Figli d’Arte e Wedding Planners.

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Figli d’arte, un po’ alla Federico Chiesa, che già promette di fare molto meglio di suo padre Enrico.

Non il mio caso, non sono e mai sarò un decimo di quello che è mio padre, ma in una cosa sono riuscito a fare addirittura meglio:
Scherzavamo sul fatto che quando è stato testimone di nozze quel matrimonio dopo qualche anno è fallito clamorosamente.
Io invece avrei dovuto essere il testimone di nozze di un mio amico che conosco da una vita, ma il “destino” ha voluto diversamente, e così non ci parliamo da Ottobre.

Dio santo quanto odio i matrimoni. 

(sì sì, tranquillo, ho odiato sicuramente tantissimo anche il tuo, non importa quanto tu pensi sia stato tutto perfetto, fantastico, invitati, la giornata, la location, il menù…
Sicuramente non l’ho sopportato ed ho fatto una fatica bestia ad arrivare fino alla fine.
Sicuramente mi sarò sgazzato come non ci fosse un domani per cercare di alleggerire la tortura).

Ho sempre detto che un vero amico non mi inviterebbe mai al suo matrimonio, eppure di nuove madonne in attesa di approvazione dell’accademia della crusca ne ho dovute creare parecchie ad ogni partecipazione ricevuta.

Non c’entra niente il fatto che per ora io abbia deciso di vivere da solo, è solo che non riesco a tollerare tutto il mondo che gira attorno a questa giornata “fantastica”.

Non chiedetemi un elenco, odio semplicemente TUTTO.

NON SPOSATEVI!!

o almeno, NON INVITATEMI 😉 

grazie.

I don’t wanna be told to grow up.

Quasi come la “Peter Pan Syndrome”, ammesso che ne esista una, ma è proprio così che ci si sente… e quindi a quasi 29 anni ti ritrovi a ballare, saltare, cantare a squarcia gola ad un concerto dei Simple Plan. Incredibile.

Ma andiamo con ordine.

Sei a casa, quindi decidi di fare tutte le cose con calma: dai una occhiata alla zona su Maps per decidere dove parcheggiare davanti ad una tazza di caffè, poi prendi su le chiavi del pandino e vai a dargli una bella sciacquata (era davvero giunta l’ora di uccidere lo strano ecosistema che prosperava alla grande sul parabrezza), accorgendoti che dovrai fare sia metano (strano che non sia a secco) sia benzina (eh sì, caro il mio brunino… se speri che la macchina vada in moto, un goccino di senza piombo ce lo devi pure mettere di tanto in tanto). Sbrigata la questione vado a casa dei miei a recuperare la Titi, quindi aperitivo veloce e poi dritti alla meta.

Tutto alla grande finché, in un punto imprecisato tra Codogno e Casale, Titi mi propone un’espressione piena di dolore e mi fa “OMMIODDDIO I BIGLIETTI”.

Qui dal nostro eroe ci si aspetterebbe un fiume di bestemmie in ogni lingua pronunciabile infamanti Lui, l’intero firmamento e tutto il Suo creato. Invece con una calma surreale esce a Casale e lancia il pandino a briglia sciolta verso casa in una guerra spietata contro le lancette… “Non voglio perdermi il concerto”.

Diversi minuti e chilometri dopo, questi due disgraziati trovano subito il parcheggio e riescono ad infilarsi al Fabrique giusto qualche istante prima che Pierre ed i suoi amici diano il via alle danze (ogni tanto una gioia anche per noi)… selfie di ordinanza per festeggiare l’evento e poi uno dei concerti più divertenti di sempre.

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Come da fan di vecchia data che si possa definire tale, ho respirato ogni singola nota dell’intera scaletta (ridendo un po’ con la Titi quando ci siamo accorti che le conoscevamo davvero tutte) e da un loro concerto non saprei dirti cosa altro avrei potuto chiedere.

Poi non sto a dirti quanto io sia affezionato ai Simple Plan da sempre o i ricordi che tornano ogni volta che mi capita di ascoltare una loro canzone. Sto solo cercando di dirti che mi fa strano (come anche Pierre ha detto pochi minuti dopo l’inizio) che siano passati 15 anni dall’uscita di “No Pads, No Helmets… Just Balls”, uno dei miei dischi preferiti in assoluto, Pop-Punk in una delle migliori forme possibili, e mi sembra incredibile essere ancora lì in mezzo al pubblico a festeggiare questo evento insieme a loro, a tanti “bocciarelli”, ma anche a tanti ragazzi della mia generazione che hanno visto crescere questa band, che da ragazzini si identificavano nel testo di “welcome to my life”, che si definiscono dei veri “astronauts” 😉

I don’t wanna be told to grow up, and I don’t wanna change… so you better give up, ‘cause I’m not gonna change. I don’t wanna grow up.

