Sting e le paperelle. #NOGOOD

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Eccomi:

“un soffio di Provenza al profumo di Lavanda e Iris per un profondo relax di corpo e mente” e ti ho già detto tutto.

Io comunque l’ho vissuto come un vero passo in avanti, dal momento in cui l’ultima volta che passavo di qua me la sono vista con uno shampoo davvero esclusivo.

La sua etichetta esaltava le proprietà purificanti e rinfrescanti del Cedro unite alle virtù assorbenti che hanno reso nota l’argilla dolce… (si si, una figata… ma non è finita qui) Insieme: una ricetta di purezza e di freschezza per i capelli grassi (sì, sì… grazie tante!)

Dio benedica il gusto “esotico” di mia madre e di mia sorella.

Passo in bagno più tempo di una principessina e da quando vivo per conto mio la cosa è anche peggiorata.

Tra rasature con metodo tradizionale (da vero “maschio alfa”, quindi vai di pre-barba mentre monti il sapone nella ciotola, poi sfoderi un bel rasoio a mano libera e cerchi di non andare al pronto soccorso) e docce infinite dove lasci libera la mente di andare un po’ dove vuole, non mi faccio mancare niente.

Purtroppo però non avevo spazio a sufficienza per la vasca, quindi per fare il bagnetto “from time to time” mi tocca prendere su dei vestiti ed invadere (più o meno pacificamente) il bagno di casa dei miei…

“vieni vieni Brunino a mamma… vuoi che ti preparo anche le paperelle??”

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Ho sempre visto Sting come una sorta di Papà…
Sia chiaro: con tutto l’affetto che posso nutrire nei suoi confronti, non potrà mai competere con il mio vero padre ( nonostante la nostra quotidiana guerra “Juventus – Napoli”… d’altra parte nessuno è perfetto, e tutto sommato ci sono disgrazie peggiori di avere un padre tifoso del Napoli… è che me ne vengono in mente poche, ma sono convinto della loro esistenza 😀 )

La sua voce ha un effetto pazzesco su di me… è come se volesse guidarmi, farmi vedere le cose sotto aspetti diversi, avvisarmi quando sto sbagliando, farmi coraggio quando ho paura di affrontare qualcosa.

E qui adesso c’è proprio bisogno di te, Mr Sumner.

O forse dovrei solo ricominciare ad assumere delle sostanze,
almeno prima potevo usarla come scusa 😀

O almeno, caro il mio Brunino, potresti montare una sorta di filtro tra la testa e la tastiera quando scrivi.

Corretto!

Buona Serata.

Yours.
Bruno.

April 17th: conclusioni finali.

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Progettavo di scrivere questa cosa mentre ero sdraiato sul divano dei miei, chianti in circolazione, in riproduzione “April 17th”.

Era la prima volta che cercavo di ascoltarlo come se non l’avessi fatto io, impresa praticamente impossibile per il significato che hanno quelle canzoni, ma “stavo bene”, contentissimo del risultato ottenuto e contentissimo di averla fatta questa cosa…
Ho buttato un occhiata alle statistiche delle riproduzioni / download e devo dire che davvero non mi aspettavo che così tanta gente abbia deciso di buttare del tempo ad ascoltarmi.

Questo, assieme ai tanti messaggi e telefonate inaspettate da persone più o meno “vicine”, mi ha lasciato senza parole.
Vivo con la certezza di non meritarmele queste cose, ma sono davvero davvero davvero preso benissimo.

Prima di “archiviare” questa cosa ho ancora un paio di parole:
Ci siamo ritrovati dopo anni a  suonare insieme e siamo stati a dir poco IMBARAZZANTI, ma forse è stato ancora più bello per questo motivo…
non ero capace di fare queste cose allora, figurati adesso.
Ma per voltare la pagina ed “onorare” un bel ricordo le cose vanno vissute fino in fondo, quindi a posto così…

Grazie di cuore a tutti quelli che, in modi diversi, hanno fatto parte di quella cosa!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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16 Aprile, Ore 11.30

No, non sono gli auguri di buona Pasqua 🐣😜.

