Consigli non richiesti per quando ti trovi davanti ad una pagina bianca, sei ispirato, ed il cursore ti sta dando il suo “bentornato” con il suo ottuso, costante, ed amichevole lampeggiare:
1. Inizia sempre con un titolo “ad effetto”, in modo da catturare subito l’attenzione, già dalla prima riga.
2. Ottenuto il risultato, procedi rimodellando, addolcisci gli spigoli, e rassicura i tuoi lettori.
D’altra parte non stai parlando di quel couch, non toccherai argomenti riguardanti lucidature di pomelli o tirate di cresta al gallo, non racconterai delle difficoltà avute durante il lunghissimo periodo di astinenza di qualche anno fa, e nemmeno di quanto eri diventato bravo a suonare l’intro dei video di Pornhub con la batteria. Tra queste righe ci sarà molto casting e nulla di couch, ma d’altra parte lo sai che sono un po’ stronzo, e poi proprio non mi andava di sprecare l’occasione.
3. Accompagnali dove vuoi. Se ne avranno davvero voglia, ti seguiranno.
Questi racconti avrebbero dovuto essere parte del post precedente. Esatto: proprio quel post che il futuro beneficiario di ogni mia proprietà intellettuale nel caso di una mia prematura, accidentale, ma sempre più probabile caduta in un dirupio (perdonatemi, so che si scrive senza la “i”, ma quanto cazzo suona bene scritto così?) ha più o meno battezzato così:
“Bella da dio la storia della milfona di Milano. Ti ha più chiamato? Sei andato su? Come è andata la monta?”
Il problema si è posto quando la disavventura de Your Favorite Milk Delivery Boy With A Small Toy in terra lombarda si è presa più righe e parole del previsto.
Quindi eccomi, sto per raccontarti due belle stronzate mentre me ne sto seduto sul tappeto nella mia writing position preferita, indossando nient’altro che un paio di boxer neri, e bestemmiando più del necessario la madonna e tutti i santi per il caldo che già a Giugno sto facendo troppa fatica a sopportare.
Stronzata / Casting n.1
“Dillo!!
“Un vampiro!”
Scusami Simo. Davvero.
E faccio un appello ai nostri cari colleghi che in questo momento si trovano su questa pagina:
Accoglietela in uno a caso dei vostri reparti, e fatelo prima che lei decida di farsi accogliere nel regno dei cieli piuttosto che trovarsi ancora costretta a lavorare al mio fianco.
Si parlava di Twilight, sgranandone le citazioni peggiori, i momenti più imbarazzanti, e perculandone la trama nella sua interezza.
Saga a cui entrambi siamo, nostro malgrado, legati.
Nel mio caso vorrei poterti dire che “le storie sui non morti mi hanno sempre affascinato”, ma ometterei il vero motivo.
Ogni volta che inciampo sull’argomento finisce poi che il mio pensiero se ne va alla ragazza che frequentavo in quegli anni, e soprattutto al suo essersi perdutamente innamorata a prima vista di Kellan Lutz nelle vesti di Emmett Cullen.
“Madonna che manzo! Ma quelle braccia? Mi ci perderei lì in mezzo!”
Hai visto sweetheart? Il tuo “bambino troppo assorbito in se stesso” scrive ancora di te di tanto in tanto, anche se sa benissimo che probabilmente non leggerai mai le sue storie.
Geloso?
Sicuramente.
Anche di un personaggio?
Certo che sì.
La gelosia è sempre stata uno dei miei difetti peggiori, uno di quei pochi casi in cui il mio sangue terrone vince sul mio essere un figlio della lupa con il cuore sabaudo.
E non parlo solo di relazioni sentimentali, non si può ridurre tutto ad un semplice “tocca la mia femmina e ti cemento in un pilone sulla Salerno – Reggio Calabria”.
È più complesso di così.
Sono geloso anche nelle amicizie, sono geloso quando dai più importanza ad altri mentre per me sei una priorità, sono geloso anche quando non avrei nessun diritto o nessun motivo di esserlo, sono geloso anche del nulla e della “rain that falls upon your skin, ‘cause it’s closer than my hands have been”.
Per farti capire quanto è grave la situazione, ti dico che nella mia testa ci sono stante anche scene del tipo:
“Brun, domani suono al Carnevale Estivo, ti va di fare un salto?”
E mentre rispondevo:
“Mi dispiace, ma proprio non riesco ad esserci”
in realtà stavo pensando:
“Ma che cazzo dici? Tu devi tornare a suonare con me! Sei il mio batterista preferito e ti voglio un bene che nemmeno ti so spiegare. Scordatelo che ti vengo a sentire!”
Torniamo a noi.
Nei nostri deliri, io e la Simo ci siamo immaginati di dover rifare i film, e dopo brevi e rapide modifiche alla storia, abbiamo cominciato con i casting.
Semplici le regole:
Attori ed attrici tutti presi dal negozio di Via Conciliazione, eventuali dolci metà ammesse, e scelti secondo due canoni: somiglianza estetica oppure somiglianza caratteriale (e grazie al cazzo, a me è toccato Edoardo. Ok che sono vizioso, ma di erba ancora non ne ho fumata abbastanza da potermi paragonare a Robert Pattinson. Qui hanno vinto i lati d’ombra del personaggio originale, e le carinerie old-fashoned della mia vita precedente).
