Lo Spiedo Di Sir. Giovanni

Sir. Giovanni ed il Pollo.
Illustrazione immaginata e realizzata da Umberto Farina.

Le prime luci del mattino hanno già iniziato da diversi minuti ad accarezzare la sommità delle tende dei nostri eroi.
Anakis, Olivier, ed Andrij, sembrano essersi svegliati contemporaneamente da un brutto incubo.
Si trovano esattamente al centro del loro accampamento, ancora avvolti nei loro pesanti sacchi a pelo, e sudati come non mai.
Anche Aüle, a pochi metri da loro ed in una posizione più adeguata al suo turno di guardia, sembra aver subito la stessa sorte.
Solo un veloce sguardo tra di loro, ed una espressione preoccupata e condivisa da tutta la compagnia, sono abbastanza da rendere molto chiaro che cosa sia successo qui e stanotte. 
Di certo indugiare nei sogni non è mai una buona idea, soprattutto in quelli più complicati.
Ma davvero non si è trattato di un semplice sogno come tutti gli altri. 
Completamente circondati dalla desolazione più totale, mentre un cielo grigio, privo di ogni traccia di speranza, ricopriva ogni cosa appena prima di abbattersi con tutta la sua forza su Minas Tuk, una città ormai morta, assassinata da una devastante eruzione vulcanica. 
Nei loro occhi sono ancora presenti proprio tutte quelle scene vissute. 
Prima l’attraversamento della breccia nel vulcano, e successivamente quel sentiero buio e senza una fine, mentre il caldo quasi sembrava potesse ucciderli. Quindi il percorso sottile lungo il perimetro della montagna, il ponte di pietra sospeso sul magma infuocato, e quell’assurda struttura che tanto ricordava una mano scheletrica. Poi, quel terribile battito d’ali ad annunciare l’arrivo del custode, ed infine la grande battaglia combattuta contro quel demone.
I loro sensi sono ancora così intorpiditi che quasi non si accorgono di non essere soli. 

Un profumino davvero molto invitante finalmente li riporta alla realtà.
Qualcuno ha acceso un fuoco a pochi passi dall’accampamento e sta preparando qualcosa da mangiare, mentre se la canticchia tra se e se.
Si tratta di un cavaliere dall’aspetto alquanto misterioso.

♫ Il tuo sguardo calma le ooondeee stanoootte, non ti fidi di me, sei già andata oltre, i miei idoli sbandavano, seguivo le ooormе! ♫

“Parbleu! Conosco questa chanson!”
Esordisce Olivier con il suo inconfondibile accento dai toni parecchio sensuali.
“La canta spesso anche mon frère, le laitier! È sûrement una composition di Antoine Le Garçon”
“Un vero strazio!”
Taglia corto Anakis. La nostra paladina davvero non sembra apprezzare per niente né la performance e tantomeno il brano in se.
“Ma qu’est-ce que tu dis? Parliamo di una leggenda vivente nel mondo dei cantastorie! È così tanto un fresco da indossare il Moncler anche d’estate! Oh mon dieu… Incompétent!”
“Scusate tanto, ragazzi.”
Interviene Andrij, con lo sguardo incredulo di chi vede qualcuno preoccuparsi della pagliuchella ignorando la trave.
“Non vorrei mettere in dubbio l’infinita cultura di tuo fratello il lattaio, e tantomeno interrompere il vostro dibattito sulla semiotica della musica. Odio dover essere io quello che ve lo fa notare, ma… non vi sembra che questo cavaliere misterioso sia un po’ troppo n***o?”
“Ecco che ci risiamo!”
Lo interrompe subito Anakis, con un tono decisamente forte e seccato.
“Sai che non le voglio sentire queste cose, Andrij, nemmeno per scherzo”
“Ma guarda che io non sto mica scherzando! Cazzo, guardalo! Se questo se ne andasse in giro di notte da solo finirebbe buttato sotto a qualche carro da un qualche cocchiere nemmeno poi così tanto distratto”
“Vergognati!”
Gli risponde Anakis, appena un istante prima della frase risolutiva di Aüle.
“E se questo ti dovesse sentire poi mi toccherebbe anche provare a difenderti. L’hai visto quanto è grosso? Non ce la vedremmo dentro. Di sicuro qui si finirebbe come finiscono sempre i giochi dei cani, e visto l’elemento…Se fossi in te eviterei. Che ne dici?”

