la marcia della regina nera.

Il bianco riflette tutta la luce.
Il nero la assorbe completamente.

Queen II

Forse uno dei dischi meno conosciuti di tutta la discografia dei Queen, sicuramente uno dei più divisivi ed oggetto di grandi e moltissime discussioni.
Su questo album circolavano e circolano ancora oggi le opinioni più disparate.
Peste e corna.
Elogi sperticati.
I fan più sfegatati lo considerano come un oggetto di culto, il vero capolavoro “nascosto” della band, essenziale per comprendere tutto ciò che poi è stato negli anni a seguire.
Un disco incredibile, capace di mettere in mostra il talento, la potenza, e l’unicità.
Per altri si tratta solamente di un lavoro mediocre e decisamente troppo confusionario.
Senza profondità di suono, senz’anima.
In molti non lo hanno mai capito davvero.

8 Marzo 1974, la EMI pubblica il secondo album in studio di quattro guaglioni londinesi destinati a mangiarsi il mondo.

Una vita fa.
I miei genitori non erano ancora nemmeno dei teenager.

Ho iniziato a collezionare dischi all’età di sei anni, li pagavo circa trentamila lire l’uno, e li compravo con i pochissimi soldini di cui disponeva un ascoltatore così giovane.
Mi ci sono voluti molti anni prima di arrivare al giorno in cui tenevo stretta tra le mie mani la mia copia di questa meraviglia.
Difficile da collocare nel tempo con precisione, ma ricordo esattamente com’è che è andata.
I miei amici avevano in programma per quel giorno una partita di Warhammer, ma quei soldatini di plastica proprio non sono mai stati cosa mia.
Per carità, assistere a quelle battaglie così sanguinose aveva il suo fascino, soprattutto quando la cosa sfociava in liti, insulti e bestemmie, ma in quella occasione avevo deciso di non distrarli con la mia presenza e con le mie troppe e spietatissime prese per il culo.
Mia sorella se ne stava in camera a giocare con la Play, mio padre aveva deciso per un sonnellino di bellezza, e mia madre si era già spiaggiata sul divano (senza nemmeno aver sparecchiato) con gli occhi puntati su Ridge Forrester e su quella zoccola di sua moglie.
Me ne vado in cucina, sbusto il disco, e dopo aver passato qualche secondo a sentire quel profumo così unico ed inconfondibile, metto su le cuffie e premo play.

Così tristi gli occhi suoi.

Un suono cupo e profondo, simile ad un battito cardiaco, a dei tamburi in lontananza.
Sempre più vicino.
Poi la chitarra di Brian, sovraincisa più volte fino a creare un muro di suono, solenne, ed un brivido lungo ogni centimetro quadro di pelle a disposizione.
Un ingresso quasi cerimoniale.
Sei al cospetto della regina nera.
Senza nemmeno che te ne sia accorto sei già finito sotto il suo potente incantesimo.
«Ci siamo!»

Un lato bianco.
Un lato nero.
Campi di battaglia dove regnano contrasti violenti, dove la luce e l’oscurità sembrano sfidarsi dandosene di santa ragione a colpi di voci armonizzate, di melodie dolci e sognanti, e di riff taglienti ed incazzatissimi.

Il lato bianco è il territorio di Brian.
Etereo, riflessivo, ricco di parti di chitarra di una bellezza disarmante.
Puoi trovarci di tutto, dal rock bello ruvido fino ad atmosfere sospese nel vuoto, passando per un amore non corrisposto e del tutto irraggiungibile.
(Vai avanti a leggere e levati quel sorrisetto idiota dalla faccia. Sto “solo” parlando di un disco.😏)

Il lato nero è il territorio di Freddie.
Un viaggio senza sosta attraverso il mondo immaginario di Rhye, dove i brani si fondono l’uno con l’altro lasciandoti senza fiato.
Puro estro creativo, progressive rock in una delle sue più coraggiose rappresentazioni.
La forza di gravità è racchiusa in una suite dalla durata di poco più di sei minuti ed intitolata The March Of The Black Queen, dove cambi di tempo e di genere si rincorrono in maniera quasi compulsiva, sfacciatamente teatrale.
Rappresentano alla grande il cuore di questo sovrano e la sua anima nera, autoritaria, seducente e spietata.

Nemmeno mia madre (quando finalmente si era decisa a fare i piatti) ha avuto il coraggio di interrompere quell’udienza.
Uno sguardo veloce alla copertina appoggiata sul tavolo, una foto famosissima scattata da Mick Rock che ritrae i volti dei quattro guaglioni mentre emergono dall’oscurità, ed un sorrisetto soddisfatto e tipico di un genitore consapevole di star facendo un ottimo lavoro.
Se solo a quel tempo avesse saputo che cosa avrei aggiunto negli anni alla mia libreria musicale…
Probabilmente quei piatti me li avrebbe spaccati in testa, ma questa è tutta un’altra storia. 😅

Sicuramente non è un disco che consiglierei a chiunque, se non ad un ascoltatore dotato di una mente davvero aperta.
Oscuro, complesso, molto difficile da comprendere.
L’unico posto dall’aspetto vagamente familiare, nonché l’unico singolo estratto, è il brano messo in chiusura, Seven Seas Of Rhye.
Tutto il resto è paragonabile ad un percorso all’interno di un labirinto impossibile, un labirinto dove a perdersi ci si mette davvero un’attimo.
Ciò non di meno penso sia uno dei loro lavori più interessanti ed ambiziosi, ricco di sperimentazione pura fatta con i mezzi analogici dell’epoca.

Spero di non averti annoiato troppo con questi racconti.
Non era mia intenzione farti una recensione di questo disco, primo perché non penso di averne le competenze necessarie, e secondo perché il mio scopo era completamente un altro.
Questa potrebbe essere la mia ultima occasione, voglio cercare di rimanere aggrappato come meglio posso a tutti questi ricordi.
Tra poco andrò a dormire.
Quando mi sarò svegliato Brian e Roger avranno già fatto uscire da qualche ora una nuova edizione di questo album.
Non si tratta di un semplice remaster, ma di un nuovo mix costruito dai nastri multitraccia originali, arricchito con nuovi contenuti, demo, ed un buon quantitativo di out-takes, versioni alternative, e versioni live.
Se una parte di me non vede l’ora di immergersi nuovamente in quel capolavoro e di scoprire alcune sue nuove sfaccettature, l’altra parte ha un po’ di giustissima e sacrosanta paura.
Paura che un’eccessiva pulizia di quei suoni possa portare via un po’ della magia che scorre invincibile in quelle canzoni da oltre cinquant’anni.

Ad ogni modo può anche bastare così, non ho intenzione di tirarla troppo per le lunghe.
Sono abbastanza frusto e sto facendo una fatica bestia a tenere gli occhi aperti.

Buonanotte, stronzi!

A presto.

‘Mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.


regno con la mano sinistra, comando con la mano destra.
sono il signore di ogni tenebra, sono la regina della notte.
dimenticate le vostre canzoncine e le vostre ninnenanne.
arrendetevi alla città delle lucciole.
danzate con il diavolo al ritmo della band.
all’inferno con tutti voi, mano nella mano.
per sempre.
per sempre.

per sempre.

per sempre.


per sempre.


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