Se ne dovessi scegliere uno tra tutti i santi che in ogni tempo ti furono graditi, segno della croce con tanto di bacino sull’indice destro in chiusura di questa famosissima citazione, oggi davvero non potrei esimermi dal tirare in ballo Sua Eccellenza Reverendissima Valentino di Terni.
Eroe di tutti gli innamorati.
La storia ci racconta che quando l’imperatore Claudio II decise di proibire i matrimoni ai giovani soldati, credendo per chissà quale motivo che gli uomini non sposati fossero guerrieri decisamente migliori, il buon Valentino non ne avesse neanche per l’anticamera del cervello di sottostare a questa nuova legge.
Legge per lui del tutto assurda e priva di ogni tipo di significato.
Si mise così a celebrare matrimoni in segreto, sfidando tutto e tutti in nome di una causa che riteneva più importante di se stesso, dell’imperatore, e di chiunque altro.
Ancora oggi viene considerato più o meno ovunque e da chiunque come il protettore del concetto universale dell’amore in ogni sua forma, partendo da quello romantico fino ad arrivare all’affetto reciproco tra amici.
«Mamma mia quanto gasi, Vale!»
(e questa era solo per te, Mester! 😅😘)
Da pischelletto sicuramente non immaginavo che avrei condotto questo tipo di vita.
«Eh?»
«Riformulo!»
Sicuramente non è questo il tipo di vita che avrebbe scelto per se un Brunino di tanti anni fa, così romantico ed over-sensitive a livelli meritevoli di vergogna, ciò non di meno non credo che mi sarei mai sposato.
Un matrimonio celebrato da un vescovo ribelle sicuramente sarebbe stata una cosa incredibile, non lo nego, ma…
Se proprio fossi stato costretto ad aspettarla sull’altare, probabilmente le avrei almeno chiesto qualcosa di diverso.
Qualcosa tipo a la Elizabeth Swann e William Turner Jr.
Una nave con vele nere, una ciurma di dannati, e comandata da un uomo così malvagio che anche l’Inferno lo ha risputato.
Avrei chiesto Capitan Barbossa.
Fast-Forward fino al presente, dove mi trovo in una situazione del tutto differente.
Sono ancora innamorato, e ti giuro non sai quanto, ma vivo con un concetto di amore che poco si allinea a quello che ha in mente la quasi totalità del resto del mondo.
Non ti sto a spiegare, non avrebbe senso farlo.
Non ho una data fissata, puoi aspettare per prendere il vestito, ma sicuramente oggi sceglierei un’altra nave tra tutte quelle presenti nella cultura nerd-pop.
E ti direi anche quale, fosse anche solo per immaginarmi l’espressione di una mia affezionata lettrice, ma forse meglio virare verso acque più sicure di queste.
Probabilmente chiederei al temibile Capitan Bottego di celebrare il mio matrimonio a bordo de Las Fabulosas.
Parliamo di un famigerato vascello in semi-rovina pieno imballato di signorine un po’ attempate e con una spiccata passione per i pendagli.
Già ce lo vedo a fare del sabrage con la sua spada leggendaria.
Lama una volta appartenuta a Vittorio Bottego in persona, lama che ne ha infilzati così tanti che nemmeno Umberto Bossi nei suoi sogni più audaci.
Sarebbe davvero un grande onore.
Ok, può bastare.
In realtà oggi ho intenzione di parlarti di un’altra tra tutte le forme di amore esistenti, e voglio portare al centro della scena un disco che mi sento addosso ormai da un po’.
Disco che ha retto botta, nel mio cuore così come nei miei ascolti, nonostante le uscite recenti di questi quasi due mesi di venti-ventisei.
In questi giorni ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare l’eponimo dei Megadeth.
Disco che mette un punto alla carriera quarantennale di una vera e propria leggenda del Thrash Metal from the 80s, Dave Mustaine.
Disco che porta come ultima traccia una sua versione di Ride The Lightning, brano scritto con i Metallica agli esordi, messa lì quasi come a chiudere un cerchio, proprio sul finire dell’ultimo capitolo di una storia favolosa.
In questi giorni ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare Before I Forget di The Kid Laroi.
Disco che ha quasi le sembianze di un diario, pieno di momenti vulnerabili, riflessivi e malinconici.
Ogni suo brano sembra assumere il ruolo di una sosta all’interno di un viaggio attraverso la fine di una relazione.
