teenage dream.

Quei momenti in cui.
Sei in casa, sul divano, mezzo stordito dal post-pennica, hai in braccio una chitarra e stai suonando un pezzo di Katy Perry ri-arrangiato in modalità “imbarazzo” nemmeno fossi “Edoardo” o il “Chereco”…
Ci metti un po’ di fingerstyle (quindi dici ad alta voce “questo fa parecchio Andy McKee” poi ridi da solo di questa cazzata) la voce un po’ sporca, a tratti stonata, tipica di uno “sciacquatazze” fa il resto…
Quei momenti in cui speri vivamente che il tuo vicino non sia in casa per dare spiegazioni o doverti giustificare.

/ot·tù·ṣo/

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…era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi quanto il padrone di casa, padrone di casa che ha qualche piatto in arretrato che lo aspetterebbe nel lavello, padrone di casa che finge che tutto sommato non sia così… oggi ha deciso di fare il “musicista”, mica lo “sciacquatazze”.

Uno di quei giorni in cui bisogna sbattere un po’ la testa contro il muro, perché per me è sempre stato così quando mi trovo una nuova canzone tra le mani.
Mentre la scrivi sembra sempre la cosa più bella del mondo. E ti inganni perché ne sei completamente rapito, immerso “nelle cose che te l’hanno mandata”, scrivi le parti sotto la guida di quello che senti, come se cercassi di raccontarti, lasciando tutto il resto fuori.
Fantastico.
Funziona fino al momento in cui premi REC, poi il tutto è paragonabile ad un attacco di panico. E nemmeno a farlo apposta continui  dirti che non sei capace di suonare, e ci resti male, e le armonie di chitarra che fino a pochi minuti prima ti sembravano (testuali parole pensate) “semplici e dolcissime” iniziano a non suonarti più, e più ti concentri per suonare al meglio e più ti sale l’ansia e più tutto ti fa cagare.
Fanculo, lancio la chitarra sul divano (che poi c’ho anche fame e si è fatta una certa)

Aspettative: “che voglia di scaloppine al limone!”, Realtà: “il frigo è semi-vuoto”.
“Cazzomene, le faccio con le sottilissime di vitello, non saranno scaloppine ma me le faccio andare bene…c’è ancora un po’ di burro tartufato, faccio sciogliere quello, verranno più profumate, poi lime e limone non saranno poi così diversi. Cristo, un po’ di farina, sale e pepe ce li abbiamo o no??
Preparo le fettine che sto ancora canticchiando quel pezzo. So benissimo di esserci già affezionato (ma quanto pepe ho messo? Dai che magari mi passa anche il raffreddore).
Finisco l’ultimo sorso di una Ipa e non capisco se sto sorridendo per la cena sorprendentemente soddisfacente o per dove è arrivata la mia testa nel frattempo.
Lascio tutto sul tavolo e rimetto su le cuffie.
“Dai, che non è affatto male…” e le cose cominciano a suonarti di nuovo, e sei preso bene perché alla fine non hai proprio buttato via un pomeriggio intero al posto di recuperare un po’ di sonno perso.

Le idee sono davvero belle, è il musicista che lascia a desiderare, sempre stato così.
Fai come puoi.

Ora ci sarebbe da fare i piatti, “moltissimo che li faccio”.

Era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi come me.

Acknowledgements of the day:

1. La Tachipirina 1000 sono compresse divisibili, sono enormi ergo le puoi spezzare, non vi è necessità alcuna di tentare di affogarti tra versi disumani, acqua dappertutto e ricordi di infanzia/adolescenza mentre la vita ti passa davanti.
2. Se assaggi qualcosa mentre stai cucinando direttamente dalla padella non puoi stupirti se ti scotti (e bestemmiare gridando tutto il creato non è certo d’aiuto).
3. Mihajlović non è stato espulso per proteste, ha scoperto che dopo aver preso due pere doveva pagare il sacchetto e si è incazzato di brutto (d’altra parte per sua stessa ammissione è “poco social” e non si era ancora trovato invasa la bacheca da tutte queste cazzate sull’argomento) .
4. Ho una nuova Dj preferita, di tanto in tanto tira fuori canzoni che avevo rimosso per sempre… e così ho passato gran parte del pomeriggio continuando a “saaaaaaave tonight and fight the break of dawn, cooooooome tomorrow, tomorrow I’ll be gone”.
Per oggi può bastare.

‘moccammammeta!