“Oh, vi siete svegliati, finalmente!”
Tutto quel parlottare, nemmeno così tanto sommerso a dirvela proprio tutta, ha subito destato l’attenzione del cavaliere.
È davvero molto alto, e con il fisico di chi passa volentieri del tempo con le gambe sotto il tavolo. Capelli corti, scuri, ed una elegante barba curata gli decorano il viso, con quei suoi occhi grandi e profondi dall’aspetto incantevole. La sua pelle poi, del colore del cioccolato, gli dona un fascino esotico davvero irresistibile. Appoggiato poco distante da lui, se ne sta il suo elmo, con la cresta decorata da moltissime piume di terribili polli infilzati senza pietà dalla sua lunga… grossa… e nera… 
(Ehi, mi auguro che stiamo parlando della sua lancia, vero?)
(Ma certo!) 
…lancia, ovviamente stavamo parlando della sua lancia.
Lancia che porta uno stendardo a strisce rosso-nere, colori a lui tanto cari e che pure il vostro narratore, nonostante il suo cuore appartenga alla vecchia signora e sempre sarà devoto alla causa sabauda, ama quasi come fossero anche i suoi.

“Bonjour, mon ami” 
“Eh, buongiorno un cazzo! Iniziavo seriamente a preoccuparmi per voi. Il mio nome è Sir. Giovanni, ma chiamatemi pure Giovannino se la cosa vi aggrada”
“Molto piacere Giovannino!”
Gli fa Olivier quasi con un inchino, e con un’ombra di formalità nel suo tono.
“Noi siamo i Leviosi. Il ragazzo si chiama Andrij, un combattente molto in gamba. Il nano si chiama Aüle, sarà anche un po’ imbecille, ma di sicuro è un mago molto promettente. La Tiefling invece, so che non lo si direbbe a guardarla, è una paladina di Sehanine Moonbow, dall’animo nobile e molto gentile.”
“Piacere di conoscervi! Sentite un po’… Nemmeno con gli schiaffoni sono riuscito a tirarvi su. Si può sapere cosa cazzo vi siete mangiati ieri sera prima di coricarvi?”
“Magari fossero stati solo problemi di digestione, gentil cavalier!”
Continua il bardo Olivier, con una espressione seria a segnare i suoi lineamenti dalla chiara origine elfica.
“Non saprei nemmeno da che parte iniziare con le spiegazioni. Siamo stati vittima di un incantesimo di un malvagio necromante”
“Oh, questa è bella! Immagino debba essere stata una roba potente, vero?”
Sir Giovanni inizia ad osservare questo strano gruppo, valutandone sommariamente le condizioni fisiche.
“Certo che avete davvero un aspetto terribile. Oh, mica siete interisti vero?”
Improvvisamente e con tono quasi minaccioso.
“Occhio che vi trafiggo eh! Non me ne frega niente vi trafiggo!”
“Oh, no, sacrebleu! No.”
Risponde subito Olivier, cercando di sembrare contemporaneamente il meno offeso possibile ed il più rassicurante possibile.
“Abbiamo i nostri problemi, non lo nego, ma nessuno di noi c’ha la mère putain, je jure!”
“Ok. Dai, venite che è quasi pronto. Mangiamo qualcosa!”

Tutti insieme, attorno allo stesso fuoco, cominciano a prendere parte a questo banchetto davvero abbondante e delizioso, mentre le ore passano via in maniera piacevole, leggere come il vento. 
Sir Giovanni sembra avere sempre qualche aneddoto, qualche storia interessante da raccontare.
Qualsiasi avvenimento diventa un’occasione da cogliere per divertirsi e per farsi una risata, ed il suo buon umore è particolarmente contagioso.
Ha ascoltato con interesse i racconti dei suoi nuovi amici, prestando attenzione anche ai più piccoli dettagli, ma loro non sembrano del tutto convinti che abbia creduto all’episodio della battaglia contro la viverna.
Lui si è giustificato ammettendo che la cosa gli suona parecchio strana, e di non averne mai incontrata una nel suo vagare tra queste terre.
E sì che, va detto, lui di volatili grossi e neri, o almeno con uno tra questi, ne ha una familiarità quotidiana.

A stomaco pieno poi, eccoli raccogliere tutto il loro equipaggiamento, facendo molta attenzione a non lasciare nessuna traccia del loro passaggio, e raggiungere i loro cavalli al limitare del sentiero.

Ed è così quindi che, se mai qualcuno dovesse leggere le righe dove queste storie si raccolgono, si vedrà finire questo racconto.
Immaginandosi cinque avventurieri cavalcare insieme lungo le sponde dell’Andvari verso Sæglópur, e seguendoli con lo sguardo fino a perderli di vista.
Osservandoli così scomparire nell’orizzonte. 

‘Mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.

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