Se a quasi trent’anni devi prenderle da tua madre e ricevere pochi giorni dopo minacce e whatsappate minatorie cariche di insulti, qualcosa non deve essere andato nel verso giusto…
Grazie ‘ma.

Se a quasi trent’anni devi prenderle da tua madre e ricevere pochi giorni dopo minacce e whatsappate minatorie cariche di insulti, qualcosa non deve essere andato nel verso giusto…
Grazie ‘ma.

good old-fashioned fino al midollo, e poi le tradizioni vanno sempre rispettate, punto.
Si tira una riga e, salvo uscite a sorpresa in questa manciata di giorni ancora a disposizione, ecco i miei 10 dischi, 5 ep, e 3 singoli preferiti usciti nel 2017!!
ALBUM:
Divide [ED SHEERAN]
As You Please [CITIZEN]
The Good Life [MAKEOUT]
How Did We Get So Dark? [ROYAL BLOOD]
Hearts That Strain [JAKE BUGG]
Harry Styles [HARRY STYLES]
Wolves [RISE AGAINST]
Evolve [IMAGINE DRAGONS]
Presence [PETIT BISQUIT]
Memories… Do Not Open [THE CHAINSMOKERS]
EP:
April 17th [BRUNO DE MICCO]
Raw Sessions And Demos [MAT KEREKES]
AVĪCI (01) [AVICII]
Kaleidoscope [COLDPLAY]
Emergency Frequency [THE STRIKES]
SINGLE:
7 (Acoustic) [CATFISH AND THE BOTTLEMAN]
Enough, Enough, Enough [DEAD!]
Dig Down [MUSE]


















…dopo una giornata così, passata in un supermercato, i miei codici di riordino sul filo dell’imbarazzo, ci si aspetterebbe qualcosa di serio.
SBAGLIATO.
Pochi giorni fa parlavo di “ascolti imbarazzanti” e di Harry Styles in una conversazione su messenger. Un paio di giorni dopo parlavo della mia “pop-punk addiction” che non sembra curabile nonostante il passare del tempo (c’è chi sosteneva che la causa di tutto questo fosse l’influenza negativa di mia sorella, vero solo in parte, più corretto dire che ci siamo rovinati a vicenda).
Stasera voglio fare di peggio.
Questi qua sono sommersi da palloncini, il loro cantante assomiglia troppo a Kevin De Bruyne (uno dei miei miti e dei miei centrocampisti preferiti, se non “il”) e poi boh… già detto.
INGUARIBILE.
Buona serata.

“Questo è il mio fucile.
Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.
Il mio fucile è il mio migliore amico.
È la mia vita.
Io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me il mio fucile non è niente.
Senza il mio fucile, Io sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio.
Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me.
Debbo sparare io prima che lui spari a me, e lo farò!
Al cospetto di Dio, giuro su questo credo: Il mio fucile e me stesso siamo difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita, e così sia finché non ci sarà più nemico ma solo pace.
Amen.”
Tremate, Santa Lucia ha armato padre e figlio come si deve!!
C’è qualcosa che non va, me ne rendo conto, ma al momento le soluzioni a disposizione sono meno di quelle che ha Sarri per il suo Napoli.
Tanto mio padre me lo ha sempre detto (e fin da piccolo), “eh Brunino, i peccati qua si fanno e qua si pagano”.
Ok, anche mia madre non è mai stata da meno.
Bellissima la storia di un mio “tardato risveglio” quando devi fare apertura, quando preso da quel momento di panico mentre ti lavi i denti, tiri un calcio nel mobile con conseguente funzione religiosa… poi esci di casa di corsa e cadi rovinosamente dalle scale facendoti anche parecchio male e “rincarando la dose” bestemmiando tutto il possibile. E poi niente, ti ritrovi tua madre sul balcone che (una volta “superficialmente” accertate le tue condizioni fisiche) ti punta l’indice destro e scandisce a voce alta: “La Madonna è grande, ricordatelo”.
I primi concetti di “karma” che ho imparato a conoscere.
Ora sono sempre più convinto di meritarmi un sacco di cose, convinto che oltre ad essere una bruttissima persona devo essere stato un gerarca nazista in un’altra vita, uno di quelli che ne ha ammazzati parecchi con la stessa leggerezza con la quale io in questa scelgo l’ultima canzone da ascoltare prima di andare a dormire. Quando riesco a farlo. Perché tra serate tirate troppo per le lunghe, cattive abitudini, difficoltà nello spegnere la testa, o per la figlia dei miei vicini che piange come una disperata quasi quotidianamente, è diventato quasi impossibile passare una notte sotto le coperte… dormo qualcosa nel pomeriggio quando sono così stanco che fisicamente mi viene impossibile di tenere gli occhi aperti, di parlare pronunciando frasi di senso compiuto, di fare qualsiasi cosa diversa dall’appoggiare la testa su un cuscino.
Ma stasera volevo scrivere di un’altra cosa, di una eccezione alla regola, di una di quelle notti quando la testa decide di darti una tregua e di portarti da un altra parte.