E forse è davvero così che deve essere.

Sono cambiate (ovviamente) tantissime cose per me, ma su molte altre non ho intenzione di mollare nemmeno per un secondo.

Quindi finché vuoi parlarmi di Pop-Punk, di “crescere” non se ne parla proprio per adesso.

so you better give up! 😉

serata da incorniciare. Punto.

Mat Kerekes, i Pertegò, e quel chiodo fisso, la musica, che non mi basta mai.

10 Giugno 2016 alle ore 11.45
You may find out that your self-doubt means nothing was ever there.
You can’t go forcing something if it’s just not right.
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10 Giugno 2016 alle ore 1:26
Stavo iniziando questo post scrivendo che all’alba del l’una e un quarto (e non so perché il correttore automatico dell’iPhone me lo fa scrivere così) ce l’ho ancora su con ago perché mi sbaglia gli attacchi sul mio pezzo… Ma poi ho lasciato perdere ed ho deciso di perdonarlo… 😉 è solo che mi serviva un modo divertente per dire che sono stra-soddisfatto di come stanno andando sti Pertegò. Davvero. Sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori. 🙂
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10 Giugno 2013 alle ore 23.22 ·Instagram·
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A sto giro la funzione “Accadde Oggi” di Facebook parla chiaro.

Probabilmente non è un caso se nella quasi totalità dei film dove uno dei protagonisti ha “questioni psicologiche da risolvere” gli viene imposto di scrivere le cose che gli passano per la testa. 

Non sto dicendo di essere malato (non del tutto almeno) ma ringrazio la mia voglia di scrivere su di me di tanto in tanto per l’enorme potere di “autoanalisi” che il rileggermi dopo un po’ di tempo mi conferisce. 

Mi trovo davanti a tre ricordi… 

Del primo non voglio parlare perché non mi va di coinvolgere la persona in questione, nonostante la sua assenza dai social network da qualche anno ormai.
Con quella frase da “When I Come Around” dei Green Day (uno dei miei pezzi preferiti da sempre e per sempre) volevo soltanto gridare a me stesso di smetterla. 

Il secondo è forse il più bello. 

Ricordo quella serata, stavamo preparando un concerto. Dovevamo suonare per la prima volta KVH, un pezzo che ho scritto per una persona a cui tengo davvero un sacco ( e poi dicevano che brunino scriveva pezzi solo per le sciacquette 😉 ) e Ago davvero non voleva saperne di azzeccarmi gli attacchi.
Come tutti ormai sapete non faccio più parte di quella band. Non so che cosa combineranno in futuro e non sapete quanto ne sento la mancanza tutti i giorni.
Sentirsi obbligati a lasciare un posto che ami è una cosa che non auguro a nessuno, ma purtroppo non c’era nessun altro modo.
Ero davvero contento di come stavano andando le cose per noi e tra di noi, e davvero quella sera sarei andato avanti a suonare tutta notte senza stancarmi e tenendo tutto il resto fuori.
Tutto il resto fuori, e quel periodo per me è stato davvero davvero difficile.
Grazie di tutto.

In ultimo… “Silver Bill”, Mat Kerekes, perché tutti abbiamo bisogno di una fonte di ispirazione.
Non una rock-star, ma un artista emergente classe 1994 che sta facendo un sacco di cose davvero davvero interessanti sia come solista che con i suoi Citizen.
Cercavo una versione in acustico di “There Is A Light That It Never Goes Out” degli Smiths e sono inciampato nella sua versione. La sua voce mi ha rapito da subito e non mi perdo più una singola uscita da allora. Io gliel’ho anche scritto, e spero di incontrarlo un giorno per ringraziarlo di persona e dirgli “Mat, grazie per avermi ricordato che la musica rappresenta la cosa più importante della mia vita quando da lei mi stavo allontanando” perché alla fine è proprio così… 

è quel chiodo fisso che non mi basta mai.

tipo… a che ora stacchi?

“Scusa, una coca cola zero zuccheri”

“Certo! Una coca cola zero zuccheri tipo… zero stress dopo il lavoro?”

“Beh, pensavo più ad una coca cola tipo… a che ora stacchi?”

