Quasi come la “Peter Pan Syndrome”, ammesso che ne esista una, ma è proprio così che ci si sente… e quindi a quasi 29 anni ti ritrovi a ballare, saltare, cantare a squarcia gola ad un concerto dei Simple Plan. Incredibile.
Ma andiamo con ordine.
Sei a casa, quindi decidi di fare tutte le cose con calma: dai una occhiata alla zona su Maps per decidere dove parcheggiare davanti ad una tazza di caffè, poi prendi su le chiavi del pandino e vai a dargli una bella sciacquata (era davvero giunta l’ora di uccidere lo strano ecosistema che prosperava alla grande sul parabrezza), accorgendoti che dovrai fare sia metano (strano che non sia a secco) sia benzina (eh sì, caro il mio brunino… se speri che la macchina vada in moto, un goccino di senza piombo ce lo devi pure mettere di tanto in tanto). Sbrigata la questione vado a casa dei miei a recuperare la Titi, quindi aperitivo veloce e poi dritti alla meta.
Tutto alla grande finché, in un punto imprecisato tra Codogno e Casale, Titi mi propone un’espressione piena di dolore e mi fa “OMMIODDDIO I BIGLIETTI”.
Qui dal nostro eroe ci si aspetterebbe un fiume di bestemmie in ogni lingua pronunciabile infamanti Lui, l’intero firmamento e tutto il Suo creato. Invece con una calma surreale esce a Casale e lancia il pandino a briglia sciolta verso casa in una guerra spietata contro le lancette… “Non voglio perdermi il concerto”.
Diversi minuti e chilometri dopo, questi due disgraziati trovano subito il parcheggio e riescono ad infilarsi al Fabrique giusto qualche istante prima che Pierre ed i suoi amici diano il via alle danze (ogni tanto una gioia anche per noi)… selfie di ordinanza per festeggiare l’evento e poi uno dei concerti più divertenti di sempre.

Come da fan di vecchia data che si possa definire tale, ho respirato ogni singola nota dell’intera scaletta (ridendo un po’ con la Titi quando ci siamo accorti che le conoscevamo davvero tutte) e da un loro concerto non saprei dirti cosa altro avrei potuto chiedere.
Poi non sto a dirti quanto io sia affezionato ai Simple Plan da sempre o i ricordi che tornano ogni volta che mi capita di ascoltare una loro canzone. Sto solo cercando di dirti che mi fa strano (come anche Pierre ha detto pochi minuti dopo l’inizio) che siano passati 15 anni dall’uscita di “No Pads, No Helmets… Just Balls”, uno dei miei dischi preferiti in assoluto, Pop-Punk in una delle migliori forme possibili, e mi sembra incredibile essere ancora lì in mezzo al pubblico a festeggiare questo evento insieme a loro, a tanti “bocciarelli”, ma anche a tanti ragazzi della mia generazione che hanno visto crescere questa band, che da ragazzini si identificavano nel testo di “welcome to my life”, che si definiscono dei veri “astronauts” 😉
I don’t wanna be told to grow up, and I don’t wanna change… so you better give up, ‘cause I’m not gonna change. I don’t wanna grow up.
E forse è davvero così che deve essere.
Sono cambiate (ovviamente) tantissime cose per me, ma su molte altre non ho intenzione di mollare nemmeno per un secondo.
Quindi finché vuoi parlarmi di Pop-Punk, di “crescere” non se ne parla proprio per adesso.
so you better give up! 😉
serata da incorniciare. Punto.