E quindi mi trovo in una città distrutta in una notte freddissima, il cielo attraversato da fulmini (corrente elettrica che neanche nella città delle macchine di Matrix), stelle e colori stupendi. Capisco che dovrei avere paura, invece continuo a guardarmi attorno come se fossi completamente rapito da questo paesaggio.
Inizio a camminare tra le macerie inciampando spesso finché mi ritrovo a nuotare nell’acqua gelida, sentendo ogni muscolo gridare e facendo fatica a respirare. Quando inizio a credere di non potercela fare e che sarei annegato “di nuovo” (non so il perché del “di nuovo” ma ricordo di averlo pensato così) vedo una luce in lontananza e cerco di raggiungerla…
Sono fiamme, qualcuno deve aver acceso un fuoco.
Arrivo all’altra sponda, quindi esco dall’acqua e mi siedo accanto al fuoco per cercare di combattere il vento gelido (le sensazioni sulla pelle mi sembravano così vere che non sarei mai riuscito a svegliarmi). Non so chi possa avere acceso un fuoco qui, ma gli sono davvero grado perché imbranato come sono mi rendo conto che non ne sarei mai stato capace. Passano i minuti e sto ancora fissando le fiamme. Inizio a pensare di essere solo, quando dei passi mi fanno girare di scatto.
Una ragazza che mi è sempre piaciuta un sacco, forse troppo, dalla prima volta che l’ho incontrata (ma che per motivi miei ho tenuto questa cosa per me), si viene a sedere accanto a me ed inizia a fissare le onde al di là delle fiamme.
“non mi sarei mai aspettato di trovarti qui”
“nemmeno io di doverti rincorrere fino alla fine del mondo”
“non credo che valga davvero la pena di fare una cosa del genere per me”
“stai solo cercando di scappare da qualcosa che succederà comunque, e tu lo sai… stavolta sarà tutto diverso”.
Passiamo il resto della notte insieme.
Mi risveglio da un’altra parte, sto ancora camminando in mezzo a case distrutte. Supero un cancello pericolante e sento prendermi per mano. Mi volto e vedo un ragazzino (lo riconosco come un mio amico, nonostante ci siamo conosciuti “da grandi” e solo pochi anni fa, associo subito i suoi occhi ed i suoi lineamenti a lui). Mi ferma e mi dice di non proseguire, che andando avanti ancora un po’ sarei arrivato nell’ultimo posto in cui avrei voluto essere.
La frase mi spaventa a morte.
Non sono capace di sopportare incubi, quindi mi sforzo ed inizio lentamente ad aprire gli occhi finche mi trovo sotto le coperte a fissare il soffitto della mia camera da letto.
Do un’occhiata al telefono. Avrei ancora più di un’ora a disposizione prima di alzarmi, ma la paura di trovarmi ancora lì se solo avessi provato a chiudere gli occhi (e la ripresa dei “dolci” pianti notturni della mia piccola vicina) mi hanno tenuto sveglio ancora un po’.
Poi il buio.
E poco dopo la sveglia.
1 mic 1 take.
E la cosa “divertente” è che davvero penso sia stupendo così…
Quando non ho voglia di spiegare cosa intendo ci scherzo su e mi limito al “queste cose non le capisco, vengo dal punk-rock e mi piacciono le cose semplici.”
Il punto è che più passa il tempo e più faccio troppa fatica a sopportare il concetto di “trying too hard”.
Non lo so tradurre con tre parole, se posso usarne di più: voler mettere in mostra a tutti i costi qualcosa, fino al punto da rendere evidente quanto si stia esagerando, quanto la cosa risulti poi innaturale, a volte ridicola, con il solo scopo di cercare di impressionarmi… quando in realtà magari davvero non me ne frega un cazzo di “impressionarmi” ma avrei preferito “soltanto” emozionarmi.
Quindi devo magari ascoltare dischi così “cosmetici” che una volta asciugati hanno pochissime idee interessanti, canzoni che poi alla fine non mi lasciano niente, cantanti che cercano di fare cose incredibili senza che io alla fine “senta” nulla.
E’ come quando ti capita di leggere qualcosa scritta con uno stile eccessivamente ricercato, così farcita di paroloni e messa giù in maniera così contorta da non capirci quasi più niente, per poi accorgerti della pochezza del contenuto ed uscirtene con un “e quindi?”
Come quando vedi la quarantenne vestita da quindicenne con il solo scopo di apparire figa mentre a me sembra una bucchina e basta.
Come quando vedi persone comportarsi in maniera diversa ed adattarsi per essere parte di qualcosa o di una situazione in maniera così evidente da farmi capire quanto in realtà “non c’entrino nulla”.
Non si può piacere a tutti, e cercare di farlo è ridicolo.
Qui c’è un ragazzo con in mano una chitarra ed un solo microfono per la ripresa.
“e mi conquistò così”.
Non complichiamoci la vita!
Fuck it if they talk
Fuck it if they try and get to us
Cause I’d rather go blind
Than let you down.