L’istantanea è d’obbligo… vi lascio anche la barra di YouTube così potete andarvi a beccare il punto esatto di questo momento “thug life”

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Se avessi avuto la possibilità di leggere in anteprima il copione mi sarei candidato per la parte. Che poi oh, Chiaro, non posso competere con quel look spettinato, gli occhi azzurri e quella faccia da pesce (no, forse con quella potrei anche vedercela dentro), ma con me sarebbe stata decisamente più divertente… una delle mie disavventure 😉

Che poi alla fine di figure del cazzo con “le bariste” come categoria sembro non collezionarne mai abbastanza… 

E si ricordano anche del lattaio, chiedendogli se è più orario da Bonne Esperance o Montenegro con ghiaccio, oppure di come si presenta ai Lyons (completamente ubriaco dopo che la sua squadra del cuore ha perso la finale di Champions) ed inizia a parlarle senza un freno e senza rendersi conto di quello che le sta dicendo, oppure di quando lei gli porta degli amaretti e del cioccolato fondente assieme ad un Martini Bianco e Coca e lui, anziché  ringraziarla per l’inventiva,  per questo abbinamento con un “cocktail” (se così lo si può chiamare) che è capace di ordinare solo e soltanto lui, la fissa a bocca aperta e poi le chiede di sposarlo…

…a che ora stacchi? 😀

Sting e le paperelle. #NOGOOD

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Eccomi:

“un soffio di Provenza al profumo di Lavanda e Iris per un profondo relax di corpo e mente” e ti ho già detto tutto.

Io comunque l’ho vissuto come un vero passo in avanti, dal momento in cui l’ultima volta che passavo di qua me la sono vista con uno shampoo davvero esclusivo.

La sua etichetta esaltava le proprietà purificanti e rinfrescanti del Cedro unite alle virtù assorbenti che hanno reso nota l’argilla dolce… (si si, una figata… ma non è finita qui) Insieme: una ricetta di purezza e di freschezza per i capelli grassi (sì, sì… grazie tante!)

Dio benedica il gusto “esotico” di mia madre e di mia sorella.

Passo in bagno più tempo di una principessina e da quando vivo per conto mio la cosa è anche peggiorata.

Tra rasature con metodo tradizionale (da vero “maschio alfa”, quindi vai di pre-barba mentre monti il sapone nella ciotola, poi sfoderi un bel rasoio a mano libera e cerchi di non andare al pronto soccorso) e docce infinite dove lasci libera la mente di andare un po’ dove vuole, non mi faccio mancare niente.

Purtroppo però non avevo spazio a sufficienza per la vasca, quindi per fare il bagnetto “from time to time” mi tocca prendere su dei vestiti ed invadere (più o meno pacificamente) il bagno di casa dei miei…

“vieni vieni Brunino a mamma… vuoi che ti preparo anche le paperelle??”

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Ho sempre visto Sting come una sorta di Papà…
Sia chiaro: con tutto l’affetto che posso nutrire nei suoi confronti, non potrà mai competere con il mio vero padre ( nonostante la nostra quotidiana guerra “Juventus – Napoli”… d’altra parte nessuno è perfetto, e tutto sommato ci sono disgrazie peggiori di avere un padre tifoso del Napoli… è che me ne vengono in mente poche, ma sono convinto della loro esistenza 😀 )

La sua voce ha un effetto pazzesco su di me… è come se volesse guidarmi, farmi vedere le cose sotto aspetti diversi, avvisarmi quando sto sbagliando, farmi coraggio quando ho paura di affrontare qualcosa.

E qui adesso c’è proprio bisogno di te, Mr Sumner.

O forse dovrei solo ricominciare ad assumere delle sostanze,
almeno prima potevo usarla come scusa 😀

O almeno, caro il mio Brunino, potresti montare una sorta di filtro tra la testa e la tastiera quando scrivi.

Corretto!

Buona Serata.

Yours.
Bruno.

April 17th: conclusioni finali.

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Progettavo di scrivere questa cosa mentre ero sdraiato sul divano dei miei, chianti in circolazione, in riproduzione “April 17th”.

Era la prima volta che cercavo di ascoltarlo come se non l’avessi fatto io, impresa praticamente impossibile per il significato che hanno quelle canzoni, ma “stavo bene”, contentissimo del risultato ottenuto e contentissimo di averla fatta questa cosa…
Ho buttato un occhiata alle statistiche delle riproduzioni / download e devo dire che davvero non mi aspettavo che così tanta gente abbia deciso di buttare del tempo ad ascoltarmi.

Questo, assieme ai tanti messaggi e telefonate inaspettate da persone più o meno “vicine”, mi ha lasciato senza parole.
Vivo con la certezza di non meritarmele queste cose, ma sono davvero davvero davvero preso benissimo.

