Carbone, incenso, ed erbe dal valore di circa una decina di monete d’oro e mezzo (in giro tutto meeessooo wooo-oooah!) da bruciare in un braciere (I saw a kitten eating chicken in the kitchen / Wa-Wa-Wa-Waffle??) fatto ri-go-ro-sa-men-te d’ottone (e non chiedermi il perché… non ne ho la minima idea!)
Una volta terminato questo breve rituale, l’incantatore ottiene così il servizio di un famiglio, uno spirito che assume una forma animale a suo piacimento.
(E per suo… intendo dell’incantatore, ovvio!)
Tra tutte le bestie che trovarono rifugio nell’Arca in quei giorni piovosi dove l’onnipotente decise di donare ad ogni cosa una bella sciacquata, la mia metà dalle orecchie a punta ha scelto proprio un gufo, il suo gufo.
Per carità, possedere i tratti del migliore tra tutti i predatori notturni ha sicuramente i suoi vantaggi, non lo nego.
Le mie piume sono state disegnate dal silenzio assoluto in persona, con quei bordi sfrangiati che sembrano accarezzare l’aria prevenendo ogni minimo fruscio.
Not Bad.
Comodo non essere percepiti quando la situazione lo richiede.
Peccato solo che questa situazione sia giusto un po’ diversa, e che questo mio dono stasera mi stia mostrando il suo lato peggiore.
Hai già capito, non è vero?
Le mie piume non respingono l’acqua, nemmeno un pochino, e tendono a inzupparsi molto facilmente.
Hai mai visto un gufo volare sotto la pioggia?
Ogni colpo d’ala mi sta richiedendo più del doppio delle solite energie necessarie.
Sto lottando e perdendo la mia battaglia contro la forza di gravità.
Il freddo e l’umidità stanno provando a prendersi anche il mio cuore.
Sperare di trovare un cavo di un tronco dove poter rifiatare anche solo per un attimo sembra quasi come sperare nell’uscita di un nuovo disco di Izi.
(Anche se devo ammetterlo… la mia bussola al momento punta dritto verso VT3SOR in uscita il 13! SCUSA MESTER 😅❤️)
E poi c’è questa cosa.
Più una suggestione che una certezza.
Non riesco ad esserne sicuro, ma mi sento addosso quella odiosa sensazione che si prova solo quando si viene seguiti da qualcuno.
Eseguo numerosi e rapidi cambi di direzione, mi volto e cerco di catturare ogni minimo dettaglio delle immagini davanti ai miei occhi, ma niente.
I miei sensi sono particolarmente sviluppati, sono in grado di disegnare velocemente e facilmente sentieri e rotte invisibili tra queste gocce che cadono senza una sosta, ma niente, e ancora niente.
Se c’è qualcosa, si sta muovendo esattamente al limitare della mia capacità di percezione, sul confine dei miei sensi, fuori dalla portata dei miei artigli.
Davvero frustrante.
Poi decido che può anche bastare così, e chiudo questa mia esplorazione con un ultimo sguardo rassegnato verso le ombre bagnate di queste antiche rovine.
Vorrei tornare da orecchie a punta, e vorrei farlo prima che possa cacciarsi nei guai.
Solitamente siamo in grado di comunicare con il pensiero, il nostro legame è così forte da poterci trasmettere ogni tipo di emozione, di utilizzare l’uno i sensi dell’altro, ma non stasera.
Qualcosa si sta muovendo nella trama magica, lo puoi sentire mentre lentamente scivola come fosse un serpente, ed ogni incantesimo, anche il più semplice e banale, sembra piegarsi e distorcersi seguendo la sinuosità di quei movimenti…
«Manigoldo, sei tu??»
«Cazzo ti gridi??
Tra tutte le bestie che trovarono rifugio nell’Arca in quei giorni piovosi dove l’onnipotente decise di donare ad ogni cosa una bella sciacquata, ho scelto proprio un gufo, il mio gufo, Manigoldo.
Ho capito, ho capito, visto in queste condizioni non gli daresti due monete d’oro.
Sotto la pioggia battente tutta la sua maestosità va a farsi benedire, tutta la sua regale palla di piume svanisce come per magia.
Guardalo.
Il temibile fantasma dei boschi, ora solo una figura così fragile, così sottile.
Mi fa morire.
E senti come è incazzato…
«Eh, ma che brutto carattere!»
«Tua madre? Che lavoro fa tua madre oltre ad essere la mia donna di servizio?
E menomale che hai preso stealth come abilità al primo livello.
Vuoi anche assoldare un araldo che ci annunci a soffi di trombe o facciamo come se?»
«Dai vieni qui, patatone, così ti asciughi e ti dai una sistemata…»
«Pa-ta-to-neeeeeee?? Pa-ta-to-neeeeeee??
Patatone ci chiami Mester, ammesso che ti conceda questo privilegio, e conoscendolo ho parecchi dubbi a riguardo!»
«…»
«Pa-ta-to-ne… neanche fossi il tuo cane!
Già Manigoldo è parecchio imbarazzante, fanculo a te e a quell’altro ciabattaro che ti ha dato questa bella idea!»
«Dai basta, ho capito. Niente più giri di ricognizione mentre piove, promesso! Contento?»
«Ammazzati!»
Inizialmente solo un puntino.
Poi un’ombra, appoggiata come se fosse dipinta su quel poco che resta di un edificio crollato.
Sembra aspettare perfettamente immobile l’arrivo di qualcosa o di qualcuno, e sembra che la pioggia non gli dia nessun fastidio.
«Ha deciso di palesarsi alla fine!
La nostra caccia è finita, amico mio.
Tieniti pronto!»
Succede tutto nel giro di qualche istante.
Prima lo scricchiolio del legno.
Sembra quasi che il mio arco abbia appena cantato un lamento soffocato sotto la tensione, appena prima del silenzio del mio respiro trattenuto.
Poi i suoi primi passi, lenti e strascicati verso di me.
Il suono delle sue ossa e delle sue carni marce in movimento è rivoltante, ti giuro che posso sentire l’odore di morte anche a questa distanza.
Vedo tutto il resto del mondo sbiadire lentamente in una danza di ombre, mentre il mio nemico è l’unica cosa che rimane a fuoco.
Dritto davanti a me, al centro della scena.
«Andiamo, blastalo!
Cosa stai aspettando?»
«Che cazzo hai detto?»
Un ultimo sguardo al mio bersaglio, giusto un istante prima di lasciare che le dita mi scivolino dalla corda.
Un sibilo, quel suono che ho imparato a conoscere molto bene.
Poi l’impatto.