Ok, Michela alcohol-tellami non sfigurerebbe affatto come titolo di una canzone dei primi dischi dei Verdena o degli Afterhours, e non ditemi che anche solo leggendolo non vi siano subito venuti in mente i signori Agnelli e Ferrari perché non ci credo.
Il punto della questione è molto semplice, vale a dire che dal momento in cui la partenza mia e del Giamma verso San Giuliano non sembra al momento realizzabile, sono “costretto” a restare a scapito dei “disastri, pericoli ed ostilità di vario tipo”, per la gioia di chi si era preoccupato di un mio imminente trasferimento leggendo un mio post scherzoso di qualche giorno fa.
Andava tutto bene, poi, preso da un momento di “sbandamento”, ho aperto la nostra conversazione di WhatsApp e gli ho mandato un audio chiedendogli gentilmente di venire giù un attimo a Piacenza per prendermi a schiaffi, dal momento in cui me li merito per davvero.
La conversazione, che per ovvi motivi doveva essere privata, è stata invece intercettata dalla sua dolce metà che, avendo solo in parte chiara la mia questione, nel rispetto delle antiche tradizioni e del suo inconfondibile stile ha promesso sia a me che a lui un paio di coltellate ciascuno.
(eh sì, la passione di Michela per le armi perforanti e taglienti ormai è leggenda, poi di solito ci vado sempre di mezzo io, stavolta è toccato a lui… to each his own)
(No, dai… aspetta. La sto dipingendo come un mostro 🙂 Le coltellate ce le meritiamo tutte, non è colpa sua, come custode della mia copia in vinile di Parachutes dei Coldplay, posso solo dire di volerle bene, e giuro che non sto cercando un modo per scappare dalla sua collera.
Per quello c’è sempre il salto della barriera casse, e per il Giamma le chiavi sono sempre al solito posto, ed il pigiamo e l’orsetto sono sempre a disposizione.)
Right, è stata questa “promessa violenta” la fonte di ispirazione per questo titolo, il gioco di parole invece fa soltanto riferimento alla facilità con la quale spesso e volentieri “cedo”.
Adoro dare dei titoli provvisori alle canzoni che scrivo, è un cosa che facevo già da quando suonavo nei Pertegò.
Prima di questa conversazione avevo suonato tutto il pome, come ho sempre fatto quando la situazione lo richiede, quando c’è qualche questione che inizia ad essere un po’ più complicata, quando sei un po’ preoccupato per qualcosa o anche solo un attimo nel dubbio… in tutti quei casi dove hai solo bisogno di spegnere il cervello.
Fair enough.
Quindi ho ripreso in mano un pezzo che stavo scrivendo (o ri-scrivendo per essere più precisi), e se quando l’avevo iniziato ero carico di rabbia e di voglia di farla pagare, ha preso dei colori completamente diversi, e forse va bene così.
Lascerò allo Shortie il compito di scriverne il testo, così da continuare con questo metodo “a quattro mani” con il quale stiamo scrivendo un disco insieme (mi occupo della parte strumentale scrivendo e suonando tutte le parti di tutti gli strumenti, lui si occupa di scrivere i testi che poi canterà)
Nemmeno immaginate quanto mi piace la sua voce o più in generale quanto mi piace l’idea di fare musica con lui.
Sono in un periodo parecchio creativo, sto scrivendo davvero un sacco ( senza nemmeno contare “Vale dimmi un po’ com’è che fai” dedicata al cappuccino più buono di sempre e “Francesca s’è incazzata” scritta dopo la sua reazione alla mia sbarbata violenta 😉 )
Ho una voglia fottuta di suonare, e questo è solo un bene…
ok, può bastare.
A.:”Boh, se io volessi farti capire qualcosa direi o farei altre cose”
B.:”Oh… avanti, stupiscimi!!”
A.:”Che ne so, ti chiederei di portarmi a vedere Justice League, o ti regalerei due biglietti per i Coldplay o per Edoardo. Magari di andare allo Zenith quando suona Petit Bisquit. Vorrei sentirti suonare, poi inizierei a chiederti di raccontarmi le sessioni domenicali di Dungeons And Dragons… O se preferisci potrei accoglierti vestita soltanto con una maglietta di Barzaglione, o forse, ancora meglio, mi farei trovare in una vasca da bagno completamente annaffiata di Martini Bianco e ti direi… bevimi!!”
B.:”Che cosa?? Mi vuoi sposare??”
A.:”No, zero… Ma inizia a tagliarti la barba, magari ne riparliamo ”