Scrivo per chiedere venia per tutti i messaggi senza risposta e per tutte le chiamate perse di questa settimana parecchio impegnativa (credetemi, avevo un motivo, grazie per la pazienza😊)

Domani
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17 Aprile, ore 0.01

TEN YEARS LATER

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17 Aprile, ore 0.06

Una cartella dimenticata in un hard disk esterno.
Al suo interno, delle take di batteria del Bindio risalenti ad una vita fa, quando i Tapes avevano intenzione di fare un disco.

Riascolti quelle cose dopo qualche anno e, preso da un momento di follia, decidi di costruirci attorno un Ep… e poi lo fai davvero, perché alla fine è giusto così.

Non sto qui a spiegarti che cosa significa per me essere stato parte di tutto questo, anche perché non mi verrebbero mai le parole, ma domani appena finisco di lavorare due righe a riguardo prometto che provo a scriverle…
Fino ad allora: a QUESTO LINK puoi ascoltare e/o scaricare (gratuitamente) l’ep.
Buonanotte!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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17 Aprile, ore 18.07

Ho un tatuaggio sull’avambraccio, una cassetta “sfilata”, sul nastro la scritta 17 AP 07… sì, esattamente come venivano timbrati i biglietti del pullman.

Dieci anni esatti dal giorno più bello della mia vita.

Vi è dato di conoscere solo uno dei due motivi, e parlo di quella fuga da scuola.

Chiaro, a 28 anni il termine non può che farmi ridere, ma è così che tutto iniziava, con una telefonata a mia madre (ero solito fare così) per avvisarla che anziché starmene dietro al mio banco (rigorosamente in fondo a destra) sarei stato al “capannone” a Carpaneto a suonare con il Bindio.

Nascevano i Tapes, ed io ero fuori di testa.

Avevo già suonato con tantissima gente, ma già in quel momento capivo che quella band sarebbe stata qualcosa di speciale, qualcosa che mi avrebbe segnato per sempre e, credeteci o meno, è andata davvero così.

Quello che esce oggi è un ep di quattro pezzi, costruito attorno a delle registrazioni di batteria del Bindio, risalenti a qualche anno fa, al periodo in cui avevamo come obbiettivo il nostro primo disco.

“Untitled II” è un pezzo scritto a quattro mani con il Cope, non ha mai avuto un testo o una linea vocale, perciò è rimasta strumentale.

“Things Falling Apart” è invece la prima canzone scritta in vita mia, un brunino di quindici/sedici anni invasatissimo con la musica e, strano a dirsi, inguaribile romantico, a metà tra Ed Sheeran ed Edward Cullen ( come vengo spesso preso per il culo dagli “amici” 😉 )

“April 17th” era una bozza da sviluppare, due note di pianoforte scritte in camera mia un pomeriggio mentre suonavo con Mae e Cope, parole scritte più tardi quando la fine di qualcosa un po’ mi ha ucciso, e “Drown” è una versione in acustico di un pezzo dei Citizen, il mio modo per dire grazie a Mat Kerekes per non avermi fatto smettere di suonare quando davvero non avevo più motivi per farlo.

Non ho ambizioni particolari (i sogni da rock-star sono da ragazzini, quella fase è passata da un pezzo) e sono consapevole di non avere e di non avere mai avuto capacità particolari, anzi… Vi faccio ascoltare questi pezzi solo per condividere questi ricordi, solo perché sono la cosa più importante che ho e non è giusto lasciarli morire in un cassetto (o meglio un hard-disk).

Ho pochissimi ringraziamenti speciali da fare, cercherò di essere il più veloce possibile (esatto, siamo arrivati all’ultima pagina del libretto del “ciddì” dove, oltre ai credits di solito si trovano i vari grazie graziella e grazie al cazzo) quindi comincio subito…

In primis grazie a Corrado Bertonazzi per avermi dato una mano a sistemare le tracce di batteria ritrovate e per avermi consegnato una base solida su cui poter realizzare questa cosa, grazie ad Andrea Rocca per aver registrato la mia voce (pazienza infinita) e per i preziosi consigli sul mixaggio.

Grazie ad Andrea Viciguerra per la copertina. Che poi ovvio, ringraziarti solo per l’artwork sarebbe ridicolo, ringraziarti per tutto il resto servirebbe un intervento intero, quindi mi limito ad un “grazie di esserci” e vedi di fartelo bastare 😉 .

Grazie a donna Giuliana, la Titi, papà ed il brizietto, perché è una fortuna poter sempre contare su una famiglia così.

