
Quanto ti capisco, Fab.



Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte.
Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore.
Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima.
Sempre.
In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio.
Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale.
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D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo.
Claudio Marchisio
Carta e penna sempre a portata di mano… Dopotutto ero il “leader” dei Tapes, o almeno il singer/songwriter con le “quote di maggioranza”, e le cose che osservavo, i momenti che vivevo…
E STI CAZZI? No, non è un post “di quel tipo”.
Ma una volta archiviate le romanticherie, e profondamente cambiato il sottoscritto, l’ispirazione mi colpisce ancora quando meno me lo aspetto, quindi guardo una immagine mentre sto rifornendo il latte fresco, ci “scivolo dentro” per un po’, poi ecco che…
“ridi, ridi… che mammt è ‘na bucchina”
Tutto quì.

1. E se il goal di Benjamin Pavard l’avesse segnato qualcuno con un nome più importante?
Che ne so, CR7?
Facile: “Capolavoro, uno dei goal più belli del mondiale”
2. MAI avrei creduto di esultare per un goal di Cavani (nella stessa maniera in cui MAI avrei creduto di esultare insieme a quella grandissima latrina di maradona… Leo, mi devi un Montenegro, ti aspetto!)
3. Triplice fischio e subito immagino la scena… il femminiello con la faccia da furbetto tutto soddisfatto per l’eliminazione dal mondiale del più grande giocatore di tutti i tempi, che poi va a sbattere contro l’Uruguay e se ne torna “affanculo” a casa.
4. Cit.:” Never winning a World Cup does not taint his legacy as the greatest player ever to put on a pair of football boots. Period.”
No, non serve tradurre, non serve aggiungere altro , e comunque non avrei saputo dirlo meglio.

Quei momenti in cui.
Sei in casa, sul divano, mezzo stordito dal post-pennica, hai in braccio una chitarra e stai suonando un pezzo di Katy Perry ri-arrangiato in modalità “imbarazzo” nemmeno fossi “Edoardo” o il “Chereco”…
Ci metti un po’ di fingerstyle (quindi dici ad alta voce “questo fa parecchio Andy McKee” poi ridi da solo di questa cazzata) la voce un po’ sporca, a tratti stonata, tipica di uno “sciacquatazze” fa il resto…
Quei momenti in cui speri vivamente che il tuo vicino non sia in casa per dare spiegazioni o doverti giustificare.

…era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi quanto il padrone di casa, padrone di casa che ha qualche piatto in arretrato che lo aspetterebbe nel lavello, padrone di casa che finge che tutto sommato non sia così… oggi ha deciso di fare il “musicista”, mica lo “sciacquatazze”.
Uno di quei giorni in cui bisogna sbattere un po’ la testa contro il muro, perché per me è sempre stato così quando mi trovo una nuova canzone tra le mani.
Mentre la scrivi sembra sempre la cosa più bella del mondo. E ti inganni perché ne sei completamente rapito, immerso “nelle cose che te l’hanno mandata”, scrivi le parti sotto la guida di quello che senti, come se cercassi di raccontarti, lasciando tutto il resto fuori.
Fantastico.
Funziona fino al momento in cui premi REC, poi il tutto è paragonabile ad un attacco di panico. E nemmeno a farlo apposta continui dirti che non sei capace di suonare, e ci resti male, e le armonie di chitarra che fino a pochi minuti prima ti sembravano (testuali parole pensate) “semplici e dolcissime” iniziano a non suonarti più, e più ti concentri per suonare al meglio e più ti sale l’ansia e più tutto ti fa cagare.
Fanculo, lancio la chitarra sul divano (che poi c’ho anche fame e si è fatta una certa)
Aspettative: “che voglia di scaloppine al limone!”, Realtà: “il frigo è semi-vuoto”.
“Cazzomene, le faccio con le sottilissime di vitello, non saranno scaloppine ma me le faccio andare bene…c’è ancora un po’ di burro tartufato, faccio sciogliere quello, verranno più profumate, poi lime e limone non saranno poi così diversi. Cristo, un po’ di farina, sale e pepe ce li abbiamo o no??
Preparo le fettine che sto ancora canticchiando quel pezzo. So benissimo di esserci già affezionato (ma quanto pepe ho messo? Dai che magari mi passa anche il raffreddore).
Finisco l’ultimo sorso di una Ipa e non capisco se sto sorridendo per la cena sorprendentemente soddisfacente o per dove è arrivata la mia testa nel frattempo.
Lascio tutto sul tavolo e rimetto su le cuffie.
“Dai, che non è affatto male…” e le cose cominciano a suonarti di nuovo, e sei preso bene perché alla fine non hai proprio buttato via un pomeriggio intero al posto di recuperare un po’ di sonno perso.
Le idee sono davvero belle, è il musicista che lascia a desiderare, sempre stato così.
Fai come puoi.
Ora ci sarebbe da fare i piatti, “moltissimo che li faccio”.
Era solo una noce di burro tartufato, ma il profumo sembra persistere.
Ottuso, quasi come me.
18 Gennaio 2018, ore 15:33
Prime take: così imbarazzanti che avevo rinominato il progetto di Logic in “peggio che andare di notte” (carine le idee, molto meno la “realizzazione”, ma con calma e con pazienza…)
Vediamo cosa salta fuori!
(Sì, la copertina provvisoria è da 10
)
Gli hashtag del giorno:
#EdoardoCheTiHannoFatto
#IlDucaTeSeImbuca #
CheCiStaMioFiglio