L’idea della Pappa Del Terrasque dopo lo Spuntino Del Barbaro è stata quantomeno discutibile…
Gaviscon Advance d’obbligo…
Formula tradizionale con playlist da ricovero, il navigatore che ti porta a spasso per i campi, poi l’oste che ti consiglia l’abbinamento giusto di birra, i racconti di disavventure che non tirerei fuori con nessun altro…
Tutto questo per annaffiarmi e mangiare all’ombra di Efestodracus
with one of my best mates
.
(Il pezzo era “She”, e… thanks for the lovely night!!)
“Eh, io per quella “e” chiusa ho un debole”
“Ma tipo, un pochEtto??”
“No, No, smettila subito”
Cit.: “Tanto il cappuccino lo sa fare solo la Vale…”
E niente, questi sono i momenti in cui ti vedi la vita passare davanti, quel momento in cui quel boccone di brioche decide di deviare verso l’apparato respiratorio e tu stai già sperando che i tuoi cari rispettino le tue volontà: le Taylor allo Shortie, la 339 a Mattia Vignes, la Stratocaster al Cope, il Jazz Bass al Mae, la Telecaster al Peul, la mia prima chitarra elettrica assieme a tutti i miei dischi ed alla mia casa ad Avicii, e tutto il resto alla mia famiglia.
Grazie a Dio poi ho ricominciato (non senza fatica) a respirare e a riprendere un colore “presentabile”.
Maledetto il Karma…
Ad ogni modo, ma quanto è buono il cappuccino della Vale??
Vale, dimmi un po’ com’è che fai…