Grazie ad Elia Battini per i momenti preziosi trascorsi insieme. Averti conosciuto, aver suonato insieme a te, aver vissuto insieme la musica (la cosa che entrambi amavamo più di ogni altra cosa) mi ha decisamente cambiato. Non ti immagini quanto mi manchi, e come promesso, ogni volta che starò suonando lo starò facendo per entrambi.

Infine grazie a Michele Copelli, Luca Maestrami e Alessandro Baldiati per questa avventura incredibile… Non molto tempo fa scrivevo così “di tempo ne è passato parecchio ma sono sempre della stessa idea: i Tapes sono stati la cosa più bella che mi sia mai capitata. La cosa di cui più sento la mancanza se guardo indietro.”

Per me vale ancora così…

Dieci anni.
(cazzo, sto invecchiando 😀 )
yours.
Bruno
brunodemicco.bandcamp.com

Spiderman’s control and Batman with his fists.

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Uccidere tutti a vista. 

Ed io che credevo di diventare (con calma e con pazienza) un po’ meno una brutta persona.

(Cazzata, tranquilli che non ci ho mai creduto, stavo scherzando.)

E nemmeno ho capito davvero se va così per colpa mia, a causa di questa “annata e un po’ di più” decisamente da archiviare (non ho ancora finito la conta dei danni), o se si tratta semplicemente di una fase, una fase in cui non ho voglia di farmi raccontare delle storie, e se decidi di farlo ti lascio indietro.

Quindi ho visto bruciare amicizie con delle radici profondissime senza alzare un dito per salvarle, restando lì a guardare il pochissimo valore che avevano.
Magari con gli occhi gonfi e con un sacco di parole non dette che ti affogano, ma non so più perdonare nella stessa maniera in cui non sono mai stato capace di mentire, non mi ricordo come si fa a stare lì ad ascoltare un sacco di stronzate che vuoi dirmi per farti perdonare, quindi semplicemente non lo faccio, a prescindere da quello che perdo.

E poi alla fine non è forse vero che ti fai decisamente più male a cadere da molto in alto?

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Io ci ho provato, ma non sono stato capace di trovare un modo per scrivere cosa si prova la prima volta che metti piede allo Stadium.

E quasi mi spiace di averlo cercato, dal momento in cui sono consapevole di quanto una sensazione così sia impossibile da descrivere.

E metti anche che ce la fai, in quanti poi capirebbero davvero?

So solo che è stato un momento che non dimenticherò mai, giuro.

(Ora però mi piacerebbe riavere indietro la voce… capisco di meritarmelo per tutte le cose indicibili gridate a Reina, la donna che l’ha messo al mondo, tutti i partenopei, con tutte le donne che li hanno messi al mondo, ed il Vesuvio… Ma ora non mi dispiacerebbe affatto ritornare a parlare senza questa somiglianza con Amanda Lear.

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I’ve been reading books of old
The legends and the myths
Achilles and his gold
Hercules and his gifts
Spiderman’s control
And Batman with his fists
And clearly I don’t see myself upon that list

Where’d you wanna go?
How much you wanna risk?
I’m not looking for somebody
With some superhuman gifts
Some superhero
Some fairytale bliss
Just something I can turn to
Somebody I can miss

Non mi sono dimenticato di te, non può succedere.

Ascoltare i Coldplay senza che il pensiero ti raggiunga anche solo per un secondo è impossibile e non è stato facile ricominciare ad ascoltarli senza farmi male. Anche questo pezzo con i Chainsmokers poi sono convinto che ti sarebbe piaciuto davvero un sacco…

mi manchi tantissimo.

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Faccio fatica a crederci, ma siamo ancora capaci di scriverci questi messaggi dopo dieci anni, dieci anni esatti.

Non siamo ne cresciuti ne invecchiati, forse un po’ cambiati, ma decisamente siamo dei cretini così come lo eravamo quando ci siamo conosciuti.

Grazie di tutto, davvero (si un po’ anche ‘affanculo, ma comunque grazie).

American Idiot: piccoli lattai crescono.

