Follow The White Rabbit!


O forse sarebbe stato più adeguato un titolo del tipo “Follow The White *Pink Rabbit!”
E fidati se ti dico che oggi basterebbe anche solo questo, in quanto ho già ottenuto tutto ciò che volevo: a quest’ora lei avrà già aperto il link, magari quasi tremando, e soprattutto credendo davvero che io abbia avuto il coraggio di sganciare una bomba simile, il coraggio di raccontarvi proprio quella bella stronzata, diventata poi una bellissima favola parecchio infamante.

Ehi, Rilassati! Ok che sono una persona davvero pessima, ma non arrivo a tanto. E non per la caricata di mazzate che prenderei nel caso, che tanto si è già capito che arriverà inesorabilmente e comunque, ma più che altro volevo solo per farti subire il mezzo-infarto che un po’ sai benissimo di meritare.
Prego.
ADESSO siamo pari, ora vedi di rigare dritto.
Stronza. 😘.

Hey there, long time no see.
REO CONFESSO.
Non so quanto tempo sia passato dall’ultima volta che ho scritto da queste parti, e la cosa divertente è che in realtà sto scrivendo davvero tantissimo e quasi quotidianamente.
Come forse avrai già saputo, ho buttato in piedi una avventura di Dungeons And Dragons. Quindi ora Umberto, Antonella, e mio fratello, mi chiamano master, e nelle vesti del master ne devo passare un bel po’ di tempo “a far andare la penna”, a preparare disavventure degne dei giovedì sera passati insieme a loro. 
Ovviamente con tutte le conseguenze che questo comporta.

Scrivere non ti fa poi così tanto bene se ti piace farlo mentre sorseggi qualcosa.
Madonna santa, sento la voce del Giammi nella mia testa. Dice: “certe cose proprio non cambiano mai… ogni scusa è buona, vero dondolino??”

Scrivere non ti fa così tanto bene se poi fai fatica ad addormentarti in quanto sei ancora perso altrove e non riesci a tornare qui. Già dormi poco, e già stai facendo molta fatica a trovare una soluzione “anche” a questo problema.

Poi non so quanto la colpa sia di tutto questo D&D, ma facciamo come se, così da non dover complicare ulteriormente le cose. In fine dei conti a me stesso posso sempre mentire: lo faccio quotidianamente. E comunque poi non sono in terapia, anche perché mi hanno detto che dalla Ilariazza non ci posso andare, in quanto potrebbe essere poco salutare iniziare un percorso se parti che già sei “innamorato” della tua psicologa. 😜 Immagino che anche questa dovrò risolvermela da solo.
Il punto è: Che io ti debba sognare è scontato, non può andare diversamente, ed immagino sia già successo altre volte, anche se non te lo posso garantire a causa della mia vita decisamente “dissoluta” di questo periodo. Ma che ti debba sognare in una ambientazione così “sci-fi”, a cavallo tra gli 80s, Ender’s Game, ma con le grafiche di Robo Recall, davvero non me lo meritavo.
E poi perché così da giovani? Nemmeno siamo stati bambini negli stessi anni.
E poi perché con quegli occhi verdi quasi spettrali? I tuoi sono decisamente più scuri e confortevoli, anche se ogni volta che li incontro tu ce li hai sempre posati su quel cazzo di telefono, che sia in mezzo alla strada, in mezzo alla gente, o quando ti presenti a fare la spesa. Vergognati. Ci sono sotto da mesi, non me lo merito! 😅

Stronzate e scrittura a parte, sono ancora vivo. 

(Non ci credo. Ho scritto di nuovo “qui” con l’accento. Benedetta la correzione automatica che in ogni tempo mi fu gradita e cara. Ammazzati, Brunino. Non ci sono parole. Ammazzati.) 

Ci sono ancora sotto con il giuoco del pallone e con la vecchia signora in maniera particolare, nonostante questa sia un’altra stagione decisamente da dimenticare.
Ho ancora “gli infartini” quando guardo una partita, quindi tutto sommato posso dire di essere ancora vivo.

Ci sono ancora sotto con la musica, nonostante il disco realizzato l’anno scorso abbia messo la parola fine ad un progetto a cui tenevo davvero tanto. Almeno tu ci sei ancora, e non sai quanto mi ritengo fortunato. Inspiegabilmente non ti sei ancora stancato di me, e so benissimo di non meritarti.
Ho ancora “gli infartini” quando sei con me a suonare, e quando sei con me in generale, quindi tutto sommato posso dire di essere ancora vivo.