Non sono i buoni propositi di fine/ inizio anno.
Non sono il tipo, e poi di promesse infrante ne ho una collezione infinita.
Sto chiudendo una decade, quella iniziata nel 2007, una svolta, di gran lunga l’anno più incredibile della mia vita.
Un ragazzino di 19 anni, sbarbatello e con un frangia improponibile, con la testa immersa nei suoi sogni e nella musica, il 17 Aprile, i suoi Tapes, senza paura, invincibile.
10 anni sono un po’, sono cresciuto e cambiato tantissimo e tantissime volte.
Ho visto succedere di tutto, dall’essere un inguaribile romantico (già detto: mia madre avrebbe dovuto chiamarmi Edoardo, vedi Sheeran e Cullen) alle tante/ troppe stronzate degli anni più recenti, le tantissime serate passate a suonare come se fosse l’unica cosa davvero importante, esperienze incredibili (di cui molte poco raccomandabili), amicizie perse per strada e nuovi legami, una amicizia per me importantissima andata distrutta per motivi stupidi ed una nuova (e bellissima) nata quasi per caso con un carrellone di yogurt ribaltato, le notti dove ti senti vivo come non mai e le notti passate piangendo/fissando il soffitto/strappando le lenzuola a morsi, ridere fino a quasi star male e stare male per davvero quando mi ero “perso” e facevo fatica anche solo a respirare, comprare casa ed iniziare a badare a te stesso, diventare “grande”, tutti i momenti che sarei pronto a rivivere subito/ qui/ adesso e tutti quelli che avrei fatto volentieri a meno di vivere.
Non mi piace l’idea di “voltare pagina” o di “cancellare e ricominciare da capo”, non tanto per il concetto del “siamo così a causa delle cose che ci sono capitate”, ma quasi… La vedo più come un capitolo nuovo, uno di quelli che “senza i capitoli precedenti il libro non avrebbe più un senso”, ma comunque la storia deve andare avanti e restare intrappolati in cose vecchie ha poco senso, belle o brutte che siano.
Quindi niente, buon 2018, buon “capitolo nuovo”, buon “quelcazzochevolete” e vediamo adesso cosa succederà.
‘moccammammeta!

De Micco Shooting Team

“Questo è il mio fucile.
Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.
Il mio fucile è il mio migliore amico.
È la mia vita.
Io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me il mio fucile non è niente.
Senza il mio fucile, Io sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio.
Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me.
Debbo sparare io prima che lui spari a me, e lo farò!
Al cospetto di Dio, giuro su questo credo: Il mio fucile e me stesso siamo difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita, e così sia finché non ci sarà più nemico ma solo pace.
Amen.”

Tremate, Santa Lucia ha armato padre e figlio come si deve!!

“Ma fammi capire, tu dormi solo di pomeriggio?”

C’è qualcosa che non va, me ne rendo conto, ma al momento le soluzioni a disposizione sono meno di quelle che ha Sarri per il suo Napoli.

Tanto mio padre me lo ha sempre detto (e fin da piccolo), “eh Brunino, i peccati qua si fanno e qua si pagano”.
Ok, anche mia madre non è mai stata da meno.
Bellissima la storia di un mio “tardato risveglio” quando devi fare apertura, quando preso da quel momento di panico mentre ti lavi i denti, tiri un calcio nel mobile con conseguente funzione religiosa… poi esci di casa di corsa e cadi rovinosamente dalle scale facendoti anche parecchio male e “rincarando la dose” bestemmiando tutto il possibile. E poi niente, ti ritrovi tua madre sul balcone che (una volta “superficialmente” accertate le tue condizioni fisiche) ti punta l’indice destro e scandisce a voce alta: “La Madonna è grande, ricordatelo”.

I primi concetti di “karma” che ho imparato a conoscere.

Ora sono sempre più convinto di meritarmi un sacco di cose, convinto che oltre ad essere una bruttissima persona devo essere stato un gerarca nazista in un’altra vita, uno di quelli che ne ha ammazzati parecchi con la stessa leggerezza con la quale io in questa scelgo l’ultima canzone da ascoltare prima di andare a dormire. Quando riesco a farlo. Perché tra serate tirate troppo per le lunghe, cattive abitudini, difficoltà nello spegnere la testa, o per la figlia dei miei vicini che piange come una disperata quasi quotidianamente, è diventato quasi impossibile passare una notte sotto le coperte… dormo qualcosa nel pomeriggio quando sono così stanco che fisicamente mi viene impossibile di tenere gli occhi aperti, di parlare pronunciando frasi di senso compiuto, di fare qualsiasi cosa diversa dall’appoggiare la testa su un cuscino.
Ma stasera volevo scrivere di un’altra cosa, di una eccezione alla regola, di una di quelle notti quando la testa decide di darti una tregua e di portarti da un altra parte.

