Ho passato quasi diciotto anni da sotto-sciacquino a mezzo servizio, e della grande distribuzione organizzata ci ho capito poco più che un cazzo di niente…
Ok.
Ma la versatilità dei cartoni delle uova?
Sottovalutata!
Non sto parlando delle singole confezioni di uova, di quelle portatrici di antiche leggende tramandate di padre in figlio da “noi” musicisti (e fidatevi se vi dico che nel 2025 c’è qualcuno che ancora davvero crede di poter insonorizzare una stanza seguendo questo misterioso metodo… condoglianze per i vostri timpani, ed un caro saluto alle vostre mamme!)
Non sto nemmeno parlando delle singole confezioni di uova che (quasi) tutti i giorni il vostro milk delivery boy vi fa trovare tutte apparecchiate in testata al corridoio due con tanto amore e maledicendovi uno ad uno solo lo stretto necessario.
Parlo proprio del collo, dello scatolone (o dello “scatolo” se siete tra i più terrofoni) che contiene sia le singole confezioni di uova portatrici di antiche leggende, e sia quelle da me medesimo messe sullo scaffale mandandovi in culo perché vengo dal punk-rock e sono il male. Punto.
Una decina di anni fa li usavo addirittura come mezzo di comunicazione con AVICII: Lui trovava molto divertente il mio rispondere ai suoi messaggi su quei cartoni, mentre io lo trovavo un gesto così tanto cretino da essere perfettamente alla mia portata, alla mia altezza, così come un modo alternativo per fargli anche capire (con una certa discrezione) che stavo lavorando.
Insomma, un altro mezzo con cui “dicevo” ti voglio bene a quello che per me è stato il mio migliore amico in quel periodo.
Terzo ed ultimo dei tre avuti in una vita intera…
E questo prima di aver eliminato direttamente il termine amico dal mio vocabolario.
Si vive meglio.
C’erano sempre loro quando si trattava di spostare tutti i miei averi da Via Lusardi 4 a Via Carli 38.
E con uova fresche scritto così tante volte, ovunque l’occhio poteva posarsi, sembrava più una rapina a mano armata in un pollaio piuttosto che un trasloco.
Ora ci siamo.
Erano anni che non vedevo tutte queste scatole, e non sono nemmeno sicuro di averne quanto basta.
Metto su Vite Sgrammate di Promessa.
Ieri pome Andre mi ha detto che dovrei proprio ascoltarlo, ricordandomelo poi via messaggio dopo cena e dopo aver scherzato insieme sulla mia poca obiettività quando si parla di Latrelle.
Non fosse stato per Skinny e per Players Club ’25 nemmeno avrei saputo dell’esistenza di questo Promessa, ma quando il consiglio arriva da chi è stato capace di dare tutto un nuovo significato ad A Thousand Miles, rendendola di fatto una delle mie cose preferite al mondo, nonché da chi è stato in grado di sconfiggere un Mind Flayer in una mia realtà parallela, “sbustandolo” senza pietà sotto i suoi potenti colpi di spada lunga, che dire…
A quel punto il primo ascolto della giornata devo per forza dedicarglielo.
Premo Play senza pensarci su troppo e provo a starmene un po’ nel chill…
(dai, adesso la smetto, ho finito! 😉)
“Ok, Brunino:
Togli li strumenti musicali, e togli pure le armi che se ne andranno in maniera ordinata e nelle loro custodie…
A quante altre galline brucerà prima che tu riesca a mettere via tutto questo?”
Quante altre scatole mi serviranno per una vita intera di musica, cose da nerd, giuoco del pallone, e ricordi di ogni genere?
E sono davvero proprio sicuro di riuscire a lasciarmi alle spalle tutto così?
I miei rimedi non sembrano avere un effetto così tanto duraturo del tempo, ho svoltato a destra e tirato dritto per una decina d’anni solamente per trovarmi esattamente nello stesso incrocio, così familiare da poterne disegnare le linee a mano a mano che mi ci stavo avvicinando.
Probabilmente ancora non ho finito di scontare la pena, finito di pagare per tutte le cose che ho fatto passare ad Elena, per tutte le volte che l’ho trattata come una cretina mentre lei stava male, per tutta la mia superficialità mentre lei cercava solo di spiegarmi com’è che ci si sente (nonostante sia quasi impossibile farlo).
Com’è che era?
“Queste cose non esistono”, giusto?
“Smettila con tutte queste cazzate, ma ce la fai?”
Guardami adesso…
“In fondo te le meriti queste cose, la situazione non è ancora in equilibrio e devi sanguinare ancora un bel po’ prima di poterti considerare in pari.
In fondo ci hai sempre scherzato parecchio su questo concetto di equilibrio, o ricordo male?
Questa bilancia immaginaria dove ogni relazione, di ogni tipo, viene a prendersi il giusto peso…
Dove le pochissime situazioni in perfetta parità saranno poi seguite dalle altre, tutte vincolate al solo principio dell’adorato e dell’adoratore.
Per ogni rapporto in cui tu vieni considerato fondamentale mentre l’altra parte per te è solo un qualcosa di poco più che superfluo, avrai un rapporto in cui faresti qualsiasi cosa per chi di fatto nemmeno sa che esisti.
Variazioni sul tema quante ne vuoi, purché la loro somma alla fine faccia zero.”
Passi che non ho ancora finito di pagare, passi che forse me lo merito…
Ma non ho nessuna intenzione di restare in posti così pericolosi e per così tanto tempo.
È come quando resti qualche istante di più a guardare dall’altra parte, la dove non ti è concesso di vedere, iniziando anche magari ad immaginartelo uno scenario dietro a quei confini…
Sai che non ne parleresti mai con nessuno, sai che non avresti mai il coraggio di scriverne.
Un secondo di più e sei già di ritorno, precipitando alla realtà nel giro di un niente, la stanchezza ed il sonno ti sembrano qualcosa di ovattato, trasformato in un lontano mal di testa, sensi rallentati, come se avessi preso qualcosa, come se avessi qualche linea di febbre.
Dopodiché prendi il telefono, apri note, ed inizi a scrivere un sacco di cazzate nella maniera più veloce possibile.
Come se avessi fretta, come se qualcuno ti stesse rincorrendo.
Come se avessi paura di dimenticare.
Come se riuscissi a dimenticare.
“Dai Brunino, alzati! Mangia un boccone… vedrai che presto o tardi ci riderai un sacco su tutte queste cose”.
Seguo il consiglio e muovo i miei primi passi verso la cucina.
Metto su un caffè ed apparentemente senza nessun motivo passo l’indice destro sui confini della mia jawline con un gesto alquanto familiare.
Rido da solo come un cretino, “apparentemente senza nessun motivo” nemmeno per l’anticamera del cazzo, c’è un altro consiglio che devo seguire stamattina…
Andre ieri mi ha detto di ascoltarmi Vite Sgrammate di Promessa, ed io ho promesso (scusa l’evitabilissimo giro di parole, non ho saputo resistere) che sarebbe stato il primo ascolto della giornata.
Facile.
Quindi premo Play, questa volta per davvero, e senza pensarci su troppo:
So che sto andando sul sicuro.
Poi provo a starmene un po’ nel…
No, non lo scriverò due volte, scordatevelo!! 😂
Devo procurarmi un po’ di cartoni delle uova…
Quanti me ne serviranno?
E soprattutto: quanto mi verrà in spesa a mandare tutto questo ben di Odino in Norvegia?
Il tempo di sistemare due cose e mi tornerà il sorriso.
Nel frattempo…
‘Mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.
