo il “oh, brava!” e dopo il “certo che questa è proprio brava”, facci un’altra figura delle tue», e quindi si mise a canticchiare sotto voce la canzone, ma facendo finta di essere parecchio impegnato.
A questo punto pensava che la signorina avrebbe smesso o che avrebbe fatto finta di niente… ed invece no!
Lei, forse divertita dalla cosa, eccola che si mise a canticchiare assieme al nostro eroe (con un inglese perfetto tra l’altro), mentre lui… beh… si era appena appena innamorato (di nuovo).
Finita la canzone poi, i due si salutarono con un «buona giornata», «grazie anche a te», e con due sorrisi da cretini stampati in faccia…

Ma pensa te.
That’s all folks, vado a farmi curare.

your hand in mine.

Ultimo ascolto per oggi.
Difficile che io mi prenda parecchio per un pezzo strumentale, ma questa canzone è talmente bella che è come se un testo ce l’avesse, e ogni tanto ci inciampo dentro.
Vuoi perché lo shorts ha fatto delle registrazioni incredibili, vuoi perché sono parecchio soddisfatto di come stiano andando due o tre cose che ho in ballo in questo periodo, vuoi perché gli inglesismi da “English Friday” a sproposito di Helenena mi hanno fatto morire, vuoi perché ho ricevuto una delle mail più belle di sempre.
È la prima canzone che mi è venuta in mente prima di mettermi a letto.
Quindi ‘notte!
Io prima mi perdo un po’ negli Explosions.