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E quindi mi trovo in una città distrutta in una notte freddissima, il cielo attraversato da fulmini (corrente elettrica che neanche nella città delle macchine di Matrix), stelle e colori stupendi. Capisco che dovrei avere paura, invece continuo a guardarmi attorno come se fossi completamente rapito da questo paesaggio.
Inizio a camminare tra le macerie inciampando spesso finché mi ritrovo a nuotare nell’acqua gelida, sentendo ogni muscolo gridare e facendo fatica a respirare. Quando inizio a credere di non potercela fare e che sarei annegato “di nuovo” (non so il perché del “di nuovo” ma ricordo di averlo pensato così) vedo una luce in lontananza e cerco di raggiungerla…
Sono fiamme, qualcuno deve aver acceso un fuoco.
Arrivo all’altra sponda, quindi esco dall’acqua e mi siedo accanto al fuoco per cercare di combattere il vento gelido (le sensazioni sulla pelle mi sembravano così vere che non sarei mai riuscito a svegliarmi). Non so chi possa avere acceso un fuoco qui, ma gli sono davvero grado perché imbranato come sono mi rendo conto che non ne sarei mai stato capace. Passano i minuti e sto ancora fissando le fiamme. Inizio a pensare di essere solo, quando dei passi mi fanno girare di scatto.
Una ragazza che mi è sempre piaciuta un sacco, forse troppo, dalla prima volta che l’ho incontrata (ma che per motivi miei ho tenuto questa cosa per me), si viene a sedere accanto a me ed inizia a fissare le onde al di là delle fiamme.
“non mi sarei mai aspettato di trovarti qui”
“nemmeno io di doverti rincorrere fino alla fine del mondo”
“non credo che valga davvero la pena di fare una cosa del genere per me”
“stai solo cercando di scappare da qualcosa che succederà comunque, e tu lo sai… stavolta sarà tutto diverso”.
Passiamo il resto della notte insieme.
Mi risveglio da un’altra parte, sto ancora camminando in mezzo a case distrutte. Supero un cancello pericolante e sento prendermi per mano. Mi volto e vedo un ragazzino (lo riconosco come un mio amico, nonostante ci siamo conosciuti “da grandi” e solo pochi anni fa, associo subito i suoi occhi ed i suoi lineamenti a lui). Mi ferma e mi dice di non proseguire, che andando avanti ancora un po’ sarei arrivato nell’ultimo posto in cui avrei voluto essere.
La frase mi spaventa a morte.
Non sono capace di sopportare incubi, quindi mi sforzo ed inizio lentamente ad aprire gli occhi finche mi trovo sotto le coperte a fissare il soffitto della mia camera da letto.
Do un’occhiata al telefono. Avrei ancora più di un’ora a disposizione prima di alzarmi, ma la paura di trovarmi ancora lì se solo avessi provato a chiudere gli occhi (e la ripresa dei “dolci” pianti notturni della mia piccola vicina) mi hanno tenuto sveglio ancora un po’.
Poi il buio.
E poco dopo la sveglia.

Non complichiamoci la vita.

1 mic 1 take.
E la cosa “divertente” è che davvero penso sia stupendo così…
Quando non ho voglia di spiegare cosa intendo ci scherzo su e mi limito al “queste cose non le capisco, vengo dal punk-rock e mi piacciono le cose semplici.”
Il punto è che più passa il tempo e più faccio troppa fatica a sopportare il concetto di “trying too hard”.
Non lo so tradurre con tre parole, se posso usarne di più: voler mettere in mostra a tutti i costi qualcosa, fino al punto da rendere evidente quanto si stia esagerando, quanto la cosa risulti poi innaturale, a volte ridicola, con il solo scopo di cercare di impressionarmi… quando in realtà magari davvero non me ne frega un cazzo di “impressionarmi” ma avrei preferito “soltanto” emozionarmi.
Quindi devo magari ascoltare dischi così “cosmetici” che una volta asciugati hanno pochissime idee interessanti, canzoni che poi alla fine non mi lasciano niente, cantanti che cercano di fare cose incredibili senza che io alla fine “senta” nulla.
E’ come quando ti capita di leggere qualcosa scritta con uno stile eccessivamente ricercato, così farcita di paroloni e messa giù in maniera così contorta da non capirci quasi più niente, per poi accorgerti della pochezza del contenuto ed uscirtene con un “e quindi?”
Come quando vedi la quarantenne vestita da quindicenne con il solo scopo di apparire figa mentre a me sembra una bucchina e basta.
Come quando vedi persone comportarsi in maniera diversa ed adattarsi per essere parte di qualcosa o di una situazione in maniera così evidente da farmi capire quanto in realtà “non c’entrino nulla”.
Non si può piacere a tutti, e cercare di farlo è ridicolo.
Qui c’è un ragazzo con in mano una chitarra ed un solo microfono per la ripresa.
“e mi conquistò così”.
Non complichiamoci la vita!
Fuck it if they talk
Fuck it if they try and get to us
Cause I’d rather go blind
Than let you down.

