…e Samsung ringrazia.

La tua unica colpa è stata quella di trovarti contemporaneamente nel posto sbagliato nel momento sbagliatissimo…
Sei sopravvissuto a lanci contro il muro, blasfemie e bestemmie di ogni tipo, frasi razziste ed infamanti, battaglie tra gente con la mamma puttana, e gente che abita su una montagna (si spera sempre) dormiente…
Sono divorato dai sensi di colpa, sei stato il più bel telecomando che io abbia mai conosciuto, ti giuro, non ti dimenticherò mai!

Sarà…

Sarà per la nottataccia post-dentista, testa e stipendio che se ne vanno, lenzuola strappate a morsi.
Sarà per l’esultanza “non esultanza” a la #NoToRacism di Kean (che tra l’altro costerà cara: vittoria a tavolino del Cagliari, Juventus multata, e scudetto assegnato all’inter… dai che in fondo a loro piace così).
Sarà per la discussione all’Atlantic sui disegni con la schiuma del cappuccino. Ci vedevo una mela, giuro che c’era chi ci ha visto dentro un culo… non so spiegare. Discussione poi dirottata con abbracci e fusa con la barista che, facendo leva sull’effetto che hanno le persone con gli occhi blu su di me, cercava di farsi perdonare una battutaccia sulla mia “pettinatura”.
Sarà per questo pomeriggio che scorre via prima leggendo la gazza/facendo merenda/ascoltando i Drenge e poi con in braccio la mia Fender Stratocaster a scrivere musica perché ci sono poche cose al mondo che mi piacciono più di questo.
Sarà perché stasera si suona, ed è un po’ speciale perché il mio eterno braccio destro si unisce alla band… e non vedo l’ora.
Sarà perché “mammt è ‘na bucchina”, e fa lo stesso se il correttore automatico mi suggerisce di scrivere “zucchina”… che poi se proprio trovi questa espressione così volgare, potresti sempre propormi “tua madre è quella che è”, lo troverei parecchio “più funzionale”.
Sarà.

Il lupo perde il pelo.

Produzione Scritta: Parlami dei lati positivi del tuo mestiere.
Ti senti “sdraiato a terra come i Doors” (perché “spaccato a merda” fa decisamente troppo teen, in chiaro contrasto con i tuoi quasi 31 anni, e poi c’hai voglia di creare un nuovo modo per esprimere questo disagio… grazie Lauro).
Ti stai chiedendo “cosa cazzo ci faccio qui?”, oppure “ma perché stamattina non ho chiamato Vincenzo (dott. Braghieri) e fanculo a tutto, si dorme fino a mezzogiorno?”
Poi “radio esse” fa suonare nell’interfono un pezzo dei Train, sì quel pezzo dei Train, e tu te ne freghi di dove sei, o di quante persone potresti avere intorno (dopotutto quando indossi quel camice diventi “quasi invisibile” come con le carrelate, spinte, sportellate, rispetto) e subito “She acts like summer and walks like raaaaain, reminds me that there’s a time to change, heyheeeyheyheeey” manco fossi una sciacquetta quindicenne (esclusa la voce sporca a causa di qualche cattiva abitudine) perché è giusto così…
Temo di essere “cresciuto” senza aver mai perso i miei vizi peggiori.
Nessuna soluzione al problema in programma, ma per adesso ho iniziato con un filetto di merluzzo gratinato con funghi, un paio di Ichnusa per sostenere la protesta dei pastori sardi, e dal momento in cui stasera se la giocano Tottenham e Borussia Dortmund (due tra le mie squadre preferite in assoluto) immagino ne stapperò ancora un paio e mi godrò questa serata di Champions.
‘mocc.
Yours.
Brun-eee-no.

Ce l’abbiamo solo noi.