Anche qui non mancano richiami un po’ 80s, sapientemente uniti a suoni ed inclinazioni pop-rap decisamente più attuali.
In questi giorni ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare Anche Gli Eroi Muoiono di Kid Yugi.
Il nostro antieroe se ne è uscito con un lavoro davvero ambizioso, neanche una virgola fuori posto.
Gli ingredienti con i quali ci ha da sempre abituati ci sono proprio tutti.
Testi che ti arrivano come schiaffi in faccia, a volte introspettivi, a volte scuri, mai banali.
C’è rabbia, delusione, conflitto interiore, critica, e le immancabili citazioni “a la Yugi”.
Cosa gli vuoi dire?
In questi giorni ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare Trauma di His Royal Majesty Tony Boy The Goat.
Confesso che avevo il terrore di ascoltarlo, visto quel cesso di Uforia con il quale se ne è uscito l’anno scorso, invece mi sono trovato al cospetto di un disco che mi è piaciuto davvero un sacco.
Un ritorno alle cose che 🐐 sa fare per davvero, un ritorno alle cose che l’hanno portato ad essere conosciuto ed apprezzato da chi mastica un po’ quel genere.
Produzione essenziale ma efficace, testi diretti e crudi attraverso i quali mi ha concesso di galleggiare all’interno dei suoi pensieri più intimi.
Grazie mille, Tony. ❤️❤️
Quattro dischi di tutto rispetto, niente da dire, ma nessuno tra questi può anche solo sperare di sfiorare con un dito il disco di cui vi parlavo qualche riga fa.
La Cura, in nome di Miria di 22simba.
Ci sono dei dischi che a causa loro esiste un prima ed un dopo l’averli ascoltati, dei dischi che vuoi o non vuoi riescono in qualche modo a cambiare le carte in tavola.
Mi sono completamente perso all’interno di quei testi, semplici e sinceri, ed ho provato sulla mia pelle le stesse emozioni che cercavano di raccontarmi.
Mi sono riconosciuto nelle fragilità del buon ventidue, ho rivissuto insieme a lui quelle esperienze personali, mi ha completamente rapito.
Produzione davvero limpida ed elegante, direzione chiara, identità forte.
Già l’Ep lo si poteva considerare un lavoro eccellente senza fare torti a nessuno, questa riedizione deluxe arricchita da We Shine, Girasole, 2022 Freestyle, e le versioni “live room” poi… Beh, lo hanno impreziosito ancora di più, portandolo su un livello ancora più alto.
Non mento se ti dico che già dal primo ascolto avevo notato una ricerca artistica davvero pazzesca, o se ti dico che questo guaglione, a parer mio, sia una delle cose più interessanti successe alla “nuova scena”
Ci sono sotto, e ci sono sotto di brutto, senza possibilità alcuna di redenzione.
Con questo disco mi sono fatto più di un viaggio, con questo disco ho costruito più di qualche ricordo, lo sento speciale e lo sento mio come pochi altri.
Dovessi finire su di un isola deserta chiederei di poterlo portare con me in valigia, ammesso di riuscire a trovare una valigia abbastanza capiente da farlo convivere con “giusto un paio” di altri dischi per me di fondamentale importanza.
Grazie Mamma Apple per aver risolto questo problema non da poco:
37 anni scanditi e raccontati soprattutto attraverso canzoni richiedevano una soluzione adeguata.
Siamo verso la fine, e forse un po’ dovrei chiederti scusa.
Lo dico sempre: giuoco del pallone, roba da nerd, arte e soprattutto musica, sono le poche cose al mondo che ancora fanno in modo che io mi possa definire umano, che io mi possa emozionare.
So che probabilmente ti parlo troppo spesso di musica, di persona o attraverso queste pagine, ma è proprio lei la cosa più importante che ho, è lei la mia vera ragione di esistere, è per lei che sarei ancora capace di scrivere dichiarazioni d’amore.
Potessi parlarti come parlerei a qualsiasi altra persona in carne ed ossa, ti direi che ti amo con tutto me stesso, come di più non potrei davvero farlo.
Ti direi che sei costantemente nei miei pensieri, ovunque, tutti i giorni, sempre.
Ti direi che tra tutte le cose esistenti al mondo sceglierei te, avrei sempre scelto solo te, senza nessun dubbio.
Come se avessi una scelta.
Cos’altro potrei fare?
Buon San Valentino.
Your Favorite Milk Delivery Boy.