MICHELA ALCOHOL-TELLAMI

Schizzo_di_sangue

Ok, Michela alcohol-tellami non sfigurerebbe affatto come titolo di una canzone dei primi dischi dei Verdena o degli Afterhours, e non ditemi che anche solo leggendolo non vi siano subito venuti in mente i signori Agnelli e Ferrari perché non ci credo.

Il punto della questione è molto semplice, vale a dire che dal momento in cui la partenza mia e del Giamma verso San Giuliano non sembra al momento realizzabile, sono “costretto” a restare a scapito dei “disastri, pericoli ed ostilità di vario tipo”, per la gioia di chi si era preoccupato di un mio imminente trasferimento leggendo un mio post scherzoso di qualche giorno fa.
Andava tutto bene, poi, preso da un momento di “sbandamento”, ho aperto la nostra conversazione di WhatsApp e gli ho mandato un audio chiedendogli gentilmente di venire giù un attimo a Piacenza per prendermi a schiaffi, dal momento in cui me li merito per davvero.
La conversazione, che per ovvi motivi doveva essere privata, è stata invece intercettata dalla sua dolce metà che, avendo solo in parte chiara la mia questione, nel rispetto delle antiche tradizioni e del suo inconfondibile stile ha promesso sia a me che a lui un paio di coltellate ciascuno.

(eh sì, la passione di Michela per le armi perforanti e taglienti ormai è leggenda, poi di solito ci vado sempre di mezzo io, stavolta è toccato a lui… to each his own)

(No, dai… aspetta. La sto dipingendo come un mostro 🙂 Le coltellate ce le meritiamo tutte, non è colpa sua, come custode della mia copia in vinile di Parachutes dei Coldplay, posso solo dire di volerle bene, e giuro che non sto cercando un modo per scappare dalla sua collera.
Per quello c’è sempre il salto della barriera casse, e per il Giamma le chiavi sono sempre al solito posto, ed il pigiamo e l’orsetto sono sempre a disposizione.)

Right, è stata questa “promessa violenta” la fonte di ispirazione per questo titolo, il gioco di parole invece fa soltanto riferimento alla facilità con la quale spesso e volentieri “cedo”.

Adoro dare dei titoli provvisori alle canzoni che scrivo, è un cosa che facevo già da quando suonavo nei Pertegò.
Prima di questa conversazione avevo suonato tutto il pome, come ho sempre fatto quando la situazione lo richiede, quando c’è qualche questione che inizia ad essere un po’ più complicata, quando sei un po’ preoccupato per qualcosa o anche solo un attimo nel dubbio… in tutti quei casi dove hai solo bisogno di spegnere il cervello.
Fair enough.
Quindi ho ripreso in mano un pezzo che stavo scrivendo (o ri-scrivendo per essere più precisi), e se quando l’avevo iniziato ero carico di rabbia e di voglia di farla pagare, ha preso dei colori completamente diversi, e forse va bene così.
Lascerò allo Shortie il compito di scriverne il testo, così da continuare con questo metodo “a quattro mani” con il quale stiamo scrivendo un disco insieme (mi occupo della parte strumentale scrivendo e suonando tutte le parti di tutti gli strumenti, lui si occupa di scrivere i testi che poi canterà)
Nemmeno immaginate quanto mi piace la sua voce o più in generale quanto mi piace l’idea di fare musica con lui.

Sono in un periodo parecchio creativo, sto scrivendo davvero un sacco ( senza nemmeno contare “Vale dimmi un po’ com’è che fai” dedicata al cappuccino più buono di sempre e “Francesca s’è incazzata” scritta dopo la sua reazione alla mia sbarbata violenta 😉 )

Ho una voglia fottuta di suonare, e questo è solo un bene…

ok, può bastare.

Mi Vuoi Sposare?

A.:”Boh, se io volessi farti capire qualcosa direi o farei altre cose”

B.:”Oh… avanti, stupiscimi!!”

A.:”Che ne so, ti chiederei di portarmi a vedere Justice League, o ti regalerei due biglietti per i Coldplay o per Edoardo. Magari di andare allo Zenith quando suona Petit Bisquit. Vorrei sentirti suonare, poi inizierei a chiederti di raccontarmi le sessioni domenicali di Dungeons And Dragons… O se preferisci potrei accoglierti vestita soltanto con una maglietta di Barzaglione, o forse, ancora meglio, mi farei trovare in una vasca da bagno completamente annaffiata di Martini Bianco e ti direi… bevimi!!”

B.:”Che cosa?? Mi vuoi sposare??”

A.:”No, zero… Ma inizia a tagliarti la barba, magari ne riparliamo ”