27 Gennaio 2018, ore 18:24
L’idea era quella di fare un po’ di meritatissima nanna.
Ma vuoi mettere il giocare a fare il Travis Barker dei poveri, ed il portarsi a casa le take di batteria finite??
(E, per la cronaca, il pezzo mi piace un casino
)
Ora il punto della questione è “non appoggiarti sul divano mentre annunciano le formazioni, che poi fai la fine di lunedì sera…”
#ZanardiScendiTuAlle5 (infame)
#EFateloDormireOgniTanto#BruninoLasciaLiCheNonSeiCapace#TornaAMettereGliYogurtSulloScaffale

1. La Tachipirina 1000 sono compresse divisibili, sono enormi ergo le puoi spezzare, non vi è necessità alcuna di tentare di affogarti tra versi disumani, acqua dappertutto e ricordi di infanzia/adolescenza mentre la vita ti passa davanti.
2. Se assaggi qualcosa mentre stai cucinando direttamente dalla padella non puoi stupirti se ti scotti (e bestemmiare gridando tutto il creato non è certo d’aiuto).
3. Mihajlović non è stato espulso per proteste, ha scoperto che dopo aver preso due pere doveva pagare il sacchetto e si è incazzato di brutto (d’altra parte per sua stessa ammissione è “poco social” e non si era ancora trovato invasa la bacheca da tutte queste cazzate sull’argomento) .
4. Ho una nuova Dj preferita, di tanto in tanto tira fuori canzoni che avevo rimosso per sempre… e così ho passato gran parte del pomeriggio continuando a “saaaaaaave tonight and fight the break of dawn, cooooooome tomorrow, tomorrow I’ll be gone”.
Per oggi può bastare.
Non sono i buoni propositi di fine/ inizio anno.
Non sono il tipo, e poi di promesse infrante ne ho una collezione infinita.
Sto chiudendo una decade, quella iniziata nel 2007, una svolta, di gran lunga l’anno più incredibile della mia vita.
Un ragazzino di 19 anni, sbarbatello e con un frangia improponibile, con la testa immersa nei suoi sogni e nella musica, il 17 Aprile, i suoi Tapes, senza paura, invincibile.
10 anni sono un po’, sono cresciuto e cambiato tantissimo e tantissime volte.
Ho visto succedere di tutto, dall’essere un inguaribile romantico (già detto: mia madre avrebbe dovuto chiamarmi Edoardo, vedi Sheeran e Cullen) alle tante/ troppe stronzate degli anni più recenti, le tantissime serate passate a suonare come se fosse l’unica cosa davvero importante, esperienze incredibili (di cui molte poco raccomandabili), amicizie perse per strada e nuovi legami, una amicizia per me importantissima andata distrutta per motivi stupidi ed una nuova (e bellissima) nata quasi per caso con un carrellone di yogurt ribaltato, le notti dove ti senti vivo come non mai e le notti passate piangendo/fissando il soffitto/strappando le lenzuola a morsi, ridere fino a quasi star male e stare male per davvero quando mi ero “perso” e facevo fatica anche solo a respirare, comprare casa ed iniziare a badare a te stesso, diventare “grande”, tutti i momenti che sarei pronto a rivivere subito/ qui/ adesso e tutti quelli che avrei fatto volentieri a meno di vivere.
Non mi piace l’idea di “voltare pagina” o di “cancellare e ricominciare da capo”, non tanto per il concetto del “siamo così a causa delle cose che ci sono capitate”, ma quasi… La vedo più come un capitolo nuovo, uno di quelli che “senza i capitoli precedenti il libro non avrebbe più un senso”, ma comunque la storia deve andare avanti e restare intrappolati in cose vecchie ha poco senso, belle o brutte che siano.
Quindi niente, buon 2018, buon “capitolo nuovo”, buon “quelcazzochevolete” e vediamo adesso cosa succederà.
‘moccammammeta!