Prima di “archiviare” questa cosa ho ancora un paio di parole:
Ci siamo ritrovati dopo anni a  suonare insieme e siamo stati a dir poco IMBARAZZANTI, ma forse è stato ancora più bello per questo motivo…
non ero capace di fare queste cose allora, figurati adesso.
Ma per voltare la pagina ed “onorare” un bel ricordo le cose vanno vissute fino in fondo, quindi a posto così…

Grazie di cuore a tutti quelli che, in modi diversi, hanno fatto parte di quella cosa!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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16 Aprile, Ore 11.30

No, non sono gli auguri di buona Pasqua 🐣😜.

Scrivo per chiedere venia per tutti i messaggi senza risposta e per tutte le chiamate perse di questa settimana parecchio impegnativa (credetemi, avevo un motivo, grazie per la pazienza😊)

Domani
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17 Aprile, ore 0.01

TEN YEARS LATER

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17 Aprile, ore 0.06

Una cartella dimenticata in un hard disk esterno.
Al suo interno, delle take di batteria del Bindio risalenti ad una vita fa, quando i Tapes avevano intenzione di fare un disco.

Riascolti quelle cose dopo qualche anno e, preso da un momento di follia, decidi di costruirci attorno un Ep… e poi lo fai davvero, perché alla fine è giusto così.

Non sto qui a spiegarti che cosa significa per me essere stato parte di tutto questo, anche perché non mi verrebbero mai le parole, ma domani appena finisco di lavorare due righe a riguardo prometto che provo a scriverle…
Fino ad allora: a QUESTO LINK puoi ascoltare e/o scaricare (gratuitamente) l’ep.
Buonanotte!
yours.
Bruno.
brunodemicco.bandcamp.com

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17 Aprile, ore 18.07

Ho un tatuaggio sull’avambraccio, una cassetta “sfilata”, sul nastro la scritta 17 AP 07… sì, esattamente come venivano timbrati i biglietti del pullman.

Dieci anni esatti dal giorno più bello della mia vita.

Vi è dato di conoscere solo uno dei due motivi, e parlo di quella fuga da scuola.

Chiaro, a 28 anni il termine non può che farmi ridere, ma è così che tutto iniziava, con una telefonata a mia madre (ero solito fare così) per avvisarla che anziché starmene dietro al mio banco (rigorosamente in fondo a destra) sarei stato al “capannone” a Carpaneto a suonare con il Bindio.

Nascevano i Tapes, ed io ero fuori di testa.

Avevo già suonato con tantissima gente, ma già in quel momento capivo che quella band sarebbe stata qualcosa di speciale, qualcosa che mi avrebbe segnato per sempre e, credeteci o meno, è andata davvero così.

Quello che esce oggi è un ep di quattro pezzi, costruito attorno a delle registrazioni di batteria del Bindio, risalenti a qualche anno fa, al periodo in cui avevamo come obbiettivo il nostro primo disco.

“Untitled II” è un pezzo scritto a quattro mani con il Cope, non ha mai avuto un testo o una linea vocale, perciò è rimasta strumentale.

“Things Falling Apart” è invece la prima canzone scritta in vita mia, un brunino di quindici/sedici anni invasatissimo con la musica e, strano a dirsi, inguaribile romantico, a metà tra Ed Sheeran ed Edward Cullen ( come vengo spesso preso per il culo dagli “amici” 😉 )

“April 17th” era una bozza da sviluppare, due note di pianoforte scritte in camera mia un pomeriggio mentre suonavo con Mae e Cope, parole scritte più tardi quando la fine di qualcosa un po’ mi ha ucciso, e “Drown” è una versione in acustico di un pezzo dei Citizen, il mio modo per dire grazie a Mat Kerekes per non avermi fatto smettere di suonare quando davvero non avevo più motivi per farlo.

Non ho ambizioni particolari (i sogni da rock-star sono da ragazzini, quella fase è passata da un pezzo) e sono consapevole di non avere e di non avere mai avuto capacità particolari, anzi… Vi faccio ascoltare questi pezzi solo per condividere questi ricordi, solo perché sono la cosa più importante che ho e non è giusto lasciarli morire in un cassetto (o meglio un hard-disk).

Ho pochissimi ringraziamenti speciali da fare, cercherò di essere il più veloce possibile (esatto, siamo arrivati all’ultima pagina del libretto del “ciddì” dove, oltre ai credits di solito si trovano i vari grazie graziella e grazie al cazzo) quindi comincio subito…

In primis grazie a Corrado Bertonazzi per avermi dato una mano a sistemare le tracce di batteria ritrovate e per avermi consegnato una base solida su cui poter realizzare questa cosa, grazie ad Andrea Rocca per aver registrato la mia voce (pazienza infinita) e per i preziosi consigli sul mixaggio.