Nemmeno ti conosco, e guarda cosa cazzo hai combinato. 😀
“Ogni lasciata è persa”, condivido in pieno, ma spesso predico bene e razzolo male, dandomi qualche scusa o motivazione per fare in modo che non mi senta troppo in colpa per aver lasciato qualcosa di intentato o per poter comunque continuare a dire che (tranne in casi limite) è una cosa che non faccio mai.
Stavolta di motivazioni me ne sono date davvero parecchie quindi non ho fatto troppa fatica a lasciar perdere… e poi ho chiuso il ragionamento dicendomi che una così davvero non merita di perdere tempo con uno come me.

Ad ogni modo sono passato sul tuo profilo Facebook (sì, come un vero stalker) perché dovevo assolutamente farlo e basta. 😀
Un po’ mi hai preso, quindi avevo voglia di scoprire qualcosa su di te senza chiedere troppo in giro e senza dover dare troppe spiegazioni.
Ti trovo ed inizio a sfogliare il tuo diario, poi do un’occhiata agli interessi, film e serie tv che (ovviamente) non conosco, qualche libro e un po’ di musica.

Nell’elenco i Green Day.
“Ma dai, giuro, non l’avrei mai detto” ad alta voce e nel silenzio di casa mia.
Non li ascolto da una vita: accetto il consiglio e li metto su, poi comincio a dare una occhiata alle foto.

è stato detto o scritto talmente tante volte che è diventato banalissimo, “nonetheless” non trovo un modo migliore per dirlo: la voce di Billie Joe Armstrong me la sento sotto la pelle e ci siamo ritrovati oggi pomeriggio solamente per capire che questa cosa non può e mai potrà cambiare.
American Idiot è uscito quando avevo 15 anni, l’età perfetta per capire il concetto di “rage and love” che accompagna tutto il disco, e se già i Green Day mi piacevano un sacco, con quel disco mi avevano completamente rapito.

Quindi, una volta finito di lavare i piatti e di “dare un senso” alla casa, metto su le beats e me ne vado nel “my favorite outdoors listening place”.

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Premo play poi tutto va come deve andare, come da copione, sì perché quel disco è mio, e corpo e mente e anima reagiscono all’unisono alla sua presenza. E come un vortice è tornato tutto, chissà che facce che devo aver fatto, un lettore cd e condividere gli auricolari in fondo al pullman, fumare erba in una stanza d’albergo, la prima volta che ti vedevo arrivare in sala prove (la sensazione esatta, non un ricordo, la stessa sensazione), i Full Screen Oblivion e le “pause caffè” (non te la spiego, non l’hai vissuta, non capiresti) , il diciassette aprile duemilasette, “il capannone” di Carpaneto, i Tapes e tutto ciò che è stato, la preparazione dei “fogli di consultazione per l’esame di maturità ed il quantitativo di birra che ho dovuto mandare giù dopo l’esame orale, la corsa nudi davanti al baciccia di venerdì sera, la vacanza a Massa ed i “trifase” (hahahaha 😉 quell’estate l’ho incorniciata) poi la stuoietta del jamaicano, nemmeno sapevo che sarebbe stata una delle ultime volte che ci saremmo visti, ascoltavamo non ricordo cosa, e tu mi prendevi per il culo perché ero dello stesso colore dei tuoi capelli ed eravamo troppo imbarazzati per guardarci in faccia, poi un bacio sotto casa mia e la tua frase che ricorderò per sempre “stavolta però senza tutto quel casino”.

Spettacolo.

Non ho ascoltato “whatshername” perché non avevo alcuna intenzione di ascoltarlo finire, ricordo un po’ di malinconia quando mi era capitato di riascoltarlo tutto in treno, ed avevo voglia di sentirmi “invincibile” ancora per un po’ ( cazzata: sto solamente cercando una scusa per aver assecondato la voglia di “Hardwell” che mi è salita mentre tornavo a casa. 😉 )

rage and love.
Yours.
Bruno.

Milkman V Eric, Simon & Edward Cullen.

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Non ho mai incontrato Cassandra Clare, non è nell’elenco degli abbonati a Milkman Magazine, e ne ho mai avuto il privilegio di scambiare con lei qualche parola.
Non può essersi ispirata al lattaio creando il personaggio di Eric, eppure mi viene parecchio difficile ignorare le somiglianze tra i due.

