(untitled)

Posso scrivere la mia stronzata delle 12.18??
Sì, posso.
È paragonabile al “post orgasmic chill”, è quel sorriso mezzo da paralisi, quel sorriso veramente scemo che ti trovi sulle labbra dopo esserti svegliato da un sogno ad occhi aperti.
Un sogno che ti ha preso praticamente all’improvviso mentre stavi facendo tutt’altro.
Ce l’ho su ancora adesso, e mi viene troppo da ridere per quanto sia scema sta cosa…

perché sarà pure una roba un po’ adolescenziale, ma…

poi boh, dopo una giornata così, le scrivi due cazzate su un blog o comunque da qualche parte.
Come facevi anni fa, no?
A dirla tutta, nemmeno così tanti…
E lo fai in giornate come queste, quando è troppo difficile tirare una riga e capire come ti senti.

A cosa decidi di dare più peso?
Ad una questione in sospeso da un paio d’anni?
Ad una amicizia salvata destinata a diventare finalmente più forte e sincera?
All’ennesima conferma che quando ho bisogno di te, tu ci sei sempre?
All’abbandonarvi definitivamente?
Ai minuti passati insieme oggi pomeriggio?
All’avermi capito stasera a cena che stavo per crollare?
Al vedere due persone che si chiariscono permettendo a qualcosa di fantastico di continuare?
Come fai a capire chi tra queste persone oggi ti ha lasciato di più?
Chi ti ha fatto stare meglio o chi ti ha fatto più male?
Nel bene o nel male cosa ti ha colpito di più?

Non credo di averlo davvero capito, ma l’ultima canzone che ho ascoltato stasera tornando a casa è stata proprio quella.
E quindi…

Si dorme?

four years later…

Ma non va poi così male.
Ero quasi convinto che stamattina mi sarei svegliato molto peggio, pensando cose del tipo «dio santo, quattro anni fa stavamo iniziando!»
Invece no, ma per un c***o proprio.

Alla fine è sempre stata una cosa mia, mia soltanto.

Un mio obiettivo.
Un mio scopo.
Un mio sogno.

E non puoi pretendere che sia condiviso da altri se non se la sentono davvero, se non riescono a dare un peso alla cosa, se non ci credono abbastanza, o se non hanno voglia di farla crescere insieme…

«You can’t go forcing something if it’s just not right» e penso di esserci arrivato alla fine (anche se ce ne ho messo di tempo).

Che sia questo il motivo per cui non mi spiace più di tanto?
Può essere.

Vedi, dopo aver buttato via quattro anni, penso che forse sia stato un bene che sia successa sta cosa!
ODIO STARE FERMO, è una cosa che non sopporto, e così non poteva davvero funzionare…

Si comincia una nuova avventura, e questa volta sarà diverso.

Nessun rancore, malinconia, rimpianto o tristezza guardandomi indietro…
Solo un capitolo chiuso.
Punto.

Molly.

…e non è solo una stupida pretesa, lei se le sente dentro davvero…
È convinta che alcune canzoni siano state scritte soltanto per lei, sorride quando pensa a quanto sia buffa come cosa, ma le piace credere che sia davvero così…

Fuori dal finestrino vede passare la sua fermata… è proprio fuori come un balcone!
Tira una maledizione “a denti stretti” cercando di non farsi notare dalla tipa seduta da parte, poi ci ride un po’ su e scende alla fermata dopo.

Metti giù la matita, rileggi e… boh, ti fai una bella ristata!!
Sai esattamente dove vuoi arrivare, ma stasera non riuscirai a scrivere il testo che hai in mente, le parole non ti vengono, e non ci sei dentro nemmeno un po’.

Si chiama gelosia, e non la provavi da un pezzo, o forse non l’hai mai provata per davvero…

E’ solo che non ti dai una spiegazione, non capisci perché brucia così tanto, o meglio…
Non avresti mai pensato succedesse proprio con lei.

Comunque non importa.
Non puoi farci niente.
Punto.

sleep(less).

Parte1.
E giri per casa come un’anima in pena, e non sai più che c***o fare per passare il tempo.
Bevi qualcosa, fumi una sigaretta sul balcone, ma il cielo non ha ancora la minima intenzione di schiarirsi.
Torni a letto, ascolti due o tre canzoni, poi spegni l’iPod e ce la metti davvero tutta per dormire un po’, ma la testa proprio non ne vuole sapere di spegnersi.
E prima in maniera ordinata, poi del tutto confusionaria, ti presenta tutto ciò che sei, ma tralasciando le cose che apprezzi, o al limite che hai imparato ad accettare…
Tutto ciò che stai facendo, ma non le poche cose di cui sei fiero.
Piuttosto quelle senza una vera ragione, quelle che faresti anche a meno di fare, quelle che proprio dovresti fare.
Vieni letteralmente spaccato, e ti si presenta una immagine di te filtrata con tutto il peggio.
E ti viene da dire «proprio adesso sono stanco da dio, e che mi farei una bella tirata fino a mezzogiorno?»
Risponde un flusso di immagini che ti promette che non chiuderai occhio, non importa quante volte ti rigirerai nelle lenzuola, o quante volte cercherei di strapparle a morsi.
«Dai, mi arrendo!» detto cercando dei vestiti… Ho voglia di uscire!

Parte 2.
È mattina… sono sul divano e sono rientrato una mezz’ora fa.
Ho incontrato un mio vicino di casa, forse un po’ stupito di vedermi fuori a quell’ora.
Lui era già sveglio e portava fuori i suoi cani.
Abbiamo fatto un giretto parlando del più o del meno, abbiamo trovato un bar aperto ed abbiamo fatto colazione.
Dopo esserci ringraziati a vicenda della compagnia rientriamo a casa.
Dai, almeno un modo carino di iniziare una giornata… anche se per me quella precedente non è mai finita.

la premuta.

Entra mia madre in camera con una brocca di spremuta di arancia ed un bicchiere.
Senza dire una parola inizia a versare la spremuta.

Poi…

«Mangi poca frutta, forza beviti questa senza far storie…»
«Dai mamma, lascia lì!»
«Non esiste!! Forza, apri il cannarone e bevi! Non me ne vado se non la finisci…»

Scoppio a ridere e mi bevo la premuta della mamma.

Che Stile.