Grazie ad Andrea Viciguerra per la copertina. Che poi ovvio, ringraziarti solo per l’artwork sarebbe ridicolo, ringraziarti per tutto il resto servirebbe un intervento intero, quindi mi limito ad un “grazie di esserci” e vedi di fartelo bastare 😉 .

Grazie a donna Giuliana, la Titi, papà ed il brizietto, perché è una fortuna poter sempre contare su una famiglia così.

Grazie ad Elia Battini per i momenti preziosi trascorsi insieme. Averti conosciuto, aver suonato insieme a te, aver vissuto insieme la musica (la cosa che entrambi amavamo più di ogni altra cosa) mi ha decisamente cambiato. Non ti immagini quanto mi manchi, e come promesso, ogni volta che starò suonando lo starò facendo per entrambi.

Infine grazie a Michele Copelli, Luca Maestrami e Alessandro Baldiati per questa avventura incredibile… Non molto tempo fa scrivevo così “di tempo ne è passato parecchio ma sono sempre della stessa idea: i Tapes sono stati la cosa più bella che mi sia mai capitata. La cosa di cui più sento la mancanza se guardo indietro.”

Per me vale ancora così…

Dieci anni.
(cazzo, sto invecchiando 😀 )
yours.
Bruno
brunodemicco.bandcamp.com

Spiderman’s control and Batman with his fists.

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Uccidere tutti a vista. 

Ed io che credevo di diventare (con calma e con pazienza) un po’ meno una brutta persona.

(Cazzata, tranquilli che non ci ho mai creduto, stavo scherzando.)

E nemmeno ho capito davvero se va così per colpa mia, a causa di questa “annata e un po’ di più” decisamente da archiviare (non ho ancora finito la conta dei danni), o se si tratta semplicemente di una fase, una fase in cui non ho voglia di farmi raccontare delle storie, e se decidi di farlo ti lascio indietro.

Quindi ho visto bruciare amicizie con delle radici profondissime senza alzare un dito per salvarle, restando lì a guardare il pochissimo valore che avevano.
Magari con gli occhi gonfi e con un sacco di parole non dette che ti affogano, ma non so più perdonare nella stessa maniera in cui non sono mai stato capace di mentire, non mi ricordo come si fa a stare lì ad ascoltare un sacco di stronzate che vuoi dirmi per farti perdonare, quindi semplicemente non lo faccio, a prescindere da quello che perdo.

E poi alla fine non è forse vero che ti fai decisamente più male a cadere da molto in alto?

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Io ci ho provato, ma non sono stato capace di trovare un modo per scrivere cosa si prova la prima volta che metti piede allo Stadium.

E quasi mi spiace di averlo cercato, dal momento in cui sono consapevole di quanto una sensazione così sia impossibile da descrivere.

E metti anche che ce la fai, in quanti poi capirebbero davvero?

So solo che è stato un momento che non dimenticherò mai, giuro.

(Ora però mi piacerebbe riavere indietro la voce… capisco di meritarmelo per tutte le cose indicibili gridate a Reina, la donna che l’ha messo al mondo, tutti i partenopei, con tutte le donne che li hanno messi al mondo, ed il Vesuvio… Ma ora non mi dispiacerebbe affatto ritornare a parlare senza questa somiglianza con Amanda Lear.

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I’ve been reading books of old
The legends and the myths
Achilles and his gold
Hercules and his gifts
Spiderman’s control
And Batman with his fists
And clearly I don’t see myself upon that list

Where’d you wanna go?
How much you wanna risk?
I’m not looking for somebody
With some superhuman gifts
Some superhero
Some fairytale bliss
Just something I can turn to
Somebody I can miss

Non mi sono dimenticato di te, non può succedere.

Ascoltare i Coldplay senza che il pensiero ti raggiunga anche solo per un secondo è impossibile e non è stato facile ricominciare ad ascoltarli senza farmi male. Anche questo pezzo con i Chainsmokers poi sono convinto che ti sarebbe piaciuto davvero un sacco…

mi manchi tantissimo.

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Faccio fatica a crederci, ma siamo ancora capaci di scriverci questi messaggi dopo dieci anni, dieci anni esatti.

Non siamo ne cresciuti ne invecchiati, forse un po’ cambiati, ma decisamente siamo dei cretini così come lo eravamo quando ci siamo conosciuti.

Grazie di tutto, davvero (si un po’ anche ‘affanculo, ma comunque grazie).