Già due libri prima di questo evento il guanto di sfida finì in faccia a Simon: tirava in ballo Dungeons And Dragons proprio come se fosse “uno dei nostri”, massacratori di mostri/demoni/scrivi qui il nome del cattivone di turno/ della domenica sera, poi la comparsa della zanne e la sete di sangue lo hanno irrimediabilmente allontanato dal lattaio.
Non che quest’ultimo abbia qualcosa contro i vampiri, anzi, ma il ricordo del concetto di non morte descritto dalla Meyer è ancora troppo forte, con questo Edward Cullen così romanticone e over-sensitive che poco si addice al lattaio. Lui non avrebbe mai aspettato quattro libri, al massimo qualche capitolo. Lui già durante la lezione sulle fasi della mitosi avrebbe preso la cara signorina Swan e l’avrebbe messa a pol[CENSORED]

Con Eric è diverso: entrambi “musicisti”, entrambi “compositori”, ed entrambi “con l’innamoramento facile”… Ok, scatto una foto alla pagina incriminata e la giro subito ad un mio amico per un parere:

Hahaha questo eric è entrato in competizione prepotentemente con questo bang you like drum, gliene do atto.. Ma il lattaio è il lattaio FTM!

Fa sempre molto piacere “essere stimati”, ma non sono così convinto di poter vincere questa competizione tanto facilmente.
Le ultime canzoni scritte dal lattaio sono “SEED CORPS.”, “K.V.H.”, e “THINGS FALLING APART”.
Possono davvero tenere testa a “BANG YOU LIKE A DRUM”?
Mi farei la stessa domanda se avessi chiamato i pezzi “OH, BRAVA!”, “FAI I COMPLIMENTI A MAMMA” e “OLD CHICK MAKES GOOD SOUP”??
bel dilemma. 😉
Yours.
Bruno.

we’re not done yet.

 

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Books: Harry Potter And The Cursed Child (Rowling, Tiffany, Thorne), City Of Bones – The Mortal Instruments Book One (Clare). Albums: The Days (AVICII), We The Generation (Rudimental), The 1975 (The 1975), Ghost Stories (Coldplay), The Earth Is Not A Cold Dead Place (Explosions In The Sky), X (Ed Sheeran), Young States (Citizen), The Devil And God Are Raging Inside Me (Brand New), Death Magnetic (Metallica)

Essere in disaccordo con lui su quasi tutto è uno sport che pratico da quando sono piccolo.
Non lo faccio di proposito, ma sembra che dobbiamo per forza avere opinioni differenti su qualsiasi cosa, e la cosa mi diverte davvero un sacco. 😀
Ci sono poi quei pochi (pochissimi) momenti in cui mio padre ha ragione, e questo è uno di quelli.

Sei a pezzi… fidati, hai bisogno di cambiare aria per qualche giorno.
Vieni via con noi.

Quindi abbiamo preso in giro gli “autoctoni” per la loro innata capacità nel violentare la lingua italiana (“per cortesemente” mi ha fatto davvero emozionare) e per il loro dialetto assurdo (anche questo con la “sesta vocale” come in alcune zone vicino Napoli), qualche aperitivo violento, l’inquietante presenza del ciambellone gonfiabile giallo canarino di mia madre (o la coppia di ragazzi sulla spiaggia che si strofinavano il naso scatenando la reazione di mia sorella “nemmeno alle medie facevo nasino-nasino”), tantissime “perle di saggezza” di mio padre che non posso ripetervi ed altrettanti selfie di Tiziana ad ogni occasione buona, un paio di processioni “old-school” di qualche santo mentre ridevamo come degli stronzi per i loro canti con tanto di fisarmonica e putipù (sì, il putipù esiste… credevo fosse una leggenda), innumerevoli “innamoramenti facili da lattaio” ed altrettante bestemmie per essermi ustionato la testa (“te l’avevo detto di mettere la crema”…l’altra invece “mamma guarda, è tutto spennato”) e quando ero libero da tutto questo mi sono immerso in un paio di libri e qualche disco.

NOT BAD
avevo davvero bisogno di una settimana così 😀

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L’intenzione era quella di “lasciare a Piacenza tutto” e credevo davvero fosse possibile.
Mi sbagliavo, almeno in parte…
Non sono stato mai così bravo a staccare completamente quindi non mi sono stupito poi così tanto quando venerdì notte/sabato mattina il tasto on/off del cervello non sembrava funzionare.

Ma se il trovarsi fuori dal letto è servito per vedere questo allora dai… forse non tutti i mali ecc ecc. 😉

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yours.
Bruno.