Il tutto cominciò con “Bruni“, ancora vagamente accettabile, per poi passare a “Brünel“, nella stessa maniera in cui mi chiamava il mio primo capo, “Dondolo/ Dundulòn/ Dondolino” (a seconda dei giorni) per quelle “pochissime volte” in cui vai a lavorare in condizioni “discutibili”, “freno a mano/ frenamanino” per la pratica di prendersela molto “morbida” nelle mattinate in cui mi gira il c***o, poi “Gianluigi” per la maturata abilità nel prendere al volo le cose che mi vengono lanciate… in ultimo “Tex Willer” dopo aver sentito mio padre chiamarmi così per la nostra passione per le armi ed il tiro a segno…
Immagino ci siano i presupposti per una vertenza sindacale…

teenage dream.

Quei momenti in cui.
Sei in casa, sul divano, mezzo stordito dal post-pennica, hai in braccio una chitarra e stai suonando un pezzo di Katy Perry ri-arrangiato in modalità “imbarazzo” nemmeno fossi “Edoardo” o il “Chereco”…
Ci metti un po’ di fingerstyle (quindi dici ad alta voce “questo fa parecchio Andy McKee” poi ridi da solo di questa cazzata) la voce un po’ sporca, a tratti stonata, tipica di uno “sciacquatazze” fa il resto…
Quei momenti in cui speri vivamente che il tuo vicino non sia in casa per dare spiegazioni o doverti giustificare.

/ot·tù·ṣo/

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…era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi quanto il padrone di casa, padrone di casa che ha qualche piatto in arretrato che lo aspetterebbe nel lavello, padrone di casa che finge che tutto sommato non sia così… oggi ha deciso di fare il “musicista”, mica lo “sciacquatazze”.

Uno di quei giorni in cui bisogna sbattere un po’ la testa contro il muro, perché per me è sempre stato così quando mi trovo una nuova canzone tra le mani.
Mentre la scrivi sembra sempre la cosa più bella del mondo. E ti inganni perché ne sei completamente rapito, immerso “nelle cose che te l’hanno mandata”, scrivi le parti sotto la guida di quello che senti, come se cercassi di raccontarti, lasciando tutto il resto fuori.
Fantastico.
Funziona fino al momento in cui premi REC, poi il tutto è paragonabile ad un attacco di panico. E nemmeno a farlo apposta continui  dirti che non sei capace di suonare, e ci resti male, e le armonie di chitarra che fino a pochi minuti prima ti sembravano (testuali parole pensate) “semplici e dolcissime” iniziano a non suonarti più, e più ti concentri per suonare al meglio e più ti sale l’ansia e più tutto ti fa cagare.
Fanculo, lancio la chitarra sul divano (che poi c’ho anche fame e si è fatta una certa)

Aspettative: “che voglia di scaloppine al limone!”, Realtà: “il frigo è semi-vuoto”.
“Cazzomene, le faccio con le sottilissime di vitello, non saranno scaloppine ma me le faccio andare bene…c’è ancora un po’ di burro tartufato, faccio sciogliere quello, verranno più profumate, poi lime e limone non saranno poi così diversi. Cristo, un po’ di farina, sale e pepe ce li abbiamo o no??
Preparo le fettine che sto ancora canticchiando quel pezzo. So benissimo di esserci già affezionato (ma quanto pepe ho messo? Dai che magari mi passa anche il raffreddore).
Finisco l’ultimo sorso di una Ipa e non capisco se sto sorridendo per la cena sorprendentemente soddisfacente o per dove è arrivata la mia testa nel frattempo.
Lascio tutto sul tavolo e rimetto su le cuffie.
“Dai, che non è affatto male…” e le cose cominciano a suonarti di nuovo, e sei preso bene perché alla fine non hai proprio buttato via un pomeriggio intero al posto di recuperare un po’ di sonno perso.

Le idee sono davvero belle, è il musicista che lascia a desiderare, sempre stato così.
Fai come puoi.

Ora ci sarebbe da fare i piatti, “moltissimo che li faccio”.