Sono ancora quello che dice sempre di odiarvi tutti “equally” e nella stessa maniera, apprezzando a fondo la frase e compiacendosi di tutta questa cattiveria gratuita, ma che poi è costretto a “trattenersi” osservando un Alfa commosso durante il suo concerto al forum di Assago.

I motivi?
Primo perché non sono riuscito a prendere i biglietti prima che l’evento fosse sold out, e davvero mi sarebbe piaciuto essere il tuo cavaliere per una sera ed accompagnartici in sella alla mia fiammante Opel Corsa a gasolio classe 2004.
E secondo perché se già sei venuta da me per guardarlo insieme in radio visione su RTL, e dopo aver mangiato dei PESSIMI hamburger d’asporto in quanto tempo per cucinare non ne avevamo più, vedermi anche “sciogliere” avrebbe fatto sicuramente in modo che la serata finisse in maniera decisamente peggiore.

Posso ancora dire di non essere diventato un suo fan, e che tutto questo l’ho fatto solo per te, oppure è un po’ troppo, visto che ho sempre integrato alla musica con la M maiuscola una buona e generosa dose di ascolti imbarazzanti di cui dovrei solo vergognarmi?

Ho ancora “gli infartini” quando passo serate così, quindi tutto sommato posso dire di essere ancora vivo.

Sono ancora il collezionista di figure di merda in corsia due.
Non lo faccio di proposito, è che proprio non riesco a smettere.
Ma quando la francesina mi viene a chiedere dov’è il lievito, quando sposto la confezione di pasta brisee per farglielo vedere, e quando lei mi dice con quell’accento e con quella “R”, degno del miglior Olivier in una delle migliori tra le sue serate, “non l’avrei mai visto così nascosto dai tuoi cartoni”, come potevo mai rispondere se non con un sofferto “senti, vai via prima che combini qualche guaio”?
Quando la ricciolina sotto i quaranta è disperata perché le mozze in vasca sono finite, e viene da me dicendomi che nei “frighi in corsia uno” proprio non riesce a trovarle, come potevo mai rispondere se non con un didattico “credevo che la parola frighi fosse di utilizzo esclusivo e riservato ai terroni e non ad una ragazza così carina”?
È solo andata bene che avesse voglia di scherzare, e che alla fine ci abbiamo riso sopra insieme, entrambi decisamente più imbarazzati del necessario.  
Vi racconterei anche quella della cliente “anglofona”, di quella vestita con una gonna realizzata con i colori dei Tassorosso.
Vi racconterei di come Umberto, cercando a parer suo di servirmi una palla degna degli ultimi assist del mio amato Andrea Cambiaso, sia riuscito a farmi imbarazzare a tal punto da quasi ridere in faccia a quella povera mal capitata, mentre il viso mi stava letteralmente bruciando. Ma questa ve la lascio solo immaginare, è un ricordo che voglio conservare con lui e lui soltanto. 
Ad ogni modo ho ancora gli “infartini” mentre con orgoglio mando avanti la rubrica de “Il lattaio con l’innamoramento facile”, quindi tutto sommato posso dire di essere ancora vivo. 

Sono ancora vivo.

E vediamo di farcelo bastare.

Potrei anche promettere di cambiare, di crescere e mettermi in bolla, palestra e musica trap come quelli bellissimi del momento 😂 (scusami Simo, scusami scusami scusami!) ma la vedo molto molto complicata, quindi a posto così.

Ora, nel caso tu sia “un aficionado” di queste pagine, sai già come sta per finire tutto questo. Mi limito solo a dirti un sentito “grazie” prima di salutarti come si conviene, grazie per continuare a perdere parte del tuo tempo leggendo il peggio di me, spero come sempre di averti strappato un sorriso accompagnandoti tra queste righe. 
Nel caso invece tu sia nuovo da queste parti, non preoccuparti… niente di personale.
Chiudo sempre nella stessa maniera, più o meno.

‘a bucchina ‘e mammeta,
chella scassata.

Con affetto,
Your Favorite Milk Delivery Boy.

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