Ce la siamo risa come due cretini per un’oretta buona mentre giocavamo a mettere degli yogurt sullo scaffale.
L’assegnazione dei ruoli si è svolta abbastanza velocemente, giusto un paio di callbacks ed una sola eccezione alle regole, per un ruolo minore, assegnato ad una attrice estranea all’azienda, ovvero la figlia del fornaio, classe duemila e tre, invasata con la trap, e “basta, ti prego! Basta!”.
La quasi totalità degli attori è stata scelta tra i reparti latticini e gastronomia, con qualche elemento dalla drogheria, ed un paio dalla panetteria, inclusa la nostra protagonista.
Resta da assegnare il ruolo di Rosalie, fondamentalmente per un paio di motivi.
Primo, abbiamo fatto davvero molta fatica a trovare qualcuno che in qualche modo la ricordasse, e secondo, abbiamo ricevuto una infinità di proposte immaginarie.
Il nostro Emmett ha da sempre riscosso un notevole successo, e quasi tutte si farebbero molto volentieri un giro di giostra.
Emmett.
Ancora lui.
Se non è una persecuzione questa, dimmi tu cos’è.
Stronzata / Casting n.2
La serata è iniziata con un invito davvero molto particolare, uno di quelli che, se non fosse arrivato da mia sorella, avrebbe senz’altro ricevuto come risposta un sonoro “ma che si fotta il tuo freezer scassato male e che marcisca con tutto quello che ci tenevi dentro. Stronza!”.
Ma a Tippe non si dice mai di no.
Ciao Sarchia, stasera vieni a mangiare da me? Il menù è poco commestibile, facciamo lo svuota-freezer, quindi prevede roba scongelata, ma tutta di grandissima qualità, e con le caratteristiche organolettiche ancora quasi del tutto intatte. Dai, vieni a fare la tua parte!”
Quindi tra una deliziosa portata ed un’altra di questo banchetto proprio speciale, una piacevole serata con parte della mia famiglia trascorreva senza troppi danni (ok, magari esclusi quelli gastro-intestinali del giorno dopo. D’altra parte non lo vuoi provare il brivido di piangere seduto sulla tazza neanche fossi il re sotto la montagna seduto sul suo trono?)
Si parlava di cose da nerd, come spesso succede quando ci si incontra noi tre.
Ma è giusto così.
Tippe poi tirava fuori qualcosa da Narnia, io e Sam non avevamo idea di che cosa stesse parlando.
“Non avete mai visto Narnia? Vergüenza! Finite quella fetta di pizza che poi facciamo un cineforum.”
Ora, non voglio offendere nessuno, ma quella storia e quel film dovrebbero essere vietati ai maggiori di quattordici anni. Ci abbiamo provato, ed inizialmente ci stavamo anche riuscendo (ma questo se evitassi di raccontarvi le cose dette sul tema un po’ nazi dell’introduzione e sul ragazzino protagonista… cose del tipo “Guardalo, secondo me è polacco!”. Poi si è rivelato essere inglese. Ma fotte.)
Le scene si susseguivano, ma ormai il danno era fatto:
Sia io che mio fratello continuavamo a ridere come due stronzi facendo dei paralleli tra i personaggi del film ed i personaggi della storia che sto scrivendo e che stiamo giocando insieme come campagna di D&D con Anto ed Umbi, sotto lo sguardo scioccato e seccato di Tippe.
Quindi ecco che la coppia di tassi / marmotte / quel cazzo che erano, improvvisamente, o meglio non appena lui si è lamentato della cucina di lei, sono diventati Anakis ed Aüle. Con il nostro Aüle sempre pronto a tessere le lodi della cucina di Anakis, in particolar modo facendo riferimento alla sua specialità:
Le patate al sangue.
Dio santo, quanto odio può contenere un tubero?
Lucy, con il suo pugnale, era diventata la nostra madame, ladruncola con spiccate capacità furtive.
Poi ecco Edmund, con il suo arco, diventare Olivier: il bardo che prova a montarsi ogni donzella sulla quale il suo sguardo si posi anche solo per un istante.
E quando si pensava che anche basta…
Ecco il momento in cui Tippe ha quasi perso la pazienza ed è andata a “preparare il dessert”.
Il giovane Peter, l’inglese/Polacco ragazzino protagonista dagli occhi blu, riceve due titoli che ci hanno fatto letteralmente spaccare.
Prima “il flagello dei lupi”, e poi “il magnifico”.
Il parallelo è stato praticamente istantaneo. Non posso dirvi il nome del personaggio, in quanto è il cognome di una persona che conosciamo, e che ancora non sa di fare parte di questa storia, ma avevamo quasi le lacrime agli occhi per la somiglianza con il nostro eroe “spada e scudo” senza paura, bello per sempre, e di cui tutta Sæglópur si è perdutamente innamorata.
“Venite, magniamo il gelato!”
“Tippe, ma l’hai assaggiato? Sa di misto per soffritto!”
“Stavolta non è scaduto, e non è nemmeno frizzante. Mangia che è buonissimo!”
‘Mocc.
Your Favorite Milk Delivery Boy.