Era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi come me.

Acknowledgements of the day:

1. La Tachipirina 1000 sono compresse divisibili, sono enormi ergo le puoi spezzare, non vi è necessità alcuna di tentare di affogarti tra versi disumani, acqua dappertutto e ricordi di infanzia/adolescenza mentre la vita ti passa davanti.
2. Se assaggi qualcosa mentre stai cucinando direttamente dalla padella non puoi stupirti se ti scotti (e bestemmiare gridando tutto il creato non è certo d’aiuto).
3. Mihajlović non è stato espulso per proteste, ha scoperto che dopo aver preso due pere doveva pagare il sacchetto e si è incazzato di brutto (d’altra parte per sua stessa ammissione è “poco social” e non si era ancora trovato invasa la bacheca da tutte queste cazzate sull’argomento) .
4. Ho una nuova Dj preferita, di tanto in tanto tira fuori canzoni che avevo rimosso per sempre… e così ho passato gran parte del pomeriggio continuando a “saaaaaaave tonight and fight the break of dawn, cooooooome tomorrow, tomorrow I’ll be gone”.
Per oggi può bastare.

‘moccammammeta!

Non sono i buoni propositi di fine/ inizio anno.
Non sono il tipo, e poi di promesse infrante ne ho una collezione infinita.
Sto chiudendo una decade, quella iniziata nel 2007, una svolta, di gran lunga l’anno più incredibile della mia vita.
Un ragazzino di 19 anni, sbarbatello e con un frangia improponibile, con la testa immersa nei suoi sogni e nella musica, il 17 Aprile, i suoi Tapes, senza paura, invincibile.
10 anni sono un po’, sono cresciuto e cambiato tantissimo e tantissime volte.
Ho visto succedere di tutto, dall’essere un inguaribile romantico (già detto: mia madre avrebbe dovuto chiamarmi Edoardo, vedi Sheeran e Cullen) alle tante/ troppe stronzate degli anni più recenti, le tantissime serate passate a suonare come se fosse l’unica cosa davvero importante, esperienze incredibili (di cui molte poco raccomandabili), amicizie perse per strada e nuovi legami, una amicizia per me importantissima andata distrutta per motivi stupidi ed una nuova (e bellissima) nata quasi per caso con un carrellone di yogurt ribaltato, le notti dove ti senti vivo come non mai e le notti passate piangendo/fissando il soffitto/strappando le lenzuola a morsi, ridere fino a quasi star male e stare male per davvero quando mi ero “perso” e facevo fatica anche solo a respirare, comprare casa ed iniziare a badare a te stesso, diventare “grande”, tutti i momenti che sarei pronto a rivivere subito/ qui/ adesso e tutti quelli che avrei fatto volentieri a meno di vivere.
Non mi piace l’idea di “voltare pagina” o di “cancellare e ricominciare da capo”, non tanto per il concetto del “siamo così a causa delle cose che ci sono capitate”, ma quasi… La vedo più come un capitolo nuovo, uno di quelli che “senza i capitoli precedenti il libro non avrebbe più un senso”, ma comunque la storia deve andare avanti e restare intrappolati in cose vecchie ha poco senso, belle o brutte che siano.
Quindi niente, buon 2018, buon “capitolo nuovo”, buon “quelcazzochevolete” e vediamo adesso cosa succederà.
‘moccammammeta!

De Micco Shooting Team

“Questo è il mio fucile.
Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.
Il mio fucile è il mio migliore amico.
È la mia vita.
Io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me il mio fucile non è niente.
Senza il mio fucile, Io sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio.
Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me.
Debbo sparare io prima che lui spari a me, e lo farò!
Al cospetto di Dio, giuro su questo credo: Il mio fucile e me stesso siamo difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita, e così sia finché non ci sarà più nemico ma solo pace.
Amen.”

Tremate, Santa Lucia ha armato padre e figlio come si deve!!